Visconti: "Io, Beli, la musica e le lauree, oltre i video. Ma ogni grazie vale più di cento insulti"
La Gazzetta dello Sport

Visconti: "Io, Beli, la musica e le lauree, oltre i video. Ma ogni grazie vale più di cento insulti"

Mercoledì 14 ottobre 2026
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Da anni racconta con successo la sua vita da atleta sui social, i 24 punti con cui ha trascinato Reggio Emilia contro Tortona sono la sua miglior prestazione in carriera: "Il mio scopo è far vedere al Riccardo bambino quello che mi sta succedendo. E che restare coerenti con i propri valori è fondamentale"

Da anni racconta con successo la sua vita da atleta sui social, i 24 punti con cui ha trascinato Reggio Emilia contro Tortona sono la sua miglior prestazione in carriera: "Il mio scopo è far vedere al Riccardo bambino quello che mi sta succedendo. E che restare coerenti con i propri valori è fondamentale"

Francesco Pioppi 14 ottobre - 13:33 - REGGIO EMILIA Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Emozionarsi ed emozionare. In un mondo in cui tutti si affannano a mostrare muscoli e traguardi, per fortuna esistono ancora quelli come Riccardo Visconti. I suoi occhi lucidi dopo la miglior prestazione della carriera per punti segnati (24) e valutazione (30) ottenuta nel successo di Reggio Emilia su Tortona, ci restituiscono l’immagine più autentica della terza giornata di campionato. Lacrime che sanno di riscatto, dopo un percorso fatto di alti e bassi, con quattro squadre cambiate nelle ultime due stagioni (Virtus, Granada, Rio Breogan e Sassari), ma senza mai perdere quell’energia che lo caratterizza dentro e fuori dal parquet. A 28 anni “Visco” (11.7 punti con il 50% da 3) sembra aver finalmente trovato la propria dimensione con la canotta della Una Hotels che adesso vuole prolungargli il contratto. Visconti, partiamo dalla fine: la miglior prestazione in carriera, il titolo di Mvp di giornata e un’emozione che non può essere soffocata. 

VIDEO: Visconti protagonista in campo e sui social: "Vi spiego la mia scelta"

Visconti, cosa c’è dietro a quegli occhi lucidi? 

“Tanto lavoro, con la consapevolezza che nulla accade per caso. Gli ultimi anni non sono stati facili per me, ma l’affetto del PalaBigi mi ha travolto. Senza la vittoria però non sarebbe stato uguale: quella è decisamente la cosa più importante”. 

Ha fatto riferimento ai momenti no che lei non ha mai nascosto anche sui suoi canali social, dove racconta la sua vita da professionista. 

“Viviamo in un mondo in cui l’atleta che vince è un supereroe, mentre quello che perde è un pirla. Negli ultimi anni ho avuto più momenti no che momenti sì a causa di situazioni poco fortunate, infortuni eccetera. Il mio scopo è far vedere al Riccardo bambino, ma non solo, quello che sta accadendo e che restare ottimisti e coerenti con i propri valori è fondamentale. La vita è un'altalena”. 

Esiste un momento in cui ha pensato di non farcela? 

“Quando ero in Spagna, al Granada. Sono andato in una squadra che era spacciata già a dieci giornate dalla fine, avevamo quattro punti e un calendario con Barcellona, Real Madrid… Ricordo che dopo una partita persa con La Coruna, l’altra squadra che era ultima con noi, mi sono domandato cosa stessi facendo: non mi sentivo realizzato”. 

Poi cos’è successo? 

“Ho reagito, cercando di mettere in campo tutta l’energia di cui ero capace. Purtroppo non è bastato per evitare la retrocessione, arrivata all’ultima giornata in casa del Real Madrid e con Luka Doncic sugli spalti…”. 

Parliamo di idoli: il suo chi è stato? 

“Le prime fonti d’ispirazione le ho avute in casa: i miei genitori giocavano e mia sorella Alessandra ha fatto la Serie A ed è stata anche prima nel ranking mondiale del 3 contro 3. Se parliamo di star, dico Reggie Miller e Marco Belinelli: tiratori e magri come me! (ride, ndr) Beli l’ho avuto anche come compagno di stanza alla Virtus. Se penso che sono partito a giocare nel Don Bosco Crocetta di Torino… a volte ci penso e non ci credo ancora”. 

Che esperienza è stata quella con la Virtus? 

“Dal punto di vista professionale la più difficile della mia carriera, ma importantissima per i rapporti umani che mi hanno arricchito. Da Toko Shengelia, per esempio, ho imparato la cura per l’alimentazione, il fatto che ogni tipo di cibo possa avere delle proprietà per determinate situazioni. La sua etica del lavoro è impressionante, è una persona d’oro. Con Achille (Polonara, ndr) ho un rapporto fraterno, ma anche con Beli, Pajo, Zizic e Cordinier ho stretto delle bellissime amicizie”. 

Qualche aneddoto? 

“Febbraio 2025, siamo in camera io, Polonara e Belinelli stravaccati sul letto tutti assieme a guardare Sanremo. Beli si emoziona a vedere Jovanotti che dedica una canzone a sua figlia. Poi aggiunge: ma sai che storia essere la figlia di Jovanotti!? Io lo guardo e scoppio a ridere… Una frase così, detta da lui che è un campione Nba, il mio idolo da bambino. Mi sembrava di vivere in un film: una scena surreale, quasi tutto documentato sul mio canale Youtube”. 

Un’esposizione come la sua porta anche ad avere degli haters: come si convive con le critiche, a volte feroci, che arrivano? 

“Quando eravamo dei cinni io e Musso (Federico Mussini, ndr) dicevamo sempre che fino a quando non hai degli haters non sei nessuno. Per me, cento insulti pesanti non cancellano l’email di un papà che mi ringrazia per quello che sto facendo per suo figlio, ispirandolo. Ne vale la pena”. 

Torniamo al campo: quanto è stato importante il rapporto con coach Priftis per questa sua rinascita? 

“Non voglio togliermi i meriti, ma il rapporto con lui è stato fondamentale sia nell’accettare la proposta di Reggio che nel rendimento che sto avendo adesso. È un coach super esigente, ma sa toccare le corde giuste. Nel mio caso credo sia stato fondamentale che mi abbia detto che in questi tre mesi di contratto garantito non avrei dovuto fargli vedere qualcosa di straordinario per convincerlo. Mi ha tolto pressione e mi ha dato modo di esprimermi al meglio”. 

Adesso tutti si aspettano che la sua avventura vada avanti con la maglia della Una Hotels, magari anche oltre il 2027. 

“Di queste cose se ne occupa il mio agente, ma a Reggio sto davvero benissimo e sento il bisogno di avere stabilità”. 

A tal proposito, al suo fianco da diversi anni c’è una ragazza, Arianna Zani che adesso fa parte dell’ufficio marketing della Maxima Roma: ha già visto che il 6 dicembre ci sarà questo derby “in famiglia”? 

“Non lo sapevo! No, non avevo guardato anche perché dovevo vivere un po’ alla giornata. Arianna è importantissima per me, stiamo insieme da 10 anni. Era al mio fianco nel primo anno da professionisti quando ero a Verona e mi sono fatto male e mi è sempre stata accanto. È una ragazza speciale, con valori incredibili e sono contento che abbia l’ambizione di crescere anche professionalmente”. 

Fuori dal campo che tipo è Riccardo Visconti? Quali sono le sue passioni oltre al basket? 

“Sono iperattivo, devo impiegare sempre il mio tempo in qualche modo e amo la musica. Uno dei momenti più belli della mia vita è stato il concerto di Venditti e De Gregori a Rimini. 'La leva calcistica della classe ’68' è una delle mie canzoni preferite. Mi rivedo molto in Nino e nelle sue spalle strette, tant’è che il mio gatto si chiama Nino”. 

Insomma, non solo social... 

“Non si parla quasi mai del fatto che ho due lauree. Ho fatto la triennale in Scienze Motorie a Verona e poi, quando ho firmato per Pesaro, mi sono iscritto a Bologna per la specialistica in management dello sport, con una tesi sul personal branding di un atleta”. 

Si vede un dirigente in futuro? 

“Assolutamente sì, provare a migliorare l’ecosistema della pallacanestro è uno degli obiettivi".

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