Verstappen: "Il paddock è uno zoo, non si può più parlare con nessuno. Red Bull? Obiettivo 2030"
Il pilota olandese si racconta da un lato più emotivo: "Io do solo suggerimenti su quello che, a mio avviso, è sbagliato. A volte ricevo critiche da chi non capisce cosa intendo dire"
Il pilota olandese si racconta da un lato più emotivo: "Io do solo suggerimenti su quello che, a mio avviso, è sbagliato. A volte ricevo critiche da chi non capisce cosa intendo dire"
Giorgio Burreddu Collaboratore 14 ottobre - 16:00 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleSentiva di aver toccato il fondo. E quando è così, niente ti sembra funzionare. In macchina come nella vita. “Soprattutto nei primi weekend di questa stagione. Non avevo mai provato una sensazione del genere prima d’ora”. Max Verstappen è sempre lui. Ironico, competitivo, feroce. Ma nell’intervista lunga, lunghissima, concessa al De Telegraaf ne viene fuori un ritratto diverso. Il pilota olandese della Red Bull sa essere anche emozionale. O almeno sa ammettere quando le cose non vanno. Per esempio: non andava l’inizio di stagione. Troppi cambi, troppe nuove concezioni della F1. Max voleva mollare, poi è rimasto in sella. La sua tempesta di critiche al Circus, però, non è mai passata inosservata. Voleva nuovi follower? Maddai. “Non era questo il mio obiettivo, io semplicemente esprimo ciò che penso, e dico quello che a mio avviso è sbagliato dando suggerimenti su ciò che si potrebbe migliorare”.
SENZA FILTRI
—I motori 2026, di certo, hanno pesato sul suo inizio di stagione. Una Red Bull veloce, ma non abbastanza (non sempre) per stare davanti alla Mercedes. Ora le cose vanno meglio: Max ha vinto due GP di fila e la macchina risponde per le rime al resto dei motori. Certo, l’olandese volante ha un bel caratterino: non lo scopriamo certo oggi. “A volte ricevo critiche da certe persone per questi miei comportamenti, ma forse è perché non capiscono cosa intendo dire. Alla fine, però, si scopre sempre e comunque se una cosa è giusta o sbagliata. Solo che a volte ci vuole un po’ più di tempo rispetto ad altre situazioni”. Max non ha filtri: prendere o lasciare. In Red Bull hanno preso. Anzi, lo hanno tenuto. Addirittura fino al 2030. Qui, ha detto Max, “mi trovo davvero bene con le persone con cui lavoro e con il modo in cui operiamo come squadra. Per noi il risultato viene prima di tutto, è la cosa più importante. Ma devi anche sentirti a tuo agio e sentire che sei apprezzato, e qui è proprio così”. Certo, niente si può mai dire con certezza: “Ma il 2030 è l’obiettivo”.
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—Era andato a bussare alla porta della McLaren, poi le cose erano finite lì. La voglia di Max resta una sola: vincere. E in fondo lo ha detto anche nell’intervista al quotidiano dei Paesi Bassi. Max non è solo un egoista che pensa alla velocità. È semmai un vincente, e proprio per questo vuole una macchina veloce. Verstappen vorrebbe anche un paddock più vuoto, con meno chiacchiericcio. Ma ormai la F1 è diventata una passerella, e non esserci significa restare fuori dal giro che conta. “Negli ultimi tempi il paddock sembra proprio uno zoo. Spesso non è più possibile scambiare due chiacchiere con qualcuno, anzi in realtà non lo puoi proprio più fare. Quindi passo i weekend a muovermi tra la mia stanzetta e la corsia dei box. Persino nelle nostre hospitality ci sono troppi ospiti che vogliono qualcosa da te”. C’è gente che “ha delle buone intenzioni”, ma come pilota “devo anche avere la possibilità di potermi riposare, senza essere disturbato continuamente”.
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