Pallate, isterismi e infortuni: tennis impazzito? Il mental coach: "Colpa della società moderna"
Stefano Massari, che ha lavorato con Berrettini: "Il vero dramma del tennista moderno è la separazione dalla realtà. Staccare la spina può aiutare. Il problema oggi è l’assenza di umanità che si vede nel mondo"
Stefano Massari, che ha lavorato con Berrettini: "Il vero dramma del tennista moderno è la separazione dalla realtà. Staccare la spina può aiutare. Il problema oggi è l’assenza di umanità che si vede nel mondo"
Federica Cocchi Giornalista 14 ottobre - 16:38 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleInfortuni, giocatori che perdono il controllo, lanciano racchette in mezzo al pubblico e tirano pallate che colpiscono gli spettatori, un tennis isterico che perde sempre più i pezzi. Metà stagione trascorsa senza Carlos Alcaraz, l’altra metà senza Jannik Sinner. Un mondo che ha bisogno di rallentare, quello del tennis. In cui i protagonisti sono sempre più in difficoltà, anche mentale. Lo spagnolo ha detto che durante lo stop ha capito di aver bisogno di fermarsi più spesso. E forse lo sta capendo anche Jannik Sinner. Ma come si gestiscono questi momenti? Stefano Massari è uno dei mental coach più stimati e conosciuti nello sport, e nel tennis ha lavorato per diversi anni con Matteo Berrettini, uno che di infortuni, purtroppo, ha una vasta esperienza.
Massari, cosa sta succedendo? Forse c'è troppa frenesia in questo tennis?
"Farei due riflessioni. Una è molto ampia, forse troppo rispetto a quello che mi sta chiedendo. Secondo me il tennis riflette l'assenza di umanità che si vede fuori, nel mondo. Ci sono un sacco di guerre. Viviamo in un mondo che secondo me sta perdendo, ancor più di sempre, il suo senso di umanità. Ovviamente nel tennis questo si mostra in modo molto meno drammatico e molto meno importante, però si vede nell'attenzione che le grandi organizzazioni e i grandi sponsor hanno nei confronti degli uomini e delle donne che giocano. Non gliene importa niente. Organizzano tornei secondo tempi e logiche che non contemplano il fatto che i tennisti debbano stare bene. L'importante è che vadano in campo e, se si rompono, ne vanno in campo altri. Quindi sì, il tennis sta divorando i suoi figli perché questo processo di divoramento è in atto a livelli più ampi, in maniera un po' spaventosa".
Anche l’atteggiamento di molti giocatori nei confronti del mondo che li circonda, obblighi di sponsorizzazioni a parte, è sempre più distaccato, quasi infastidito.
"È così, e questo secondo me mette ulteriormente in evidenza il fenomeno: l'assenza di umanità. Ce l'hanno anche loro, nel senso che non sono immuni da questo. Vivono in un contesto in cui dell'essere umano quasi a nessuno, importa niente. C'è davvero poca attenzione rispetto a cosa significhi stare bene, essere sani. E anche loro sono così, per cui di conseguenza sono poco rispettosi, sono a volte maleducati, sono distaccati. Certo, ma d'altra parte mi viene anche da dire che non è strano. Purtroppo è così. Penso sia figlio del deterioramento delle relazioni sia tra Paesi, sia tra popoli, sia tra individui. E quindi del tennista con il giornalista, del tennista con il pubblico, del tennista con l'altro tennista. Purtroppo è così e non è strano".
C'è poi il tema degli infortuni. Mens sana in corpore sano, si dice.
"Da un lato sì. Dall'altro penso che, ovviamente, sono estremamente dispiaciuto per i tennisti che si fanno male, ci mancherebbe. Però credo che questo possa suggerire due riflessioni. Una è che non esistono eroi immortali e tanto meno uomini d'acciaio. I tennisti, anche i più forti del mondo, se messi in un sistema disumanizzante, si fanno male. E penso che sempre più i campioni e gli eroi non saranno quelli senza debolezze, ma quelli che riusciranno a gestire meglio le proprie debolezze. Credo che questo, per noi, per il movimento, per la gente che guarda, possa essere importante. Smettiamo di avere l'illusione degli Iron Man, non esistono. Dall'altro lato, spero anche che questa evidenza di atleti e campioni che si fanno sempre più male sviluppi la riflessione che facevamo all'inizio della nostra chiacchierata: in che sistema operano i tennisti e, in generale, per quanto possa essere banale, in che mondo viviamo? Perché il sistema che spreme i tennisti riproduce le logiche di un sistema più grande che poi determina i disastri a cui assistiamo tutti i giorni. Quindi spero che, partendo dal fatto che Sinner dà forfait, qualcuno dica: 'Cacchio, però è veramente un sistema che stritola'. E poi si chieda: ma il sistema del tennis è l'unico? Oppure riproduce una logica più ampia? Spero che questa riflessione ci possa essere".
VIDEO: Alcaraz sull'infortunio di Sinner: "Siamo nella direzione sbagliata. Ecco di chi è la colpa"Scendiamo su un piano più concreto. Lei ha lavorato tanto, tra gli altri, con Matteo Berrettini, che con gli infortuni ha avuto il suo bel da fare. Quando Matteo cominciò a farsi male, diceva che cercava di utilizzare quel tempo anche per fare le cose che amava di più. La stessa cosa ha detto Carlos Alcaraz. Come pensa che Jannik Sinner potrebbe gestire un lungo periodo di inattività? E come potrebbe influire sulle sue scelte future?
"Di certo la strada che aveva seguito Matteo e che ha seguito Alcaraz è una strada intelligente. Questi ragazzi, anche per il sistema che hanno alle spalle, sono portati a correre, correre, correre. Matteo, se vi ricordate, usava la metafora del frullatore. Diceva: 'Sono sempre nel frullatore'. Quando da questo frullatore il tuo corpo ti toglie perché si fa male, a quel punto hai la possibilità di dedicarti a cose che non potevi fare o che non potevi ascoltare o vedere. Una questione che si pone è sapere quali siano queste cose. E io non dubito che Sinner lo sappia, visto che tra l'altro è circondato da professionisti molto seri e persone molto in gamba. Io conosco bene Vagnozzi, è veramente una persona d'oro e un allenatore eccezionale".
Questi ragazzi sono portati a correre, correre, correre. Sono sempre nel frullatore
Stefano MassariMental coach di Matteo BerrettiniMagari in periodi di stop un po' più lunghi si possono anche scoprire nuove risorse, nuovi interessi, scoprire qualcosa di sé.
"Sì, esatto. Potrebbe essere un'ottima occasione per farsi una serie di domande oppure per approfondire domande che si è già fatto e trovare là dentro qualcosa al di là del tennis. Perché il tennis, al livello a cui si esprime lui, certamente lo assorbe in maniera totale. Però potrebbe trovare delle cose che lo appassionano, a cui dedicarsi, e poi riaffacciarsi a gennaio con uno spirito, se è possibile, persino migliore di quello che tra l'altro ha sempre dimostrato".
Spesso questi ragazzi, a meno che non arrivino da contesti particolarmente stimolanti, sembrano conoscere poco del mondo che li circonda... Salvo rari casi, sembra quasi il vero dramma del tennista moderno, una separazione dalla realtà.
"Sì, esatto. È il dramma del tennista moderno. E non solo. Quando cammino per strada, ho l'abitudine di guardare le persone i cui passi incrociano i miei e i ragazzi non guardano mai in faccia. C'è un problema di isolamento, anche nel tennis. Questi ragazzi passano un sacco di tempo alla PlayStation, un sacco di tempo sdraiati a letto. Alla fine, diventa difficile rialzarsi".
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Questo articolo è tratto da Smash, newsletter G+ sui segreti del grande tennis a cura di Federica Cocchi, pubblicata ogni martedì. Per iscriversi e per informazioni sulle altre newsletter della Gazzetta.clicca qui
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