Fabregas dopo il ko col Feyenoord: "Sparate su di me. Ma queste sconfitte ci fanno crescere"
Cesc: "Ho sbagliato io, non c’entrano i ragazzi Il Feyenoord in casa è abituato a dominare"
Cesc: "Ho sbagliato io, non c’entrano i ragazzi Il Feyenoord in casa è abituato a dominare"
Dal nostro inviato Francesco Maletto Cazzullo 14 ottobre - 23:57 - ROTTERDAM (OLANDA) English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Sparate a me, non ai ragazzi": Cesc Fabregas si presenta così, in versione giubbotto antiproiettile, in conferenza stampa, assumendosi ogni responsabilità per la sconfitta contro il Feyenoord, dove i suoi non hanno brillato come nell’esordio casalingo contro il Lipsia. Le prime parole del tecnico riguardano la scelta dell’assetto tattico, con Nico Paz schierato più avanzato del solito: "Pensavamo fosse una buona maniera per attaccarli, come si è visto sul gol. Peccato solo che la partita fosse stata preparata proprio per Diao, il giocatore che ha segnato e che subito dopo si è infortunato".
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—L’altro fattore determinante è stata la bolgia del De Kuip, la vasca del calcio olandese, capace di spingere gli olandesi per tutti i novanta minuti: "In 18 anni di carriera ho giocato più di centodieci partite in Champions e ne ho perse tantissime così. L’energia dello stadio in Europa ti dà qualcosa in più, ma l’ho detto subito ai ragazzi: non tenete la testa bassa, sono serate che servono per crescere". Guai, quindi, a puntare il dito sui singoli o sul calo d’intensità del secondo tempo: "Errori individuali? Se c’è un errore, è sempre tutto mio. Lasciamo i ragazzi tranquilli a fare esperienza. Eravamo nel nostro momento migliore quando abbiamo subito il 2-1, e anche sul 3-1 la squadra stava crescendo senza mollare fino alla fine come ha dimostrato la rete finale".
Sugli avversari
—Il tecnico ha poi riconosciuto il valore del Feyenoord di van Bronckhorst: "È una squadra forte, organizzata, abituata a dominare e a vincere. E quando sei abituato a vincere ti riesce tutto, anche quando non sei superiore sulla carta". Poi sono arrivate parole al miele anche al protagonista della partita: "Musa è un giocatore di una categoria diversa, e noi a questo livello non abbiamo ancora interpreti capaci di fare quella differenza". L’unico giovane citato direttamente dallo spagnolo è stato il connazionale Jesus Rodriguez, protagonista in negativo della serata : "Ha perso due palloni e ci hanno fatto due gol, ma questa è la Champions League. Deve viverla sulla sua pelle, deve perdere per imparare in modo che la prossima volta non succeda. Ognuno ha il suo percorso di crescita: per qualcuno servono due o tre mesi, per altri due o tre anni".
Testa fredda
—Infine, uno sguardo in vista della sfida di Serie A contro la Fiorentina: "Tre anni fa, quando ho iniziato questo lavoro, eravamo sesti in Serie B e oggi sono qui a parlare della nostra seconda gara nella storia della Champions League. La Serie A resta la cosa fondamentale per noi quest’anno, la Champions è un regalo della vita. Ora testa fredda, tranquillità e pensiamo subito alla trasferta di Firenze".
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