Salisburgo, i segreti del vivaio: "L'allenatore qui non decide il gioco, lo applica. Sesko? Lo voleva l'Inter invece..."
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Salisburgo, i segreti del vivaio: "L'allenatore qui non decide il gioco, lo applica. Sesko? Lo voleva l'Inter invece..."

Giovedì 15 ottobre 2026
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Il responsabile dell'Academy Manfred Pamminger ci spiega come funziona uno dei vivai migliori d'Europa. "Siamo tra i più bravi nello sviluppo dei giocatori". E sull'Italia: "Sono sempre stato sorpreso dal gap che c'è tra prima squadra e Primavera"

Il responsabile dell'Academy Manfred Pamminger ci spiega come funziona uno dei vivai migliori d'Europa. "Siamo tra i più bravi nello sviluppo dei giocatori". E sull'Italia: "Sono sempre stato sorpreso dal gap che c'è tra prima squadra e Primavera"

Dal nostro inviato  Luca Bianchin 15 ottobre - 07:37 - SALISBURGO (AUSTRIA) Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google FC Liefering

Il Salisburgo, avversario del Milan stasera in Europa League, negli ultimi 15 anni è stato uno dei laboratori di calcio più moderni del mondo. Ha scelto i migliori talenti con uno scouting aggressivo e ha promesso a tutti un paio di ali per volare in Premier League o nel calcio di alto livello. Erling Haaland è passato per un caffè o poco più: un anno in prima squadra, da gennaio a dicembre 2019, e poi addio. A Upamecano e Sadio Mané sono bastati 18-24 mesi. Sesko e Szoboszlai, i talenti puri, forse i più fragili, sono rimasti più a lungo. Da allora, molte nuvole sono passate sul Duomo di Salisburgo. Il club, dopo 10 campionati in fila, non festeggia da tre stagioni e per tornare a vincere punta sul settore giovanile che ha prodotto Laimer, Schlager e Luka Sucic. Manfred Pamminger, responsabile dell’academy, spiega come si lavora qui, in un centro sportivo a una corsetta di distanza dal confine con la Germania. 

Qual è la caratteristica più importante che il settore giovanile del Red Bull Salisburgo cerca in un calciatore? 

"L’intensità, in linea con l’immagine Red Bull: dobbiamo essere intensi e coraggiosi, giocare in avanti, prendere rischi. Il gegenpressing, provare a recuperare palla immediatamente dopo averla persa, deve essere un nostro punto di forza". 

Quali sono i punti di forza del settore giovanile? 

"Due in particolare. Lo scouting: cerchiamo i migliori giocatori in ogni gruppo di età, inizialmente nella regione di Salisburgo, poi dall’Under 14 in Austria, dall’Under 16 in Europa, dall’Under 18 nel mondo. E lo sviluppo del giocatore: in quello siamo tra i più bravi. In altri club si cambia idea di anno in anno e gli allenatori adattano lo stile di gioco alle loro preferenze. Da noi no, abbiamo un’idea e non la cambiamo spesso. Noi sappiamo come vogliamo giocare e, di conseguenza, che tipo di giocatori ci servono". 

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Che momento è questo per il vostro settore giovanile?Sembra che la produzione dei giocatori, negli ultimi anni, sia inferiore a quella degli anni d’oro: c’è un rallentamento? 

"No, le strutture sono sempre eccellenti e ci stiamo concentrando su tutto quello che ha funzionato nella nostra storia. In un certo senso, è un ritorno al passato: vogliamo trovare di nuovo i top player, perché sappiamo come migliorarli. Allo stesso tempo, dobbiamo essere creativi, perché oggi fare scouting è molto più complicato". 

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Per lo strapotere economico della Premier League? 

"Anche. Dieci, quindici anni fa c’erano soltanto 3-4 club in Europa particolarmente rapidi e professionali nello scouting, ora sono molti di più. Arrivare per primi ai giocatori così è molto più difficile. Prendete l’Africa occidentale (Nigeria, Senegal, Ghana, Mali, Costa d'Avorio tra le altre, ndr), una zona in cui abbiamo avuto successo. I club di Premier ora sono molto competitivi anche lì, perché per le regole inglesi post-Brexit un maliano e un nigeriano sono acquisibili alla stessa età di un tedesco o di un austriaco". 

Tre domande più specifiche. Quanto contano i dati nell’academy del Salisburgo? 

"In molti altri club, i dati esistono solo per prima squadra e Under 19, mentre noi abbiamo tutte le statistiche che vogliamo fino all’Under 15 e all’Under 14. Penso non sia una cosa comune. Il difficile è gestirli, non sovraccaricare i giocatori di numeri". 

Come viene usata la tecnologia? 

"Vi racconto un caso particolare. SoccerBot360 è uno strumento virtuale di allenamento e valutazione diagnostica per il calcio, estremamente avanzato. In uno spazio a 360 gradi, sei proiettori mostrano immagini diverse alle pareti, ad esempio sei porte da colpire in un tempo limitato. Misura capacità decisionale e la tecnica, ma anche abilità cognitive come l’orientamento e l’anticipazione. Fornisce indicazioni sulla gestione della frustrazione e secondo noi anche sulla comprensione del gioco. Può capitare che un giocatore in prova non venga preso perché ottiene un risultato negativo in questo test, anche se in allenamento ha mostrato buone cose". 

Come funziona il Liefering, la vostra seconda squadra che gioca in B austriaca? 

"La nostra è una seconda squadra estremamente giovane, la squadra B più giovane d’Europa. Praticamente è una Under 19, come la vostra Primavera, ed è chiaro che questo alza enormemente il livello di difficoltà in un campionato non particolarmente tecnico ma molto fisico come la B austriaca". 

Può farci un esempio di un giocatore che ha percorso tutta la strada, dal Liefering fino ai massimi livelli? 

"Jannik Schuster è il figlio di un saltatore con gli sci di buon livello che ha anche allenato la nazionale tedesca. Jannik è un 2006, ha deciso di fare calcio, ha iniziato da punta e si è sviluppato come difensore centrale. Ha giocato nelle nostre giovanili, nel Liefering e in prima squadra, ma a maggio ha firmato con il Brentford e dalla terza giornata di Premier è un titolare. È stato rapidissimo ad adattarsi".

Il Milan invece ha fondato Milan Futuro nel 2024 e la squadra è subito retrocessa in quarta serie. 

"Sono sempre stato sorpreso dal gap tra la Primavera e le prime squadre italiane, è enorme, non ha senso senza una squadra B. Un’altra cosa che non ho mai capito dell’Italia sono i 26 giocatori in distinta. È folle che vadano in panchina 15 giocatori, con soli 5 cambi a disposizione. Noi preferiamo che un giovane nel weekend vada al Liefering e giochi. Il tempo trascorso in campo ad alto livello è fondamentale".

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Come scegliete gli allenatori? 

"Giovani. Molto motivati. Aperti a imparare. Pronti a seguire le nostre idee sullo stile di gioco. A volte prendiamo ex nazionali e li facciamo cominciare dall’Under 12 o dall’Under 14, mentre altrove potrebbero venir messi subito in Under 19. Fare l’allenatore è un mestiere che si deve imparare. Noi pensiamo si debba iniziare con i piccoli e che sia il club, non l’allenatore, a indicare come giocheranno le squadre". 

E magari si cercano allenatori che vogliano restare a lungo nelle giovanili, senza necessariamente voler arrivare rapidamente al calcio professionistico. 

"Succede, ma anche Marco Rose e Matthias Jaissle hanno cominciato da noi…". 

Ci dice una cosa che non sappiamo riguardo ai legami dell’academy del Salisburgo con l’Italia? 

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"Ricordo che l’Inter voleva a tutti i costi Benjamin Sesko, quando aveva 15-16 anni. Per nostra fortuna, scelse di venire da noi".

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