Roma, in 8' l'impresa col Real è diventata un incubo ma Gasp ha tutto per restare in Europa
La Roma non ha potuto attingere dalla panca ciò che ha pescato Mou e prenderà atto della forza espressa contro una grande d’Europa
La Roma non ha potuto attingere dalla panca ciò che ha pescato Mou e prenderà atto della forza espressa contro una grande d’Europa
Luigi Garlando Giornalista 15 ottobre - 08:15 - ROMA Scegli Gazzetta come fonte preferita su GooglePrima della partita Josè Mourinho ha ascoltato l’assordante rumore degli amici: cori, applausi, striscioni. Una bellissima esibizione di gratitudine e stile da parte del popolo romano. Lo stregone di Setubal, perfido come l’hanno disegnato, ha ricambiato con una delle beffe più atroci che l’Urbe ricordi. In vantaggio 3-1 a 8 minuti dal 90’, è stata raggiunta e superata: 4-3. In 8 minuti, difficili da dimenticare, l’impresa si è trasformata in incubo, la carrozza in zucca. Il ritorno alla vittoria in Champions, attesa per 8 anni (2898 giorni) sembrava a portata di mano, invece tre corner hanno spazzato via tutto. La Roma ha segnato e, a tratti, incantato col gioco; il Real con tre calci dalla bandierina. Perse due colonne come Konè e Dybala, i giallorossi sono andati in vantaggio con l’infinito De Roon e, raggiunti, hanno allungato con una doppietta di Malen, hanno resistito sulle barricate finché hanno potuto, poi si sono arresi alla stanchezza. Non riuscivano a rincorre in cielo le Meringhe che irrompevano da tutte le parti. Gasperini non poteva attingere dalla panca ciò che ha pescato Mou. Due gol su 4 sono arrivati da sostituti, l’ingresso di Endrick ha fatto la storia del match.
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—Meno luminosi gli altri galattici. Orribile Vinicius. La delusione atroce non cancella l’ottima prestazione della Roma. Quattro sconfitte su 4 in Champions fanno male, mai successo, e fotografano ciò che siamo, un calcio antico, assente negli ultimi tre Mondiali, non per caso. Ma la Roma è un’altra cosa: ha tutto ciò che serve per stare in Europa al passo coi tempi: identità forte, gioco collettivo, intensità atletica, spirito di lotta. A parità di risorse d’organico, non avrebbe mai perso col Real che ha più giocatori che gioco.
vantaggio
—Scatta la Roma La curva chiede ai suoi giocatori: “sine metu”, “senza paura” e loro ubbidiscono. La Roma morde la partita con coraggio, correndo subito in avanti, come da vangelo secondo Gasp. Già al 4’ Courtois deve volare per scrostare dall’angolo una conclusione di Hermoso. Al 12’ Dybala chiude un triangolo argentino con Molina, ma conclude male. Mancini a uomo su Bellingham, anche a costo di rincorrerlo fino all’area spagnola è il simbolo di questa Roma affamata. Il Real si limita ad assorbire, in attesa di poter accendere la spaventosa santabarbara offensiva: Diomande, Bellingham, Vinicius e Mbappè. Gasp sa benissimo che una palla persa o un passaggio sbagliato possono essere fatali, ma convive col rischio da quando è nato allenatore e spinge avanti i suoi ragazzi che al 20’ meritano il vantaggio, Dybala recupera palla in scivolata (gesto che dice molto di lui e dello spirito della squadra), Soulé apparecchia per De Roon che tuona in corsa e, complice una deviazione di Konaté, batte Courtois. Più che giusto così. Quasi solo Roma, che intanto ha perso una colonna, Koné, uscito in lacrime. Ma Pisilli entra bene. Anfiteatro in fiamme per il vantaggio e per il quasi 2-0: Courtois pasticcia su Malen e inchioda la pala sulla linea (24’). Peccato, perché un minuto dopo il Real pareggia. Anche qui una deviazione (Mancini) avvelena la conclusione vincente di Mbappé. Beh, non si poteva pretendere che le stelle bianche restassero addormentate per sempre. Nel finale di tempo, con la Roma costretta a ripiegare, il Real si spalma al limite, punta i suoi cannoni e stavolta fa paura. Sfiorano il gol Cucurella e Bellingham. Pari al giro di boa che sta stretto ai giallorossi.
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Arda Guler e Endrick. Getty
rimonta
—Senza Joya Il rientro dall’intervallo è traumatico per l’Olimpico: non spunta Dybala, infortunato anche lui. Due totem fuori. Ci sarebbe da avvilirsi, ma qui la Roma dimostra la stoffa spessa della sua anima, tessuta dall’educazione gaspariniana. Mora sembra troppo leggero per recitare da Dybala? Lo pensano tutti e invece è lui che spalanca la porta a Malen, dopo una sciocchezza dell’inguardabile Vinicius: 2-1 al 6’. E 6 minuti più tardi fa lo stesso Soulè per il 3-1 dell’olandese. Sembra l’apoteosi, ma Mourinho comincia a svuotare quel forziere a forma di panchina, toglie difensori, aggiunge attaccanti, scaraventa avanti il Real. Entrano uno dopo l’altro Arda Guler, Endrick, Bernardo Silva, Carlos Espì… Gasp non può rispondere con altrettanta qualità, raschia dal barile quello che ha, compreso il rientrante Koulierakis. Tutto quello che può fare è di chiedere alla sua Roma stremata di resistere sulle barricate. Ci riesce fino a 8 minuti dal 90’, poi grandinano 3 corner che diventano 3 gol in 8 minuti: Carlos Espì, Endrik, Rudiger. Roma implosa per sfinimento. Simbolico De Roon che non riusciva più a salire in cielo a intercettare gli incursori. Il deludente Molina si è fatto anticipare dalla zampata dell’ex Rudiger per il 4-3 finale. L’ingresso di Endrick, desiderio della Roma e di altre italiane è stato decisivo e devastante. Lo stregone di Setubal ne ha un’altra fa raccontare. Ma passata la delusione atroce, Gasperini prenderà atto della forza espressa dalla sua Roma contro una grande d’Europa, il dolore diventerà consapevolezza e frutterà anche in campionato.
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