Como, Nico Paz da falso nove non incide: senza ritmo e il digiuno da gol continua
Schierato con Baturina nel 4-4-2 contro il Feyenoord non punge. L’argentino paga anche le fatiche con la Seleccion
Schierato con Baturina nel 4-4-2 contro il Feyenoord non punge. L’argentino paga anche le fatiche con la Seleccion
Dal nostro inviato Giulio Saetta 15 ottobre - 09:34 - ROTTERDAM (PAESI BASSI) English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUna fascia amara stretta al braccio di Nico Paz. Che scende in campo al De Kuip di Rotterdam da capitano nella prima trasferta europea della storia del Como. È lui, il talentuoso argentino piazzato da punta insieme al croato Martin Baturina in un inedito 4-4-2, il fulcro dell’assetto sperimentale di Cesc Fabregas, che come ha spiegato nel post partita, era una scelta per sorprendere il Feyenoord e allo stesso tempo preservare il centravanti Tasos Douvikas (già a due gol anche in A) per il campionato, obiettivo principale di Cesc, vista l’indisponibilità dell’alternativa Moise Kean. Rimane comunque una piccola falla di programmazione di mercato, perché con tre competizioni, due punte centrali sono troppo poche. La Champions è un regalo per il club come ha spiegato il tecnico, ma ieri sera è stato anche un regalo agli olandesi l’assetto iniziale contro una squadra con un’identità precisa e rodata che è andata a nozze contro un modulo poco collaudato.
falso nove atipico
—Anche se non è la prima volta che la stella argentina ha giocato da attaccante. Era successo nella prima stagione e anche l’anno scorso con fortune migliori, si ricorda una ottima partita a Napoli e anche nella vittoria in casa contro la Roma che aveva dato il là alla rincorsa vincente al quarto posto. Ieri al De Kuip una posizione un po’ differente dal punto di vista tattico perché Paz non ha fatto il falso nove unico ma ha diviso il compito con Baturina. Partendo principalmente da destra, si è mosso soprattutto sulla linea verticale ma con un raggio d’azione troppo limitato. La sua forza è quella di creare superiorità saltando la prima pressione avversaria a cercare l’imbucata visionaria per i compagni o andare al tiro dalla distanza. Ma per entrambe le cose serve avere maggiore spazio tra le linee.
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—Si può parlare di bocciatura di ruolo ma non certo del giocatore. Nico ha comunque cercato di mettere nella partita le sue migliori caratteristiche. È andato al tiro due volte e in questo è quello che ha fatto meglio fra i compagni; ha cercato di giocare di sponda e, ancora, è riuscito a chiudere diversi triangoli con successo. Ma ci sono state anche diverse ombre in terra d’Olanda, come le tredici palle perse, record negativo rispetto alla squadra, un’enormità per i suoi standard. Anche i tre dribbling falliti (e zero riusciti) sono arrivati sulla scia di un momento di forma non particolarmente brillante. Finora la sua stagione non è stata all’altezza dal punto di vista puramente realizzativo. Un solo gol (a Genova contro il Genoa) in otto match fra campionato e Champions League. Un metro di paragone molto semplice è vedere che la passata stagione, nello stesso numero di partite, aveva già segnato quattro gol e fornito quattro assist. Poi, certo, bisogna sempre contestualizzare.
fatiche mondiali
—Quest’anno Nico ha fatto il Mondiale con l’Argentina e ha saltato un mese intero di preparazione con il Como. Si è aggregato ai compagni soltanto dopo la seconda metà di agosto. È anche vero che in America non ha speso molto dal punto di vista fisico, pochi minuti giocati fino alla finale persa dall’Argentina con la Spagna. Ma tanto stress mentale in un torneo itinerante pieno di spostamenti non certo agevoli. C’è poi stata la lunga sosta della nazionale con partite intere giocate da titolare, le emozioni intense vissute per l’addio a Leo Messi, il lungo viaggio intercontinentale con il rientro a Como solo lo scorso giovedì. Domenica a Firenze tornerà il “dieci” del Como.
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