Allaoui, una valigia piena di sogni: "A Bergamo per crescere. Io come Lo Bianco e Cacciatori? Pressione positiva"
La ventenne regista artefice dell’avvio perfetto del club: "Che emozione giocare per questa squadra"
La ventenne regista artefice dell’avvio perfetto del club: "Che emozione giocare per questa squadra"
Rebecca Saibene Giornalista 15 ottobre - 09:21 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUna valigia piena di sogni, con paure e aspettative nascoste tra i vestiti. Aveva 13 anni Safa Allaoui, nata a Cecina da genitori marocchini, quando è stata scelta dal Volleyrò Casal de’ Pazzi. Ha lasciato la Toscana sull’onda dell’entusiasmo per trasferirsi a Roma. Lontano da casa e dalla famiglia. Sette anni dopo, Safa ha fatto un’altra valigia: all’interno più certezze, con due stagioni di A2 e una di A1 alle spalle, ma la stessa incredulità nascosta sul fondo. Stava partendo per Bergamo quando il telefono ha squillato e la valigia ha cambiato destinazione: Cavalese, per due giorni con la Nazionale maggiore di Julio Velasco, prima di disfare i bagagli e iniziare la stagione con la ChorusLife Volley, cominciata nel migliore dei modi.
VIDEO: Paola Egonu: "La Milano del volley", l'evento completo del Festival dello Sport 2026Due partite, due vittorie: potevate immaginare un inizio migliore?
"No, lavoriamo da agosto proprio per creare il nostro gioco e stiamo migliorando. Vincere a Novara è stata una bella soddisfazione: siamo andate lì prima di tutto per fare una buona prestazione. Ed è andata bene".
È arrivata in una piazza storica per la pallavolo italiana. Dove può arrivare questa squadra?
"Mi sono trovata bene fin dal primo giorno, con lo staff e con le ragazze. Qui si sta davvero bene. L’obiettivo è fare più punti possibili e conquistare i playoff".
Che stagione vorrebbe che fosse per lei?
"Un anno in cui crescere. Voglio sentirmi più sicura in campo e imparare a gestire meglio certe situazioni. Mi sto buttando e spero di arrivare a fine stagione più pronta e consapevole nel mio ruolo".
Le compagne la stanno aiutando in questo?
"Tutte, fin da subito. Se sono in difficoltà so di poter contare su di loro e ormai spesso lo capiscono senza che debba chiedere aiuto. Domenica, per esempio, nel secondo set avevo perso un po’ il focus: se ne sono accorte e sono venute a tranquillizzarmi".
Bergamo ha una grande tradizione nel suo ruolo: da Eleonora Lo Bianco a Maurizia Cacciatori...
"Quando mi hanno chiamato ero emozionata: Bergamo mi aveva colpito già da avversaria. Sento una pressione positiva: sono qui per mettermi in gioco e sta andando bene".
Da bambina però non guardava le palleggiatrici, giusto?
"Facevo la centrale e avevo un debole per i centrali, soprattutto per Folie. Poi, appena mi hanno spostata in palleggio, ho iniziato a guardare Wolosz. Per me è di un altro livello".
Che cosa la colpisce di più di Wolosz?
"È sempre a testa alta, non sembra mai in difficoltà e, anche quando lo è, ne esce subito. È una qualità che io sento di non avere ancora".
Al debutto con Bergamo è arrivato il premio da Mvp. Poteva esserci un battesimo migliore?
"È stato bellissimo: era la prima partita, giocavamo in casa davanti ai nostri tifosi e non mi aspettavo di essere premiata. Avevo cercato solo di divertirmi. A consegnarmi il premio è stata Francesca Piccinini, che a Bergamo e non solo ha fatto la storia".
Piccinini le ha lasciato anche un consiglio?
"Mi ha detto: 'La prima è andata, pensa alle altre'. E ha ragione".
Quest’estate, dopo l’oro europeo con l’U22, è arrivata anche la chiamata di Velasco per il collegiale della Nazionale maggiore.
"Quel giorno stavo facendo la valigia per venire a Bergamo: l’indomani sarei dovuta partire. Mi hanno chiamata dopo cena e quando ho risposto ho pensato: 'Ma io?'. Quando sono arrivata lì mi sono resa conto che è un altro mondo: ti ritrovi in campo con giocatrici incredibili che continuano a regalarci tante emozioni. Ho cercato di rubare il più possibile dalle palleggiatrici".
Ritrovarsi davanti Velasco che effetto le ha fatto?
"Eh, è stato tosto, un impatto forte. Ero abbastanza in soggezione: ho cercato soprattutto di ascoltare e di mettere in pratica quello che mi diceva".
Con le ragazze invece com’è andata?
"Sono state davvero super. Sono rimasta soltanto due giorni, quindi è stata un’esperienza breve, ma in quei due giorni sono state incredibili. Ritrovarmi a parlare con Egonu, Orro, Sylla, stare a cena con loro e poi andare insieme ad allenarci è stato stupendo. È un’emozione che auguro a ogni ventenne".
La chiamata era arrivata anche per un piccolo problema fisico di Alessia Orro e c’è già chi vede in lei una possibile erede.
"Mi fa molto piacere, ma c’è tanto da lavorare per poter arrivare, magari un giorno, in Nazionale maggiore. Oggi non mi sento né di poter fare la prima né la seconda di Orro. Anche perché c’è Cambi, che a me piace tanto: ci ho giocato contro la settimana scorsa e continua a stupirmi. Carlotta mi ha dato qualche consiglio sulle alzate, ma anche Sylla e le altre sono state molto disponibili: quando mi vedevano in difficoltà mi aiutavano".
Il suo sogno nel cassetto?
"Semplicemente di realizzarmi. Sono andata via di casa a tredici anni per giocare nel Volleyrò. Non ho vissuto tante cose con la mia famiglia e con i miei amici. All’inizio è stato molto difficile anche se rifarei subito quella scelta. Spero che un giorno, guardandomi indietro, possa essere soddisfatta della mia carriera e pensare che ne sia valsa la pena".
A chi dedica le vittorie importanti?
"A mio nonno, per me è tutto. Con lui sono proprio un’altra persona: normalmente sono poco affettuosa, non abbraccio quasi nessuno, mentre con lui mi viene spontaneo. Gli voglio un bene immenso. Tutte le vittorie che ho conquistato finora sono per lui, così come quelle che conquisterò".
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