Simone: "Il mio Milan era il più forte al mondo. Serie A? Mi sono disinnamorato: troppi nomi difficili..."
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Simone: "Il mio Milan era il più forte al mondo. Serie A? Mi sono disinnamorato: troppi nomi difficili..."

Giovedì 15 ottobre 2026
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L’ex attaccante tra i rossoneri del passato e quelli di oggi: "Il dna è da coppa: in Europa League può arrivare fino in fondo. Ma l'ambizione non può essere solo il quarto posto

L’ex attaccante tra i rossoneri del passato e quelli di oggi: "Il dna è da coppa: in Europa League può arrivare fino in fondo. Ma l'ambizione non può essere solo il quarto posto

Dal nostro inviato  Andrea Ramazzotti 15 ottobre - 09:15 - SALISBURGO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

La parola Milan lo emoziona sempre e porta nella sua mente i ricordi di tanti gol con indosso la maglia rossonera. Due di questi Marco Simone li ha segnati proprio contro il Salisburgo, che allora si chiamava Casino e non Red Bull: nella Champions 1994-95, il 28 settembre 1994, a San Siro vittoria per 3-0 di Baresi e compagni con l’attaccante di Castellanza che firmò la seconda e la terza rete. “Il 2-0 arrivò con un diagonale dal limite dell’area, il 3-0 con un tiro all’incrocio rientrando sul destro, su passaggio di Boban. Che notte... Eravamo davvero la squadra più forte del mondo”. 

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Simone, ha rammarichi se ripensa a quegli anni? 

“No, solo bei ricordi. Ci siamo tolti delle grandi soddisfazioni perché eravamo un gruppo incredibile. Gullit, Boban e Desailly erano super, ma il nostro segreto era un gruppo di italiani pazzesco: Baresi, Tassotti, Maldini, Albertini, Costacurta, Rossi, Panucci... C’erano solo giocatori pazzeschi”. 

Lei quanti gol segnerebbe nel calcio di oggi? 

“Non lo so, però avrei di sicuro più occasioni come tutti gli attaccanti. Le difese in quegli anni erano davvero forti e ti concedevano poco, mentre adesso... Il calcio è cambiato e per chi gioca davanti i vantaggi sono evidenti: con le nuove regole e i cartellini più frequenti, quanti avversari avrebbe fatto espellere Maradona?”. 

Anche il Milan attuale è diverso dal suo. 

“Il Milan per me resta il Milan, ovvero il mio grande amore calcistico, ma ultimamente sta cambiando molto ogni anno. Vincere così è difficile”. 

Ci vorrebbe più stabilità? 

“Quella era una componente fondamentale ai nostri tempi e lo è pure adesso. La stagione è iniziata da poco ed è presto per dare giudizi perché bisogna dare al nuovo tecnico e ai nuovi calciatori il tempo di adattarsi. È chiaro però che cambiando sempre tutto diventa più difficile: quando dei giocatori arrivavano in una struttura ben avviata come la nostra, per loro era più facile inserirsi e rendere subito al top. Dovevano fare i conti con la concorrenza per essere titolari, ma una volta in campo...”. 

Rispetto allo scorso anno, passando da Allegri ad Amorim, il Diavolo ha un volto completamente diverso. I problemi nascono da qui? 

“Sono due idee di calcio differenti. Non dico chi dei due tecnici abbia ragione perché in questo gioco non c’è un unico modo per vincere. Di certo, bisogna dare alla squadra il tempo di adattarsi”. 

Finora i rossoneri hanno avuto alti e bassi: belli contro il Lecce prima dalla sosta, bruttini domenica a Reggio Emilia con il Sassuolo. 

“Spero sempre che il Milan raggiunga gli obiettivi fissati, ma soprattutto che torni a vincere. Ho sentito le parole di Boban (al Festival dello Sport di Trento, ndr) e sono d’accordo con lui: questo club non può puntare solo ad arrivare nelle prime quattro per qualificarsi alla Champions. Da tifoso sono preoccupato se il Milan non ambisce a vincere lo scudetto”. 

Per puntare in alto servirebbero i gol di Gonçalo Ramos che sta faticando parecchio. Lei che in questi anni ha visto tanto il campionato francese e conosce bene il bomber portoghese... 

“Vi interrompo. Il suo valore non è in discussione, ma mi aspettavo che qualche difficoltà la incontrasse perché il modo di giocare nel Milan è diverso da quello del Psg. Se la squadra crescerà come proposta offensiva e occasioni da gol create, anche Gonçalo si esprimerà al meglio”. 

Le sarebbe piaciuto avere Modric nella rosa del suo Milan? 

“Assolutamente sì e un campione come lui sarebbe stato titolare anche con noi. Luka non ha bisogno di una squadra che “gira” per dare il massimo perché è lui che la fa funzionare. È un calciatore universale e adatto a tutte le epoche, bello da vedere all’opera anche a quarantuno anni”. 

Da Monaco quanto segue il calcio italiano? 

“Abbastanza anche se sono un po’ disinnamorato: ci sono troppi nomi “particolari” e difficili da memorizzare. Prima in campo c’erano meno stranieri e più italiani protagonisti”. 

Chi è la sua favorita per lo scudetto? 

“L’Inter è la più attrezzata di tutte perché ha la rosa più ampia e forte”. 

E il Milan dove lo colloca? 

“Nel gruppone delle inseguitrici insieme alla Roma, al Como, alla Juventus, al Napoli e alla Lazio. Il Milan deve fare un salto in avanti a livello di reti e gioco espresso per insidiare i nerazzurri. La Roma e il Como stanno andando forte, ma la più grande sorpresa, in relazione all’organico a sua disposizione, è la Lazio: Gattuso, con il quale ho giocato al Milan e che è stato mio compagno di corso al Master di Coverciano, ha una grande competenza ed è un tecnico capace di tirare fuori il meglio dai suoi calciatori”. 

In Europa quale deve essere l’obiettivo del Diavolo? 

“Le coppe europee, e in particolare la Champions, sono nel Dna del Milan. Io quando giocavo in Europa con la maglia rossonera, mi sentivo a casa: c’erano una mentalità vincente, poca pressione e la consapevolezza di poter battere chiunque. Adesso le cose sono cambiate, ma secondo me in questa Europa League il Milan può fare bene e arrivare in fondo. Un bel risultato con il Salisburgo può dare la carica per ripartire forte in Serie A”. 

Non vedere più Berlusconi e Galliani alla guida della società, che effetto le fa? 

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“Il tempo passa, ma per quel Milan ho sempre tanto affetto. Berlusconi era un presidente eccezionale, che a noi non ha mai fatto capire di poter incidere sulla formazione. Riuscirci con Sacchi e Capello era complicato e comunque la nostra era una squadra in cui chiunque giocasse, era difficile... sbagliare. Eravamo fortissimi. Eravamo un grande Milan”.

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