L'Inter è indifesa, ma Chivu non cambia idea: niente passi indietro sul pressing
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L'Inter è indifesa, ma Chivu non cambia idea: niente passi indietro sul pressing

Giovedì 15 ottobre 2026
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La sconfitta col Bruges complica la strada in Champions League: il tecnico però continuerà sulla stessa strategia

La sconfitta col Bruges complica la strada in Champions League: il tecnico però continuerà sulla stessa strategia

Roberto Maida Giornalista 15 ottobre - 11:51 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L’Inter attacca bene e difende male. Nelle analisi semplici si nasconde spesso la verità più scomoda: la sconfitta contro il Bruges si spiega in parte attraverso gli errori individuali – assurda l’uscita a vuoto di Josep Martinez che ha consegnato il 2-1 ai belgi – ma non risponde del tutto agli squilibri sistemici che la squadra ha manifestato in questa come in altre partite. Il punto è che in Italia la superiorità tecnica rispetto a quasi tutti i concorrenti è tale da mascherare i limiti e le smagliature. Ma il senso di grandezza e di invincibilità, rinforzato da tre rimonte da 0-2 in campionato oltre che dal doblete della scorsa stagione, diventa un boomerang psicologico in Champions League, dove ritmo e livello sono mediamente più alti e impongono concentrazione e applicazione costanti. 

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Spirito

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Il problema dunque sarebbe soprattutto di atteggiamento generale, non di tattica o di qualità. Chivu lo aveva spiegato ai giocatori già all’Olimpico prima della sosta, in quell’intervallo infuocato dopo la travolgente doppietta di Koné, e lo ha ripetuto nelle ultime ore: il calcio si compone di due fasi, non soltanto di una. Bisogna lavorare con la palla, compito che l’Inter svolge con una certa cura, ma pure quando la palla è nel controllo dell’altra squadra: sul secondo elemento l’Inter è in difficoltà, perché non sta mostrando la ferocia necessaria a valorizzare il gioco aggressivo e verticale richiesto dall’allenatore. Si potrebbe obiettare che se un sistema non funziona, è ragionevole cambiarlo adottando un approccio più prudente. Ma l’Inter è in grado di pressare alto e andare dritta in porta: si è visto sabato scorso contro il Parma. Non può aver dimenticato i concetti identitari in tre giorno. D’altro canto non dispone di difensori abituati a proteggere il fortino con il baricentro basso: l’unico è Stones, oggi infortunato, che infatti è stato inglobato nell’organico in estate proprio per aggiungere personalità e stabilità al reparto. E’ quasi obbligatorio affrontare gli avversari a petto in fuori. 

Avanti così

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L’idea di cui parla spesso Chivu rimarrà dunque la medesima, con gli aggiustamenti opportuni di volta in volta. L’Inter non rinuncerà alle pressioni, si allenerà per esercitarle con maggiore efficacia. Sulle marcature preventive invece l’organizzazione è migliorata: martedì sul contropiede dello 0-1, derivato da un calcio d’angolo a favore, c’erano tre giocatori destinati a correre all’indietro (Zielinski, Calhanoglu e Barella). Solo che Zielinski ha sbagliato l’anticipo concedendo al velocissimo Forbs di scappare via. Ecco, la questione dei duelli e delle seconde palle è un altro motivo di riflessione per Chivu. Si torna però all’atteggiamento. Se non si affrontano i contrasti con la dovuta determinazione, i risultati diventano afflittivi. 

Differenze

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Soprattutto in Champions League i numeri sono impietosi: nelle due sconfitte contro Real Madrid e Bruges, che fanno salire a 7 i ko nelle ultime 8 partite nel torneo, l’Inter ha incassato 6 gol e concesso almeno altre dieci possibilità per segnare. Sbandamenti periodici. In campionato, dove comunque le reti subite sono state 8 in 6 giornate, la media dei pericoli scende sensibilmente. Ma questo dipende dagli avversari, più che dall’Inter. 

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La quota ottavi 

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Adesso l’obiettivo della qualificazione diretta, stimato da Chivu in 16 punti, sembra molto complicato da raggiungere: nelle prossime sei partite l’Inter dovrebbe ottenere 5 vittorie e un pareggio. Ma anche il passaggio attraverso i playoff, tagliola insuperabile nello scorso mese di febbraio, potrebbe non essere drammatico se la squadra ritrovasse il proprio equilibrio in campo. È verosimile che i giocatori sentano l’ansia da prestazione in Champions, proprio perché il gruppo storico non si è ancora scrollato di dosso i detriti della finale di Monaco: contro il Bruges la frenesia nelle scelte, generata dall’eccessiva tensione per l’evento, ha aumentato il numero di errori individuali. Anche in attacco: Lautaro ha fallito la palla del 2-1 tirando addosso all’ex Sommer mentre Pio Esposito ha mancato la girata del 2-2. Poteva andare diversamente. Ma gli episodi e i dettagli servono proprio a comporre la storia.

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