Atp, rivoluzione dal 2028: più soldi ai giocatori, nuovo ranking e calendario ridisegnato
Il presidente Gaudenzi ha annunciato una serie di misure per cambiare l'organizzazione del tennis di alto livello per il 2028
Il presidente Gaudenzi ha annunciato una serie di misure per cambiare l'organizzazione del tennis di alto livello per il 2028
Marco Iaria Giornalista 15 ottobre (modifica alle 14:36) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Andrea GaudenziPiù soldi ai giocatori, una classifica che dia maggiore peso ai risultati nei grandi tornei e un calendario ripensato per ridurre la pressione sugli atleti. Sono le tre direttrici della rivoluzione che l’Atp sta preparando per il 2028. A delinearle è stato il presidente Andrea Gaudenzi, in una lettera aperta che anticipa la nuova fase di OneVision, il piano strategico di trasformazione del circuito maschile. Le proposte, ancora da sottoporre all’approvazione degli organi competenti, puntano a ridisegnare gli equilibri economici e sportivi del tennis professionistico. Con un obiettivo dichiarato: “Rafforzare la competizione, allineare meglio gli incentivi ed estendere il sostegno a un numero maggiore di giocatori, aiutandoli ad affrontare i costi legati all’attività nel circuito”.
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—La novità più immediata riguarda il denaro. L’Atp intende portare il Bonus Pool dagli attuali 21,5 a 50 milioni di dollari, più che raddoppiando il fondo destinato a premiare i giocatori che partecipano ai principali appuntamenti del circuito. A questo si aggiungerebbero 25 milioni di bonus di fine stagione per i primi 250 del ranking, con l’obiettivo di sostenere i costi dell’attività agonistica, e circa 30 milioni annui di contributi pensionistici a beneficio di 300 giocatori. Tre interventi che, complessivamente, valgono 105 milioni di dollari e che porterebbero l’investimento centrale dell’Atp nella remunerazione e nel sostegno agli atleti oltre quota 100 milioni all’anno. Considerando anche i montepremi dei tornei e i meccanismi di partecipazione agli utili, la remunerazione complessiva dei giocatori, esclusi gli Slam che sono organizzati autonomamente, è stimata in 350 milioni di dollari dal 2028.
classifica
—La seconda direttrice tocca uno dei pilastri del tennis professionistico: il ranking. Gaudenzi propone di modificare la distribuzione dei punti affinché i risultati ottenuti nei tornei più prestigiosi abbiano un peso maggiore nell’arco della stagione. Al tempo stesso, l’Atp vuole “ridurre l’incentivo per i giocatori a disputare un numero eccessivo di tornei dopo un risultato deludente”. Un cambio di filosofia che potrebbe incidere sulle strategie dei giocatori, oggi chiamati a conciliare la ricerca dei punti con la gestione delle energie fisiche. I dettagli tecnici non sono ancora stati definiti, ma l’indirizzo è chiaro: premiare maggiormente la qualità dei risultati nei grandi appuntamenti, anziché alimentare la rincorsa a un calendario sempre più fitto.
calendario
—La terza proposta riguarda proprio il calendario. L’Atp punta a creare una struttura stagionale più ordinata, con settimane dedicate alle diverse categorie di tornei, così da consentire una programmazione più razionale e flessibile. In questo disegno rientra anche l’introduzione del decimo Masters 1000, già assegnato all’Arabia Saudita, che rafforzerà ulteriormente il vertice della piramide del circuito. L’obiettivo è favorire la presenza dei migliori giocatori nei tornei più importanti, lasciando però agli atleti la libertà di scegliere dove e quando competere. "Incentivi, non obblighi: i giocatori scelgono dove e quando competere e la struttura deve fare in modo che la scelta migliore sia anche quella più conveniente", è il principio rivendicato da Gaudenzi, che vuole rendere le decisioni più vantaggiose dal punto di vista sportivo ed economico anche le più sostenibili sotto il profilo fisico.
filosofia
—Dietro questa impostazione c’è una questione che accompagna da anni il tennis: il rapporto tra crescita del business e tutela dei protagonisti. L’espansione dei montepremi, l’allungamento di diversi Masters 1000 e l’affollamento del calendario hanno aumentato le opportunità di guadagno, ma anche le sollecitazioni sugli atleti. “La struttura del circuito deve ridurre la pressione a giocare un numero eccessivo di tornei e aiutare gli atleti a gestire le esigenze della stagione”, sottolinea il presidente dell’Atp. Gaudenzi prova così a intervenire contemporaneamente sulle tre leve che regolano il sistema: soldi, punti e programmazione. Perché se i premi economici e il ranking continueranno a spingere i giocatori verso una presenza costante, qualsiasi tentativo di alleggerire il calendario rischierà di rimanere sulla carta.
governance
—Il piano comprende anche una quarta area, dedicata ai formati delle competizioni e al doppio. L’Atp sta valutando possibili modifiche ai tabelloni, con l’obiettivo di rendere più sostenibile economicamente la specialità. Eventuali risorse sottratte al doppio rimarrebbero comunque destinate ai giocatori e verrebbero reinvestite nei premi delle qualificazioni e dei primi turni del singolare, per sostenere soprattutto chi deve affrontare i costi del professionismo senza poter contare sui guadagni dei campioni. La partita, adesso, si sposta sul terreno della governance. Le proposte saranno discusse con il Player Advisory Council, il Tournament Advisory Council e il Board dell’Atp, oltre che con gli altri soggetti coinvolti nel circuito. L’obiettivo è arrivare alle riunioni di fine anno a Torino con un pacchetto definitivo da sottoporre all’esame degli organi competenti. Nessuna delle misure, dunque, è ancora operativa.
sfida
—La nuova fase di OneVision rappresenta un ulteriore passo nel processo di industrializzazione del tennis avviato sotto la presidenza Gaudenzi. Il progetto mira a rafforzare il valore commerciale dei grandi eventi e a redistribuire una parte maggiore delle risorse generate, cercando di allineare gli interessi di giocatori, tornei e organizzatori. “Il circuito si fonda sulle prestazioni dei migliori giocatori del mondo nei tornei più importanti. Sono questi i momenti che alimentano l’interesse dei tifosi, fanno crescere il nostro sport e consentono di attrarre maggiori investimenti”, osserva Gaudenzi. La sfida è tradurre questo principio in un sistema capace di conciliare crescita economica, spettacolo e sostenibilità dell’attività agonistica. Perché, in definitiva, non basta aumentare i montepremi: bisogna fare in modo che giocare meno, ma meglio, possa diventare una scelta conveniente anche per chi vive di punti e premi.
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