Pellegrini: "Io gareggiavo anche con 40 di febbre". La risposta della medicina e i rischi
La Gazzetta dello Sport

Pellegrini: "Io gareggiavo anche con 40 di febbre". La risposta della medicina e i rischi

Giovedì 15 ottobre 2026
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Dopo il reel social di Federica Pellegrini, cosa dice la medicina dello sport su gare con la febbre: rischi per il cuore, criteri del Cio e regole in piscina

Laerte Salvini 15 ottobre - 17:35 - MILANO

Dopo il reel social di Federica Pellegrini, cosa dice la medicina dello sport su gare con la febbre: rischi per il cuore, criteri del Cio e regole in piscina

La competizione spinge ogni atleta a portare il proprio corpo al limite. Lo sport è pieno di atti eroici, quelli che restano impressi nella mente, vincendo spesso il logorio del tempo. Spingersi al limite tuttavia non è una strada adatta a tutti, a volte non è necessaria. Altre volte può essere semplicemente dannosa. Per ogni disciplina, in qualsiasi livello, si parte da una domanda. Quanto lo vogliamo? Lo ha chiesto anche Federica Pellegrini ai suoi allievi, accendendo un dibattito che va oltre il nuoto. Nel reel pubblicato su Instagram, l’ex campionessa parla ai suoi giovani atleti della FedeAcademy, la scuola che gestisce con il marito Matteo Giunta, portando un esempio diretto: “Se la sera prima vi viene un cagotto, il giorno dopo non gareggiate? Esatto, gareggiamo anche con la febbre. Io ho gareggiato anche con 40 di febbre, con una spalla che non girava. Poi dipende da quanto uno lo vuole, ok?”. L’idea è abituarsi già in allenamento a entrare in acqua anche quando non si sta al meglio: “oggi magari non sto al 100% sto al 60 perché ho mal di gola, al 70 perché ho mal di pancia”. Così, se succede in gara, “siete già pronti”. Per alcuni è la fotografia di una mentalità positiva. Per altri è un messaggio pieno di “tossicità”, che insegna ai ragazzi a ignorare i limiti del proprio corpo. La FedeAcademy ha risposto: “Il senso del messaggio non è allenarsi con 40 di febbre, ma parlare di motivazione, determinazione e capacità di affrontare le difficoltà”. Poi precisa: “L’esempio di Federica è volutamente estremo: serve a raccontare quanto si possa desiderare qualcosa e quanto si sia disposti a mettersi in gioco per raggiungerla”. E aggiunge: “Ovviamente, questo non significa ignorare i segnali del proprio corpo o mettere a rischio la propria salute”. Il confine tra determinazione e rischio è sottile e soggettivo. La medicina dello sport ha criteri precisi, e febbre, diarrea e mal di gola non pesano allo stesso modo.

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