Inter, il mal d'Europa nasce dalla testa o dalle gambe? Cosa dicono i dati tra Real e Bruges
La Gazzetta dello Sport

Inter, il mal d'Europa nasce dalla testa o dalle gambe? Cosa dicono i dati tra Real e Bruges

Giovedì 15 ottobre 2026
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All'esordio in Europa, la squadra di Chivu ha corso 9 km in più rispetto a quella di Mourinho. A San Siro contro i belgi, 5 in meno. Ma il problema non è questo...

All'esordio in Europa, la squadra di Chivu ha corso 9 km in più rispetto a quella di Mourinho. A San Siro contro i belgi, 5 in meno. Ma il problema non è questo...

Gregorio Spigno Giornalista 15 ottobre - 21:15 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Dove nasce il mal d'Europa dell'Inter? Scandagliando dati, statistiche, sensazioni ed impressioni, le strade da perseguire per risolvere l'enigma diventano tre. Tutte... anatomiche: cuore, testa o gambe? Potrà pure trattarsi di un mix di tutte le componenti prese in esame, ma la percezione più concreta è che - come spesso succede - la risposta vada ricercata nel cervello generale della squadra. Non più in un cuore ferito ma ormai cicatrizzato da un paio di finali di Champions rimaste indigeste (ovviamente più quella di Monaco che quella di Istanbul) o dalla delusione playoff della scorsa stagione, e soprattutto neppure nelle gambe. Perché c'è una statistica precisa, relativa alle prime due gare europee dell'Inter contro Real Madrid e Bruges, che spiega in maniera piuttosto chiara come la condizione dei nerazzurri non sia così indietro come è sembrato specialmente per larghi tratti della gara contro la squadra belga. 

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il confronto

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Numeri e dati sono per definizione inconfutabili. E non fanno eccezione quelli relativi a quanto l'Inter abbia corso in queste prime due serate di Champions. Perché è altrettanto chiaro che evidentemente il "come" importi più del "quanto". Contro il Bruges, la squadra di Chivu ha corso 5 chilometri in meno rispetto al Bruges nei 90'. Al Bernabeu sul campo del Real Madrid, Diouf e soci hanno macinato 9 km in più rispetto ai Blancos. Risultato: sconfitta in entrambi i casi. Ma specialmente l'esordio in Spagna, rovinato solo dal primo grave errore di Pepo Martinez tra i pali, ha confermato che l'Inter rappresenta tutt'altro che una squadra "indietro" dal punto di vista fisico. Anzi, considerando che in media un calciatore che percorre 9 km a partita figura tra i maratoneti principali, di fatto è come se l'Inter - solo sul piano della corsa - abbia giocato con un uomo in più. Quindi non certo un problema di gambe. 

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La questione, a questo punto, si spacca in due. Primo punto: come viene gestita la corsa? Quanti km vengono "sprecati"? Secondo, e probabilmente principale: se la squadra corre, e pure tanto, è evidente che dal punto di vista fisico non esista alcun problema. Anzi la preparazione sta portando i suoi frutti. Piuttosto, a differenza del campionato sembra che l'Inter si lasci condizionare da errori, non sia in grado di tramutare un momento negativo in positivo come capita in Serie A, che si faccia prendere dalla frenesia nata dalla ricerca del riscatto immediato che però si traduce in una squadra sbilanciata e più semplice da punire esattamente come accaduto contro il Bruges. Di certo c'è che specialmente negli ultimi giorni, ma pure dopo la trasferta di Madrid, chi più di tutti si è interrogato sulle origini dei problemi europei dell'Inter sia stato Cristian Chivu. Alla ricerca di una soluzione per rendere la sua Inter dominante in Europa tanto quanto in Italia.

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