Gli altri corrono, noi no: ci alleniamo troppo o troppo poco? Il dilemma del calcio italiano
La Gazzetta dello Sport

Gli altri corrono, noi no: ci alleniamo troppo o troppo poco? Il dilemma del calcio italiano

Venerdì 16 ottobre 2026
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Nello sciagurato turno di Champions da 0 punti, le italiane sono state riprese e superate. Cambiare musica non è mai troppo tardi: la qualità - non la quantità - degli allenamenti fa tanto

Nello sciagurato turno di Champions da 0 punti, le italiane sono state riprese e superate. Cambiare musica non è mai troppo tardi: la qualità - non la quantità - degli allenamenti fa tanto

Luigi Garlando Giornalista 16 ottobre - 07:18 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Perché gli altri corrono più di noi? Domanda semplice, primitiva, forse superficiale, ma è questa l’impressione che ci trasciniamo da anni. Questo è balzato agli occhi anche nello sciagurato turno di Champions da 0 punti. Come in certi brutti sogni, quando vorremmo scappare, ma sentiamo le gambe di piombo. Como, Napoli e Roma hanno provato a scappare, sono state riprese e superate. La Roma in realtà ha corso e giocato più del Real Madrid per 80 minuti, poi è implosa per mancanza di cambi e personalità. Chi ha un certo status, tipo il Real (ricordate Sergio Ramos?) promette: "Manca poco, però adesso segno". E ne fa tre. Chi non ha esperienza di certe partite, trema: "Manca poco, ma adesso prendo gol...". E ne prende tre. Però la Roma corre. 

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Ogni volta esaltiamo nuovi eroi, tipo Forbs (Bruges) che sembrava in moto e gli interisti a piedi. Tempo fa, il Milan fu flagellato dalla corsa di Paixao (Feyenoord). All’ultimo Europeo ci torturarono al galoppo Vargas (Svizzera), Yamal, Williams (Spagna); nello spareggio mondiale gli esterni della Bosnia. Spesso, per Sindrome di Stoccolma, compriamo i nostri carnefici, tipo Alajbegovic, per scoprire che in Italia si normalizzano. Ci alleniamo poco? "Troppo" per l’ex cremonese Vardy: "Arrivavo alla partita stremato e non correvo". Nella stagione 2025-26, Luis Enrique, campione d’Europa, è stato l’allenatore che ha concesso più giorni di riposo. Conta la qualità più che la quantità del lavoro. Non alleniamo abbastanza intensità, ritmo e resistenza alla velocità? Loro i giovani, noi i vecchi parametri zero. Noi vinili a 33 giri, gli altri a 45. Come si cambia musica?

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