Antibiotico-resistenza, la pozione medievale che sorprende
Una ricetta del decimo secolo, il collirio di Bald, mette in difficoltà i batteri: attacca più bersagli e la resistenza arriva molto più lentamente
Una ricetta del decimo secolo, il collirio di Bald, mette in difficoltà i batteri: attacca più bersagli e la resistenza arriva molto più lentamente
Laerte Salvini 16 ottobre - 08:20 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleMille anni di distanza, un solo grande problema. La resistenza agli antibiotici, che oggi provoca oltre un milione di morti l’anno, potrebbe trovare uno spunto inatteso in un manoscritto anglosassone. Dentro, una ricetta con aglio, cipolla, bile di bue e vino. Fuori, un risultato che gli stessi ricercatori non si aspettavano: i batteri faticano moltissimo a difendersi.
Collirio di Bald: Dal manoscritto alla provetta
—Tutto parte dal Bald’s Leechbook, un trattato medico compilato da scribi anglosassoni nel decimo secolo, dove convivono rimedi dubbi e intuizioni sorprendenti. Nel 2015 la microbiologa Freya Harrison, dell’Università di Warwick, ha ricostruito insieme a un gruppo di colleghi e storici uno di quei preparati:il collirio di Bald. Servivano un recipiente d’ottone e nove giorni di attesa. Nei test di laboratorio, la miscela ha mostrato un’attività antimicrobica sorprendente contro lo Staphylococcus aureus e contro la sua variante resistente, l’MRSA.
un molteplice attacco
—Il nuovo studio, pubblicato il 3 settembre su mSphere, ha provato a capire come agisca il rimedio. Dopo il trattamento, centinaia di geni dello S. aureus hanno cambiato espressione, compresi quelli legati alla struttura della membrana cellulare e alla capacità di provocare malattia. La membrana, per di più, è risultata danneggiata: una mossa potenzialmente letale per il microrganismo. Non è tutto. Anche a concentrazioni minime, il collirio ha ridotto la formazione di biofilm, le colonie compatte con cui i batteri si proteggono dai farmaci. E ha disturbato la comunicazione tra le cellule, il canale con cui i patogeni coordinano le loro azioni e diventano più aggressivi.
La prova decisiva: la resistenza
—La parte più interessante riguarda il tempo. I ricercatori hanno esposto per due settimane colture di S. aureus e di altri due patogeni a dosi via via crescenti di collirio oppure di antibiotici di uso comune. Con i farmaci tradizionali, i batteri hanno spesso ripreso a proliferare anche a concentrazioni da otto a sedici volte superiori a quelle che all’inizio ne avevano bloccato la crescita. Con il collirio, la tolleranza è salita solo di poco. Secondo Harrison, il collirio agisce su più bersagli contemporaneamente, rendendo difficile per i batteri sviluppare mutazioni sufficienti a resistergli.
Ancora in via di sperimentazione
—Nessuna tentazione di improvvisarsi speziali. Harrison lo dice chiaro: preparare il rimedio in casa sarebbe poco pratico, inaffidabile e potenzialmente pericoloso, perché il risultato cambierebbe da una pozione all’altra. La strada indicata è un’altra: ricreare l’attacco multiplo in forma clinicamente adatta, con un cocktail di laboratorio che contenga solo alcuni dei principi attivi. "Da qualche parte c’è una combinazione di molecole responsabile della maggior parte dell’effetto", osserva la microbiologa. "Possiamo scoprire quali sono?". La caccia, in fondo, è appena cominciata.
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