Probiotici e salute mentale: gli effetti su ansia e depressione
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Probiotici e salute mentale: gli effetti su ansia e depressione

Venerdì 16 ottobre 2026
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Secondo uno studio, alcuni ceppi batterici possono influire sull’umore attraverso il dialogo tra intestino e cervello

Secondo uno studio, alcuni ceppi batterici possono influire sull’umore attraverso il dialogo tra intestino e cervello

Eu.Spa. 16 ottobre - 08:19 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L’intestino è stato considerato a lungo soprattutto un apparato laborioso, incaricato di digerire quanto mangiamo e di segnalarci se qualcosa non va. Ma negli ultimi anni, anche grazie ad alcuni libri di successo, si è guadagnato un ruolo ben più ambizioso: quello di interlocutore del cervello. Merito del microbiota, l’enorme comunità di microrganismi che abita il tratto intestinale e comunica con il sistema nervoso attraverso segnali di vario tipo. Da qui nasce l’interesse per gli psicobiotici, probiotici studiati per i loro possibili effetti sulla salute mentale. Una nuova revisione scientifica, pubblicata sul Journal of Restorative Medicine ha riunito le ricerche condotte su ansia, depressione, disturbo bipolare e schizofrenia. E diversi ceppi di Lactobacillus e Bifidobacterium sono stati associati a miglioramenti di alcuni sintomi e indicatori biologici. 

l'asse intestino-cervello

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Il dialogo fra intestino e cervello non segue una sola strada, ma diverse. I batteri intestinali possono produrre o influenzare sostanze coinvolte nella trasmissione dei segnali nervosi, come GABA e serotonina; i loro metaboliti possono stimolare il nervo vago, mentre altri meccanismi riguardano il cortisolo (l'ormone dello stress) e l’infiammazione. Anche la barriera intestinale entra in gioco: se perde efficienza, alcune molecole pro-infiammatorie possono passare più facilmente e avere ripercussioni sul sistema nervoso centrale. Nelle ricerche esaminate, il Bifidobacterium animalis BB-12 è stato collegato a un miglioramento di alcune forme di ansia, mentre il Lactobacillus casei Shirota a una riduzione del cortisolo salivare. Il Lactobacillus plantarum DR7, somministrato per dodici settimane, ha invece ridotto cortisolo e alcuni marcatori infiammatori, con effetti favorevoli sull’attenzione e sulla cognizione emotiva. Segnali simili sono comparsi con il Lactobacillus plantarum P-8 e con una combinazione di Lactobacillus reuteri NK33 e Bifidobacterium adolescentis NK98. Per la depressione, poi, diversi studi hanno rilevato cambiamenti nell’infiammazione e nella regolazione dell’umore. In alcuni casi i partecipanti soffrivano di stress o disturbi gastrointestinali, un dettaglio importante per capire a chi possa servire davvero un trattamento. 

Le indicazioni sulla schizofrenia sono ancora poche, ma meritano attenzione. Quattro settimane di Bifidobacterium breve A-1 sono state associate a una riduzione dell’ansia, della depressione e dei sintomi negativi; una miscela di quattro ceppi, assunta insieme alla vitamina D, ha invece migliorato i punteggi usati per valutare la malattia e alcuni parametri metabolici. Molto più limitati, invece, i dati sul disturbo bipolare. 

tanto ancora da scoprire

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Il punto debole dell’intero settore è però la grande diversità fra gli studi: cambiano i pazienti, i ceppi, le dosi, la durata e perfino il modo in cui i probiotici vengono somministrati. Spesso, inoltre, le combinazioni sperimentate non corrispondono ai prodotti disponibili in commercio e la quantità dichiarata al momento della produzione può non coincidere con quella realmente ingerita, perché i microrganismi vivi si degradano nel tempo. Persino alcuni meccanismi chiamati in causa restano in parte indiretti: gli acidi grassi a catena corta, per esempio, sono considerati importanti nella comunicazione intestino-cervello, ma nella maggioranza degli studi non sono stati misurati. Tutto sommato, gli autori dello studio ritengono che gli psicobiotici abbiano "una reale promessa come complemento alle cure convenzionali", soprattutto nei casi resistenti ai trattamenti o accompagnati da un’elevata infiammazione. La parola decisiva, per ora, è complemento: per passare dai segnali interessanti alla pratica serviranno protocolli (e dosi) uniformi e studi di lunga durata. Ma già si guarda al futuro, con la creazione di postbiotici, basati non su batteri vivi ma sulle sostanze da loro prodotte, il che li renderebbe potenzialmente più stabili e facili da indirizzare verso funzioni specifiche dell'umore. Sempre passando per l'intestino. 

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