Alison: "Sono lontano dai limiti umani: posso fare altri record. Atleta dell'anno? Stimo Duplantis"
Il brasiliano re dei 400 hs e la sua stagione stellare: "Un 2026 meraviglioso. Sono cresciuto in tutto: posso correre in 45”4-45”5". Poi sullo sport: "Mi vergognavo delle cicatrici. Questa disciplina mi ha svoltato la vita"
Il brasiliano re dei 400 hs e la sua stagione stellare: "Un 2026 meraviglioso. Sono cresciuto in tutto: posso correre in 45”4-45”5". Poi sullo sport: "Mi vergognavo delle cicatrici. Questa disciplina mi ha svoltato la vita"
Andrea Buongiovanni Giornalista 16 ottobre - 10:07 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleI 400 ostacoli, con lui, sono diventati un esclusivo terreno di caccia. Nel 2026, nella specialità, oltre a tanto altro, ha siglato uno storico record del mondo, è rimasto imbattuto (comprendendo nel conto sei tappe di Diamond League, più la finale) e ha vinto l’Ultimate Championship. La stagione delle barriere basse - e non solo quella - appartiene ad Alison Dos Santos. Il 26enne brasiliano, nonostante una concorrenza di altissimo livello, dal norvegese Karsten Warholm allo statunitense Rai Benjamin, è uno degli atleti in circolazione più dominanti. E più divertenti.
Alison, che anno è stato?
"Straordinario, direi perfetto. Finalmente sono riuscito a esprimere al meglio tutte le mie qualità: la velocità, la forza e la ritmica tra gli ostacoli".
Grazie a chi e a che cosa?
"A una persona in particolare, il mio allenatore Felipe de Siqueira. È per lui che, da ragazzino, mi sono trasferito dalla mia Sao Joaquim da Barra a San Paolo e al suo Pinheiros Club. Mi segue oramai da nove anni, dal 2023 a Clermont, in Florida, dove facciamo base pressoché fissa".
Cosa c’era nell’abbraccio con lui dopo il 45”80 di Zurigo, primato di Warholm a Tokyo 2021 incrementato di 14/100?
"Felipe raramente mi segue alle gare: l’ho convinto e quel crono è stato il giusto riconoscimento al lavoro di entrambi".
Sembrava un muro infrangibile e invece... Crede di avere altri margini di miglioramento?
"Siamo ancora lontani dai limiti umani. È difficile fare previsioni precise, ma sicuramente si può crescere ancora. Diciamo che non mi sorprenderò se scenderò a 45”4-45”5".
VIDEO: L’Oréal e Tamberi: la bellezza di volare oltre gli ostacoliLa sua ritmica - 13 passi fino al secondo ostacolo, 12 fino al sesto, poi 13 fino al decimo - è invariata da anni: in cosa consistono i nuovi margini?
"La ritmica è la stessa, il mio corpo è cambiato. I due metri di altezza da un lato mi favoriscono, dall’altro in gara bisogna saperli gestire. Oggi lavoro molto su velocità e forza. E i frutti si vedono. Una volta non era così. Al resto ci pensa la maturità".
Quest’anno è anche tornato a gareggiare in Brasile, in luglio ai nazionali di San Paolo, come non faceva dal 2019: quanto è legato al suo Paese?
"Tantissimo: proprio quell’occasione mi ha fatto capire quanto sia diventato popolare. Il rinnovato stadio di Ibirapuera esplodeva d’entusiasmo. Tornarci per le vacanze di fine stagione, da neoprimatista del mondo, è stato altrettanto bello".
A 10 mesi, incocciando in una padella piena di olio bollente, subì ustioni di terzo grado al cranio, al volto, al petto e alle braccia, rimanendo ricoverato quattro mesi e ricevendo in eredità ancora evidenti cicatrici: come superò il periodo?
"Per tanti anni mi sono vergognato a mostrarmi, ero timidissimo. Soffrivo a stare insieme agli altri. Poi, grazie allo sport, ho svoltato. Dai 6 ai 14 anni ho praticato judo, mi piaceva tanto. Ma i costi per praticarlo erano alti, i ritorni nulli e la mia famiglia non poteva permetterselo".
Quando e come è arrivato all’atletica?
"Poco prima di chiudere col judo: presto si è intuito che avevo talento e che, scalando le gerarchie, avrei potuto guadagnare qualcosa e aiutare i miei genitori e le mie tre sorelle maggiori".
Ma le piaceva?
"Il primo paio di mesi fino a un certo punto. Poi ho cominciato a fare amicizie, a viaggiare sempre più lontano, ad andare forte e a vincere. E quell’amore non mi ha più abbandonato".
Era timido e taciturno: oggi, in pista, tra un balletto e l’altro, è un ciclone...
"I meeting e le grandi rassegne devono dare spettacolo, devono intrattenere il pubblico. Gli atleti devono essere disposti allo show, interagire con gli appassionati e non limitarsi".
E poi ora con l’atletica, come dimostrato dai 150.000 dollari di bonus ai vincitori dell’Ultimate, si può ben guadagnare: è favorevole ai premi in denaro?
"Certo: lo sport è pure business, perché nasconderlo? E noi, attori protagonisti, dobbiamo essere ricompensati adeguatamente".
Cosa farà di quella cifra?
"Non ho più l’età per pensare ad auto di lusso o cose del genere: la investirò in lavori di ristrutturazione della mia abitazione".
Lei, Warholm e Benjamin: a differenza di quel che avviene tra i big di altre specialità non esitate a sfidarvi. C’è un accordo tra voi?
"Non esplicito, ma abbiamo a cuore i 400 ostacoli e capiamo l’importanza di trovarci uno a fianco all’altro. Poi ognuno pensa alla propria corsia".
Il bilancio di quest’anno dice 5-0 con Karsten e 1-0 con Rai: ha messo le cose in chiaro?
"Ho corso forte tutta la stagione, dimostrando una certa personalità figlia dell’equilibrio raggiunto. Per il resto penso solo a me stesso".
Dopo l’oro mondiale 2022, il grave infortunio al ginocchio destro del 2023: tutto dimenticato?
"La strada per tornare al vertice è stata lunga. Ma ora, anche mentalmente, godo di ottima salute".
Molti la sceglieranno quale miglior atleta dell’anno: lei a chi darebbe il riconoscimento?
"Non faccio graduatorie: ma dico che gli atteggiamenti di Mondo Duplantis mi piacciono molto".
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