Zanda e le sue Valkyries all’assalto del titolo WNBA: "Ci crediamo, spinte da un'arena pazza"
L’azzurra si prepara alla terza finale della carriera: "Coach Nakase ci ha insegnato a pensare in grande. Giochiamo con intensità emotiva". E sul pubblico di Ballhalla: "Qui le persone possono esprimere tutta la loro creatività nel sostenerci"
L’azzurra si prepara alla terza finale della carriera: "Coach Nakase ci ha insegnato a pensare in grande. Giochiamo con intensità emotiva". E sul pubblico di Ballhalla: "Qui le persone possono esprimere tutta la loro creatività nel sostenerci"
Giulia Arturi Giornalista 16 ottobre - 16:58 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleHanno costruito un mondo nel quale il Chase Center si chiama Ballhalla, le giocatrici sono guerriere e la mascotte è un corvo viola con gli occhiali, nato da un uovo misteriosamente comparso davanti all'arena. In due anni, le Golden State Valkyries hanno costruito qualcosa che va ben oltre una squadra di basket: un'identità, una comunità, un fenomeno popolare. E dentro questa storia c'è anche Cecilia Zandalasini. L'azzurra, 30 anni, alla sua seconda stagione nella Baia, si prepara a giocare le terze Finals della carriera. Le prime due con Minnesota: nel 2017, a 21 anni, chiuse con il titolo; poi nel 2024, più matura, perse contro New York. Ora arriva la terza occasione, con la sensazione di essere nel posto giusto al momento giusto. Ad attenderla ci sono le Atlanta Dream; si comincia sabato alle 21.30 italiane, con gara-1 al Chase Center in diretta su Sky Sport Basket.
VIDEO: Incredibile a Milano: la stella Nba Jaylen Brown gioca al campetto di FamagostaNel 2024 aveva già giocato le Finals da giocatrice importante. Adesso ci arriva da protagonista. Con quale spirito le affronta?
"C’è tanto entusiasmo, siamo tutte molto cariche. Stiamo scrivendo una storia bellissima. Abbiamo alle spalle una grande organizzazione che ci ha spinto fin dall’inizio: si è sempre parlato di provare a vincere. Avere questa opportunità già al secondo anno è tanta roba".
Quale sarà la chiave tattica contro Atlanta?
"Atlanta è molto fisica, le piace rubare palloni, volare in transizione e prendere tanti rimbalzi. Sono la miglior squadra nei recuperi, noi dovremo prenderci cura del pallone ancora di più. Corrono e hanno grandi tiratrici: in transizione possono arrivare alla tripla con un solo passaggio. Serviranno attenzione in attacco, buone scelte di tiro e un rapido rientro in difesa. Stiamo mettendo tantissima attenzione ai dettagli e tante, tante ore di video. A questo punto della stagione gli allenamenti sono soprattutto tattici, più che di intensità".
Avete eliminato Las Vegas 3-0, dopo aver perso tutti gli scontri diretti in regular season. Che cosa è cambiato?
"Avevamo incontrato Las Vegas nella prima parte della stagione, in un momento di calo fisico, come può succedere in una stagione così lunga. Era ancora presto, e nel frattempo ci siamo evolute come squadra: abbiamo “cliccato”. Ai playoff le abbiamo ritrovate in un nostro momento di grande spolvero. Conoscevamo i loro punti di forza, mentre noi non avevamo ancora mostrato le nostre vere possibilità. Un 3-0 contro le campionesse in carica non era facilmente immaginabile, ma abbiamo fatto tre gare super, sul piano fisico e mentale. A un certo punto eravamo sotto di 16 punti in gara-3: abbiamo dimostrato di saper recuperare anche nelle partite difficili".
In spogliatoio si parla apertamente del titolo?
"Se ne parla con molta serenità. Coach Nakase già l’anno scorso ci diceva “Non andiamo ai playoff, andiamo a vincere”. Allora sembrava un’utopia, ma ha continuato a ripeterlo anche all’inizio di questa stagione. È la cultura che cerca di trasmetterci: metterci in testa l’idea di potercela fare. Quando poi arrivi fin qui, ci credi il triplo. E noi ci crediamo".
C'è un clima di unità, senza gelosie. Tutte sanno cosa devono fare, senza viverlo come un peso, sempre sostenute dalle compagne».
Che cosa si aspetta da lei la coach contro Atlanta? Ne avete parlato?
"Abbiamo un ottimo rapporto, ci confrontiamo e ci scambiamo idee. Era molto contenta del mio approccio contro Las Vegas, soprattutto in gara-3 per la difesa su Gray: l’indicazione è di continuare così. Non dà molto peso ai tiri sbagliati. Fortunatamente ho il via libera e tutti si fidano di me. L’attenzione è soprattutto sulla difesa"
Su che cosa non transige?
"Sull’effort, l’impegno: vuole il cento per cento, che si tratti di una palla vagante o di andare a rimbalzo. Non si arrabbierà mai per un tiro sbagliato. Si arrabbia se manca l’impegno, la voglia di spingersi oltre e di coprire le compagne. Pretende sempre grande intensità, soprattutto intensità emotiva".
Becky Hammon ha detto che a Golden State nessuna si preoccupa di chi si prende i meriti.
"Si vedeva già l’anno scorso. La squadra ha le sue gerarchie, ma non sono sempre scritte. La coach è stata brava a creare un clima di unità, senza gelosie né l’obbligo di dare la palla sempre alla stessa persona o di assegnare compiti rigidi alle altre. Tutte sanno cosa devono fare, senza viverlo come un peso, sempre sostenute dalle compagne".
Tiffany Hyes ha definito questa la miglior panchina della sua carriera. Che cosa rende speciale il gruppo?
"Sì, stiamo bene insieme in campo e fuori. Durante la stagione non abbiamo molto tempo libero, ma quando ci troviamo stiamo bene. Non penso sia indispensabile, però nel nostro caso aiuta molto e rafforza il legame anche in campo".
Chi è l’anima del gruppo fuori dal campo?
"Un po’ tutte, ognuna a modo suo. Kayla Thornton mi fa spaccare dal ridere, è un personaggio. Anche Tiffany (Hyes, ndr). Veronica (Burton, ndr) è più calma, più presente di testa. Sono tutte forti".
Sugli spalti si vedono travestimenti da valchirie, elmi e facce dipinte. Qual è la cosa più folle che ha visto?
"Di tutto, persino gatti travestiti da valchirie! È una fanbase pazza, ma bellissima: ogni volta se ne inventano una nuova. È anche questo il bello. L’arena è un posto in cui le persone, oltre a vederci giocare e a tifare, possono esprimere la propria creatività nel seguirci e sostenerci".
Il vostro proprietario ha definito Gabby Williams la giocatrice più forte del mondo. Lei che la vede tutti i giorni, che cosa nota di speciale?
"Secondo me quest’anno ha fatto un grande salto. Senza che fosse annunciato, le hanno consegnato le chiavi della squadra, dell’arena, della città anche! È stata molto brava ad assumersi questa responsabilità, senza appesantirsi troppo. Nella sua carriera si è trovata spesso sotto una pressione, anche eccessiva. Qui si sente più libera di essere sé stessa e di sbagliare. C’è grande fiducia anche perché lei poi è capace di tornare in difesa e fare la rubata della partita".
Sembra che abbia conquistato tutti.
"Ormai ha le chiavi in mano: è la regina di Ballhalla".
Proprio lei ha detto che adesso saliranno tutti sul carro, dopo avervi considerate poco per tutta la stagione. È così?
"Nelle leghe americane funziona così: i media parlano sempre dei grandi nomi e dei grandi contratti, delle Wilson e delle Clark. Per noi Gabby è la superstar, ma al suo arrivo forse non aveva ancora lo stesso peso di quei nomi, e giocava in una squadra nuova. E adesso che siamo in finale può togliersi qualche sassolino dalla scarpa".
Ci racconti una curiosità dello spogliatoio che da fuori non conosciamo?
"Qualsiasi cosa fai prima di una partita diventa una routine. Devi stare attenta: rischi se si vince, di dover ripetere lo stesso gesto per tutto l’anno".
Le è capitato?
«Prima di entrare in campo battiamo le mani e facciamo il nostro ritornello. Usciamo sempre quando mancano 13 minuti, tiriamo per due e poi inizia la partita. Sempre in ritardo! Una volta ho provato a sollecitare le altre: “Dai raga, è ora di andare”. Da allora tocca sempre a me. Non scherzo, ci sono tremila cose da fare prima di entrare in campo! Ognuna ha il suo momento, è un lungo rituale".
Lei è una fan di Ted Lasso, l’allenatore della serie tv che ha fatto del cartello “Believe”, “Credici”, il suo simbolo. Ha pubblicato una foto con la stessa scritta sugli spalti delle Valkyries: le ha fatto pensare a lui?
"È uno dei tanti cartelli che si vedono, forse il più sobrio. Mi è piaciuto molto e, quando ho trovato la foto ho pensato a Ted".
Ted Lasso c’è in queste Valkyries?
"Noi ci crediamo”.
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