Ngapeth: "Grazie a Lorenzetti ho vinto l'oro olimpico. A LA2028 anche da quarto ma me lo devo meritare"
La Gazzetta dello Sport

Ngapeth: "Grazie a Lorenzetti ho vinto l'oro olimpico. A LA2028 anche da quarto ma me lo devo meritare"

Venerdì 16 ottobre 2026
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Il campione francese che ora gioca Tours lancia il suo libro e parla senza filtri: il triplete con Modena, le accuse di stupro in Brasile e gli errori. "L'allenatore? Mai, uno come me lo ammazzerei"

Il campione francese che ora gioca Tours lancia il suo libro e parla senza filtri: il triplete con Modena, le accuse di stupro in Brasile e gli errori. "L'allenatore? Mai, uno come me lo ammazzerei"

Alessandro Grandesso 16 ottobre - 16:58 - PARIGI Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Più che un’autobiografia, un romanzo di avventure. E’ la vita di Earvin Ngapeth, star mondiale della pallavolo. Il francese ha vinto tutto o quasi, tra Francia e Italia, dai due ori olimpici con i Bleus, al triplete con il Modena, da “Monsieur Magique”. E continua a divertirsi, oggi al Tours, ma pure con la nazionale allenata dall’amico Giani, reclutato in pullman a Modena. L’uscita del suo libro in patria (Magic Ngapeth, ed. Hugo Sport) è anche l’occasione per raccontarsi, in esclusiva con la Gazzetta. E con la franchezza di sempre, anche quando evoca i fattacci extrasportivi. 

la copertina del libro di Ngapeth

Per lei, tutto iniziò davvero a Cuneo. 

“Dove ho capito cos’è l’amore per la maglia, la passione del tifo, grazie a Carmelo il capo ultrà. A Cuneo c’era uno spogliatoio di campioni: Grbic, Mastrangelo, Wijsmans, Patriarca, Vissotto. Lì capii che potevo puntare in alto, e sono cresciuto come giocatore e come persona”. 

Poi c’è stato il Modena, per due volte, firmando contratti in modo atipico. 

“La prima volta al bar. La seconda via Whatsapp. Il fatto è che la presidente dell’epoca Catia Pedrini è stata come una mamma per me. E quando hai una relazione simile, non c’è bisogno di agenti o intermediari. Basta la fiducia, la parola data e una stretta di mano davanti a un caffè o a un bicchiere di vino” 

Un’altra immagine particolare: a Modena vincete il triplete, ma mentre gli altri festeggiano, lei piange. 

“Eravamo una squadra di campioni, ma anche di persone dal cuore enorme, come Bruno, Vettori, Matteo Piano. L’aspetto umano è sempre stato fondamentale per me, e loro mi hanno aiutato a diventare un uomo, un padre. Quando vincemmo tutto nel 2016 capii che era la fine di un ciclo, che forse non avrei più rivisto i miei compagni, per questo piangevo” 

Con Piano o Vettori si sente ancora? 

“Piano un po’ di più, Vetto quasi mai. Lo apprezzavo davvero molto per il suo lato filosofico, cerebrale, psicologico: ai miei antipodi. E poi c’era anche Boninfante che è stato molto importante e sono felice che suo figlio Mattia segua le sue orme”. 

In Brasile ho fatto un gesto che non avrei dovuto fare. Dopo l'incidente a Modena ho avuto paura ma poi mi sono preso le mie responsabilità

Earvin Ngapeth

C’è sempre molta Italia anche quando vince il primo oro olimpico. 

“Fu coach Lorenzetti a consigliarmi di lasciare Modena per giocare un po’ meno in Turchia e arrivare fresco a Tokyo. Aveva ragione”. 

Il secondo oro invece lo vince a Parigi nel 2024 con Giani c.t.. Fu lei a raccomandarlo. 

“Ero al Modena, in pullman mi arriva la notizia delle dimissioni di Bernardinho. Dopo qualche messaggio scambiato con gli altri della nazionale, ho scritto: ragazzi, Giangio è l’uomo della situazione. Così contatto il suo vice, Roberto Ciamara per fissare un appuntamento vicino alla stazione di Modena. Bastarono cinque minuti per convincerlo”. 

E l’oro l’avete vinto dopo aver eliminato l’Italia in semifinale. Lei festeggiò in modo po’ alternativo. 

“Direi con leggerezza. La vittoria con l’Italia andava celebrata, perché avevamo la certezza di una medaglia e venivo da un infortunio. Così prima ho preso un aperitivo con mia moglie e gli amici vicino al villaggio olimpico e poi ho prolungato la festa fino alle sei del mattino sugli Champs Elysées, in ciabatte e con l’accredito al collo. Fossi rimasto in stanza non avrei dormito. Almeno ci siamo divertiti e sono arrivato carico per la finale, che ho vinto da migliore in campo”. 

E’ un po’ il simbolo dello stile Ngapeth. Lei ha vissuto vari problemi extracampo: l’incidente in auto a Modena, il litigio con un controllore dei treni a Parigi, l’incarcerazione in Brasile con l’accusa di aggressione sessuale: di quale si pente? 

“Sono finito dentro in Brasile per un gesto, durante una festa, che non avrei dovuto fare (una sculacciata a una donna, ndr). Sentirmi accusato di aggressione sessuale però è stata davvero dura, perché da dove vengo io chi si comporta così finisce male. Poi però si è capito che era tutto un po’ manipolato, e sono stato scagionato. Con il controllore persi la pazienza ma non è vero che lo picchiai. Ci fu un litigio perché mi mancò di rispetto per via del colore della mia pelle” 

E l’incidente a Modena? 

“Sul momento scappai perché presi paura. E ho sbagliato. Sarebbe facile dire oggi che non avrei dovuto. Me ne sono assunto la responsabilità e mi sono scusato con la persona investita che era finita in coma. Ringrazio Dio che alla fine sia andato tutto bene”. 

In nazionale si va per vincere e se torno lo farò con molta umiltà, perché in carriera non ho mai sopportato che non si premiasse il merito

Earvin Ngapeth

Pensa già alle Olimpiadi del 2028? 

“Non ne ho parlato con Giani. Lui sa che ho voglia di tornare in nazionale, ma è anche vero che i giovani che ha preso quest’estate si sono conquistati il diritto di rimanerci. In nazionale si va per vincere e se torno lo farò con molta umiltà, perché in carriera non ho mai sopportato che non si premiasse il merito. A Los Angeles mi metterei a disposizione, anche da quarto schiacciatore se serve”. 

Tra i giovani emergenti, c’è il figlio del suo ex compagno di squadra Henno, allenato da Lorenzetti, a Perugia 

“Mathis è maturato molto, si è preso le sue responsabilità, facendo grandi cose in nazionale. Sono rimasto tifoso del Modena, e seguo sempre il campionato italiano, il migliore per affermarsi. Ci sono tanti francesi di grande talento: Tizi-Oualou a Modena, Duflos-Rossi a Latina, Lyegekedo al Piacenza, Ferre Reggers al Perugia, Faure a Trento”. 

A lei manca solo la Champions, dove con il Tours affronterà anche il Verona. 

“Dire che possiamo vincerla sarebbe disonesto, ma possiamo rompere le scatole a tanti. Il sogno è andare alle Final Four”. 

Un capitolo importante della sua vita è il rap, genere che nasce dalla denuncia sociale: le fa paura che l’estrema destra possa andare al potere in Francia nel 2027? 

“Mi fa paura l’odio che si propaga in tv, la paura dell’altro, scaricando per esempio tutte le colpe sull’immigrazione, arrivando persino a dire che bisogna mettere i robot al posto degli immigrati. Ma non credo che l’estrema destra vincerà le elezioni”. 

Lei ha avuto un’infanzia difficile, che racconta nel suo libro. Ma che papà è Ngapeth? “

Il papà che dice sempre di si, per la disperazione di mia moglie. Ma voglio recuperare il tempo perso con i miei tre figli. E poi siccome ho combinato un sacco di guai da giovane, non posso rimproverarli”. 

Lorenzetti mi consigliò di andare in Turchia per arrivare più fresco a Tokyo 2021. Aveva ragione

Earvin Ngapeth

Come vorrebbe essere ricordato a fine carriera? 

“Come uno che ha lasciato un segno nella storia della pallavolo e vissuto la sua vita sempre al 100%: non ho rimpianti” 

In futuro farà l’allenatore? 

“Mai, non è vita. Se poi mi capitasse uno come me in squadra, lo ammazzerei”.

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