Anfia: il motorsport è un laboratorio essenziale per lo sviluppo delle auto stradali
La Gazzetta dello Sport

Anfia: il motorsport è un laboratorio essenziale per lo sviluppo delle auto stradali

Venerdì 16 ottobre 2026
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Nel secondo incontro della sezione dedicata alle aziende impegnate nelle competizioni, l’associazione italiana della filiera automotive ha presentato testimonianze di molte aziende che contribuiscono alla ricerca di soluzioni valide anche per i veicoli di utilizzo quotidiano

Nel secondo incontro della sezione dedicata alle aziende impegnate nelle competizioni, l’associazione italiana della filiera automotive ha presentato testimonianze di molte aziende che contribuiscono alla ricerca di soluzioni valide anche per i veicoli di utilizzo quotidiano

Emilio Deleidi 16 ottobre - 18:43 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Un momento della prima tavola rotonda del Forum Anfia Motorsport

Dove sta andando lo sport automobilistico, come lo stanno rimodellando la sicurezza e lo spettacolo, due aspetti non sempre facilmente conciliabili? Che ruolo ha e avrà l’intelligenza artificiale? E come tutto questo può avere ricadute sul mondo della mobilità? Sono stato questi i temi analizzati e dibattuti nella seconda edizione dell’Anfia Motorsport Forum, che si è tenuto a Milano presso la sede di Assolombarda, l’associazione delle imprese che operano nella Città metropolitana di Milano e nelle province di Lodi, Monza e Brianza e Pavia. A discuterne, i rappresentanti di aziende tra le più prestigiose del mondo del motorsport italiano, cui si sono aggiunte le preziose testimonianze di Thomas Laundenbach, vicepresidente Porsche Motorsport e di Stefano Domenicali, presidente e ceo F1, e il contributo del presidente dell’Aci Geronimo La Russa. Uniti tutti, come ribadito in ogni intervento, dalla convinzione che ciò che si sperimenta negli sport motoristici abbia oggi più che mai importanza per le sue possibili ricadute sulle auto e sui veicoli che utilizziamo ogni giorno sulle nostre strade. «Per oltre 100 anni», ha sottolineato infatti Laundenbach, «abbiamo utilizzato solo i motori a combustione, a benzina o diesel: oggi, invece, ci confrontiamo con un incredibile varietà di sistemi propulsivi, nelle competizioni e su strada. Ma il motorsport offre un vantaggio importante, quello di poter sperimentare in piccoli numeri soluzioni diverse, messe alla prova in condizioni estreme e realizzate in tempi brevissimi: è proprio questo che spiega perché presso gran parte dei maggiori costruttori continuino a esistere i reparti corse. Gli ingegneri della divisione competizione lavorano fianco a fianco con quelli che si dedicano ai progetti di vetture stradali e il trasferimento di conoscenze è organico: solo questo giustifica gli investimenti nello sport, che devono essere sostenibili non solo ambientalmente, ma anche finanziariamente». Un messaggio chiaro, che spiega perché un costruttore come Porsche, che sta attuando un piano di rilancio dopo un 2025 difficile, ha pienamente intenzione di continuare la sua lunga tradizione di presenza nelle corse, sia partecipando alla Formula E, sia proseguendo l’attività con l’hypercar LMDh nell’Imsa, sia ancora con le vetture impegnate in innumerevoli campionati dai clienti (oggi, al mondo, corrono circa 5 mila Porsche 911 della serie 992 Cup di seconda generazione). E lo sforzo della casa di Stoccarda, che ha escluso ancora una volta il possibile rientro in Formula 1, si prolungherà nel tempo anche con i motori termici grazie all’utilizzo, già in atto in alcuni campionati, dell’e-fuel, che Porsche produce in un proprio impianto sperimentale a Punta Arenas, nella Patagonia cilena.

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uno scambio continuo

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Moderate da Roberta Serafini, ingegnere aeronautico, influencer e grande appassionata di motorsport, si sono succedute poi due tavole rotonde i cui protagonisti hanno ribadito questi concetti, portando concreti esempi di come il motorsport sia prezioso non solo nella definizione di prodotti alla portata di un ampio bacino di consumatori, ma anche nella vita quotidiana. La prima sessione, dedicata a sicurezza e spettacolo nelle corse – concetti che non sono necessariamente in contrasto, essendo il primo oggi più che mai irrinunciabile – ha visto portare le proprie testimonianza Riccardo Ceccarelli, medico e fondatore di Formula Medicine, la struttura che segue ormai dalla seconda metà degli anni Ottanta la salute dei piloti ai massimi livelli e di altri atleti (tra i quali Jannik Sinner), Valentina Francavilla, head of ZF Race Engineering Italy, Paolo Delprato, presidente e ceo di Racing Force Group (che oggi accomuna l’abbigliamento Omp e i caschi Bell), Luigi Peroni, fondatore e ceo della CBS, società specializzata nei materiali compositi, e Andrea Bernoni, Head of Racing Business di OZ Racing, i cui cerchi sono utilizzati da sei team di F1. Facile immaginare come per ZF il trasferimento di tecnologie di componenti sperimentati nelle corse alla produzione di serie, soprattutto per quanto riguarda la dinamica dei telai, sia un processo frequente, ma sempre all’insegna, come sottolineato da Francavilla, di due aspetti essenziali, «l’affidabilità e la sostenibilità economica». Più complesso, ma non meno importante, cogliere come questo processo possa avvenire per componenti dall’utilizzo esasperato nelle competizioni, come il carbonio, le tute (il cui peso è sceso dai circa 2 kg di quella di Ayrton Senna a meno di un kg per quella attuale di Kimi Antonelli) o, ancora, per le ricerche sulle condizioni psicofisiche dei piloti di Ceccarelli. Ma tutto si collega, perché, per esempio, la comprensione delle condizioni ai massimi livelli di stress di un driver aiuta a comprendere i meccanismi mentali e gli errori di un guidatore di tutti i giorni, mentre il carbonio è ormai ampiamente utilizzato sulle sportive stradali e la sperimentazione di materiali traspiranti e all’avanguardia per l’abbigliamento sportivo non è del tutto estranea ai bisogni, presenti e futuri, del conducente della domenica.

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L'AI a tutto campo

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Di intelligenza artificiale e delle sue ricadute sul mondo automotive si è invece dibattuto nel secondo panel del Forum Anfia Motorsport che ha avuto per protagonisti Paolo Compagni, head of business development e cfo Marelli, Stefano Rapisarda, performance simulation & development team leader di Podium Advanced Technologies, Dario Marrafuschi, direttore motorsport Pirelli, Emiliano Rosso, motorsport engineering manager di Skf Racing, nome storico dei cuscinetti, e Diego Delvecchio, chief technology officer di e-shock, azienda specializzata in meccatronica e nel controllo della dinamica dei veicoli. Comune a tutti gli interventi il peso che l’AI sta assumendo nella lettura e nell’interpretazione dell’enorme mole di dati che i veicoli, da competizione ma anche stradali, raccolgono attraverso un grande numero di sensori. La quantità di dati, come sottolineato da Marelli, non genera infatti da sé una conoscenza, ma si limita a costituire un insieme disomogeneo di informazioni che devono essere consolidata in un’architettura gerarchica intellegibile: compito, quest’ultimo, che le nuove frontiere della AI possono rendere più facile e veloce. La rapidità, del resto, è una delle lezioni che il motorsport continua a impartire: Marrafuschi ha testimoniato come Pirelli stia lavorando con l’intelligenza artificiale per ottenere in pochi secondi i risultati che oggi richiedono a computer con altissime capacità di calcolo da due a sette giorni di elaborazione. L’azienda di pneumatici, del resto, è in Formula 1 da quindici anni e questo le ha permesso di sviluppare una modellistica computerizzata estremamente sofisticata di ogni pneumatico, dai materiali grezzi ai processi di fabbricazione fino alla specificità di utilizzo, che oggi si rivela estremamente utile nella progettazione e nello sviluppo di coperture stradali ad alte prestazioni. Ma l’applicazione dell’intelligenza artificiale nelle competizioni non ha ricadute solo sulle auto di tutti i giorni, come testimoniato da diversi partecipanti alla tavola rotonda: spazia del settore dei macchinari agricoli più sofisticati a quello della guida autonoma, per arrivare al campo aerospaziale. L’incontro si è concluso con l’intervento da remoto di Stefano Domenicali di ritorno dal Ruanda, dove ha appena annunciato l’organizzazione di un Gran Premio a partire dal 2030. Anche il presidente e ceo della Formula 1 ha ribadito l’importanza del motosport e, in particolare, della massima categoria per lo sviluppo di sistemi propulsivi ibridi, già adottati sulle monoposto a partire dal 2014, in un mondo che vede due miliardi di automobili in circolazione, con quelle puramente elettriche adatte solo ad alcune aree del pianeta: «La sostenibilità», ha concluso, «è un valore che condividiamo al 100%, ma nel mondo può essere declinata con modalità differenti».

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