Cisse, Doumbia e i nuovi talenti. Se il calcio rincorre un'Italia che cambia
La tripletta del giovane milanista è solo l'ultima perla di una generazione di talenti che testimonia un cambio a livello culturale della nostra società. Altri sport, come l'atletica, ci sono arrivati prima. E i risultati sono stati virtuosi
La tripletta di Alphadjo Cisse al Salisburgo è molto più di una bella notizia per il Milan. È un altro tassello di un’Italia del calcio che sta cambiando volto, forse con qualche anno di ritardo rispetto alla società che dovrebbe rappresentare. Cisse è nato a Treviso da genitori guineani, ha scelto la maglia azzurra e pochi giorni fa aveva segnato al 95’ il gol decisivo dell’Under 21 contro l’Armenia. Come sappiamo, non è solo. Luca Koleosho ha dato il via al 6-2 alla Polonia che ha qualificato gli azzurrini all’Europeo, Cher Ndour ha firmato una doppietta nella stessa partita, Michael Kayode si è imposto nella Nazionale maggiore, dove Roberto Mancini sta dando spazio anche a Issa Doumbia. Nomi, storie, famiglie diverse. Un’Italia che cambia. Anzi, che è già cambiata. Forse è il calcio ad essersene accorto un po’ tardi. Da anni discutiamo della crisi del movimento. I settori giovanili che non funzionano, gli allenatori che non insegnano più la tecnica, i procuratori, i moduli, le scuole calcio. Tutte questioni serie. Ma ce n’è una che raramente entra nel dibattito: quanto è stato capace il calcio italiano di riconoscere e valorizzare i cambiamenti della società?