Favola Milan: "Record e oro, volevo tutto. È stato il giorno perfetto! Ma ora Canada, Messico e... mare"
La Gazzetta dello Sport

Favola Milan: "Record e oro, volevo tutto. È stato il giorno perfetto! Ma ora Canada, Messico e... mare"

Sabato 17 ottobre 2026
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A Shanghai l’azzurro migliora il suo primato mondiale nell’inseguimento (3’58”850) e si conferma campione iridato due anni dopo il primo trionfo. "Con Ganna ci stimoliamo a vicenda"

A Shanghai l’azzurro migliora il suo primato mondiale nell’inseguimento (3’58”850) e si conferma campione iridato due anni dopo il primo trionfo. "Con Ganna ci stimoliamo a vicenda"

Ciro Scognamiglio Giornalista 17 ottobre - 08:37 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L'apoteosi sta in quell’abbraccio a bordo pista, quando tutto è andato come doveva andare e la festa può finalmente cominciare. Jonathan Milan ha appena concluso una giornata indimenticabile: oro iridato nell’inseguimento individuale (bis del 2024), con il record del mondo - 3’58”850 su 4 km - stabilito in qualificazione. E si stringe a Filippo Ganna, ieri 3° al termine di una stagione infinita, il migliore di sempre in una specialità purtroppo non più olimpica (in tutto sei ori, un argento e due bronzi) ma sempre grondante di fascino e storia. Applaude la Nazionale, a partire dal ct Dino Salvoldi e dal team manager Elia Viviani, mentre Johnny racconterà tutto un paio d’ore dopo, nella serata di Shanghai, iniziando da una battuta: "Sì, vado più veloce in bici che quando giro in Vespa, una mia passione...". 

Johnny, vogliamo fare i conti? 

"Ho una Vnb dell’inizio degli anni 60, e quando me la godo non posso superare i 40-45 all’ora. Questo inseguimento individuale l’ho vinto a 59,8 di media. E in qualificazione, per stabilire il primato, sono andato a 60,2. Il conto è facile da fare". 

Allora andiamo con ordine e iniziamo proprio dal record: se l’aspettava? 

"Era già mio: 3’59”153 quando avevo vinto il primo oro, due anni fa in Danimarca. Non è un mistero che in questo finale di stagione mi sia concentrato sulla pista, non vedevo l’ora di tornarci. Migliorarmi era un obiettivo, ma non mi aspettavo di scendere sotto i 3’59”. Sono il primo a essere sorpreso". 

In “diretta”, si è reso conto che stava cadendo il primato del mondo? 

"Spingevo un rapporto 69x15 (9,66 metri a pedalata; ndr), che ho usato anche in finale. Ho visto che il ct Salvoldi sul tablet ad ogni passaggio mi segnalava il ritmo di 14”5 a giro e allora ho capito che stavo andando forte. Solo quando ho tagliato il traguardo e ho alzato la testa verso il tabellone, però, ho realizzato davvero. E dire che qui la pista non è velocissima. Un giorno perfetto". 

In finale, ha battuto il danese Madsen nettamente: 4’00”769 contro 4’06”038. Forse ha avuto più pathos l’abbraccio immediatamente successivo con Filippo Ganna. Ce lo racconta? 

"Bellissimo. Mi sono fiondato verso di lui: stiamo vivendo anni di amicizia, di sofferenze, di gioie. Sono contento che nella prossima stagione correremo insieme nella Lidl Trek, e così potremo aprire un nuovo capitolo delle nostre carriere. Spero che condivideremo molte corse, a partire dalle grandi Classiche". 

Fausto Coppi, Francesco Moser, Bradley Wiggins: sono solo alcuni dei nomi che appaiono nell’albo d’oro iridato della specialità. Che cosa si prova a essere insieme a loro? 

"Il paragone tra me e loro non ci sta. Detto questo, ne sono orgoglioso. Ma io voglio citare anche Filippo Ganna, perché ho iniziato a correre in pista ispirandomi a lui, ma pure a Elia Viviani e Davide Plebani. Ancora adesso, con Ganna, ci stimoliamo a vicenda. La cosa aiuta a migliorarci entrambi, a superare i nostri limiti". 

Lei e Filippo avete battuto due danesi nelle finali: ma la Danimarca ci aveva nettamente superato nel quartetto, e ha vinto il quarto titolo consecutivo. Preoccupante, in vista dei Giochi di Los Angeles 2028? 

"Il giusto. Sono fortissimi, lo sappiamo, e lo hanno dimostrato pure nel torneo individuale. Ma noi non dobbiamo demoralizzarci, piuttosto serve fare il contrario: crederci. La qualifica olimpica è iniziata qui e noi, con il secondo posto di squadra, abbiamo messo un primo mattone non banale. La sfida è lanciata. Anzi...".

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Dica pure... 

"La sfida continua, sono anni che ci scontriamo. E non dimentichiamolo: nella finale per l’oro olimpico in Giappone, e in quella per il bronzo di Parigi due stagioni fa, siamo stati noi ad avere la meglio". 

Nell’immediato, quali sono i suoi programmi? 

"Lunedì tornerò in Italia e andrò in Germania per un incontro con la Lidl-Trek, il primo verso il 2027. Anche se, di programmi agonistici, ne parleremo a dicembre. Poi, finalmente, le vacanze". 

Dove? 

"Andrò prima in Canada, a Toronto, a trovare dei parenti da parte di mio padre ai quali sono molto legato. Li considero come una seconda famiglia. Stavolta, li ho avvisati". 

Perché, di solito non lo fa? 

"Qualche anno fa non glielo avevo detto. Mi presentai direttamente a casa loro suonando il campanello. E il Canada non è dietro l’angolo! Dopo questa visita, andrò una decina di giorni in Messico. Mare, e non solo. Quella cultura mi interessa". 

Troppo presto per pensare già agli obiettivi della prossima stagione? 

"Sì. Però, uno ce l’ho sempre". 

Quale? 

"Divertirmi in bici. È la cosa più importante".

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