Poca comunicazione e una scelta che pesa: la coppia d'oro Sinner e Cahill è al capolinea
La chiamata arrivata in ritardo e il mancato coinvolgimento del tecnico durante la riabilitazione al ginocchio sembrano aver accelerato il divorzio tra i due. Ora Jannik deve sostituire "l'uomo delle vittorie" che lo segue dal 2022
La chiamata arrivata in ritardo e il mancato coinvolgimento del tecnico durante la riabilitazione al ginocchio sembrano aver accelerato il divorzio tra i due. Ora Jannik deve sostituire "l'uomo delle vittorie" che lo segue dal 2022
Riccardo Crivelli Giornalista 17 ottobre - 08:34 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUna telefonata cambia la vita. La prima, verso l’Australia, partì dal cellulare di Sinner dopo gli Internazionali d’Italia del 2022, a maggio: tre mesi prima Jannik aveva compiuto la sua rivoluzione personale e tecnica lasciando Riccardo Piatti, che lo allenava fin da ragazzino, per affidarsi a Simone Vagnozzi; ma per completare il nuovo team, cercava un super coach da affiancare al tecnico marchigiano. E la scelta era caduta su Darren Cahill, un uomo che in carriera aveva semplicemente condotto tre giocatori — Hewitt, Agassi e la Halep — al numero uno del mondo. L’accordo venne formalizzato il 17 giugno, prima del torneo sull’erba di Eastbourne.
Distanza
—Dopo più di quattro anni, un’altra chiamata rischia di spezzare il filo magico che ha intessuto uno dei sodalizi più vincenti del tennis odierno, lasciando sotto rete più amarezza che riconoscenza; e le amicizie che dovessero interrompersi nell’incomprensione si trascinerebbero sempre nel magma dell’irritazione reciproca. La telefonata risale ad agosto, ed è quella con cui Sinner, all’ultimo minuto, comunicava al coach australiano, in partenza per Cincinnati da Los Angeles (pare fosse già sulla strada dell’aeroporto), che non avrebbe giocato il Masters 1000 americano. Secondo Brad Gilbert, apprezzato allenatore e opinionista, nonché suo amico, a Cahill non era ancora stato riferito che Sinner soffrisse di un problema al ginocchio e, da quel momento, non sarebbe stato mai più coinvolto nel percorso di cura dell’infortunio. È vero, la distanza non aiuta (Darren trascorre il tempo lontano dai campi tra la California e Brisbane), ma l’esperienza, l’empatia e le conoscenze di chi lo ha guidato con saggezza e capacità a risultati fenomenali richiedeva forse una sensibilità diversa. Se la ricostruzione di Gilbert è corretta, le vicende degli ultimi due mesi allungano perciò ombre pesanti su un’eventuale prosecuzione del rapporto. Cahill avrebbe dovuto lasciare, per stare più vicino alla famiglia, già alla fine dello scorso anno, ma Jannik riuscì a convincerlo, con la famosa scommessa di Wimbledon, a rimanere almeno per un’altra stagione.
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—La questione, dunque, si sarebbe riproposta alla fine di quest’anno, ma proprio l’esigenza di seguire il pupillo nel delicato recupero dalla tendinite sembrava spingere verso la conferma della collaborazione. Ora, però, l’equilibrio è sul punto di saltare definitivamente. Di sicuro, alla luce del probabile addio già programmato di Cahill, Sinner da tempo si stava guardando intorno per un sostituto dello stesso spessore, ma la transizione ora potrebbe risultare più complessa. Dal punto di vista del mero rendimento agonistico, il coach australiano lo ha condotto dal n.13 della primavera 2022 alle 93 settimane da numero uno; sotto la sua guida, Sinner ha vinto tutti i suoi 5 Slam, tutti i suoi 10 Masters 1000 e le due Atp Finals, dominando il circuito con Alcaraz. Quando si presentò, l’allenatore di Brisbane indicò tre direzioni verso cui muoversi: preparazione fisica, percentuale di prime, variazioni da affiancare al già formidabile gioco da fondo. La storia degli ultimi quattro anni di Jannik parla da sola, in merito. Ma Cahill non è (o non è stato) solo l’uomo delle vittorie. Intanto, ha costruito una simbiosi perfetta con Vagnozzi: Simone geniale stratega e organizzatore del preziosissimo lavoro quotidiano, lui gestore dell’approccio soprattutto mentale ed emotivo alle partite dei grandi appuntamenti, con una visione d’insieme maturata attraverso l’osmosi con grandissimi campioni prima di Jannik. E poi quella sua presenza quasi da secondo padre, perfetta per stemperare le tensioni e proteggere il giocatore dalle pressioni esterne, come dimostrò la vicinanza (trascorse molto più tempo del consueto in Europa) durante i tre mesi terribili della squalifica per il caso Clostebol. Cahill è anche il maestro di grigliate nel giardino della casa di Wimbledon, il rivale sui campi da golf con uno sguardo benevolo verso quell’allievo piuttosto impacciato con la mazza, è l’amico che scherza sugli esami della patente per la moto falliti da Sinner in un video diventato virale. I giganti, qualora se ne vadano, lasciano vuoti altrettanto giganti.
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