Jovetic: "L'Inter fu un gran casino. Litigai con Guarin, lo scontro con Icardi invece... La Viola? Un sogno"
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Jovetic: "L'Inter fu un gran casino. Litigai con Guarin, lo scontro con Icardi invece... La Viola? Un sogno"

Sabato 17 ottobre 2026
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L'ex nerazzurro e Fiorentina oggi gioca a Cipro: "Ho avuto più di 40 allenatori in carriera, capita di avere dissidi". Sul City: "Dopo 45 infortuni, avevo sempre paura di farmi male. Non pensavo ad altro". Il più grande rimpianto? "Aver detto no al Real al secondo anno in Toscana"

L'ex nerazzurro e Fiorentina oggi gioca a Cipro: "Ho avuto più di 40 allenatori in carriera, capita di avere dissidi". Sul City: "Dopo 45 infortuni, avevo sempre paura di farmi male. Non pensavo ad altro". Il più grande rimpianto? "Aver detto no al Real al secondo anno in Toscana"

Lorenzo Cascini Giornalista 17 ottobre - 09:27 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

L’immaginazione è il primo assist che la vita gli ha fatto da bambino. Giocava segnando in una porta di gesso che ai suoi occhi sembrava quella di San Siro, mentre a scuola studiava l’italiano come se sapesse già quale sarebbe stato il suo destino. Poi, però, la stessa vita gli ha messo subito di fronte un avversario arcigno, di quelli che ti lasciano il segno quando li affronti: la guerra. Nella sua Podgorica, in Montenegro - che all’epoca si chiamava ancora Titogrado - il piccolo Stevan è diventato uomo in fretta. "Ogni volta che sento il suono della sirena ho un brivido. Sono cose che ti restano dentro. Per noi era come il fischio dell’arbitro: voleva dire che dovevamo smettere di giocare e correre al riparo". Poi il calcio l’ha portato lontano. Firenze e i sogni di un giovane ricciolone con l’oro nei piedi, troppo spesso frenato dai troppi maledetti infortuni. Più di 45 in carriera. Poi il Manchester City, l’Inter e un lungo giro dell’Europa alla ricerca della felicità. Fisica, prima di tutto. Oggi Jovetić gioca ancora, nell’Ael Limassol, ha ritrovato continuità e riavvolge il nastro senza maschere. Si apre a 360 gradi e la chiacchierata scivola via tra confessioni e ricordi. Sullo sfondo, una scia di rimpianti per tutto quello che sarebbe potuto essere con altre ginocchia… 

Già sentita questa storia, eh? 

"Sì e sono il primo ad essermela raccontata tante volte. Io so benissimo dove sarei arrivato senza tutti gli infortuni. Al City prima di scendere in campo avevo paura di farmi male di nuovo, pensavo solo a quello. Ogni scatto senza dolore era un sollievo. Ho avuto compagni che dopo 2 o 3 infortuni volevano smettere, io mai e ne ho avuti 45. Per questo sono fiero di me stesso". 

Non ci hai mai pensato a dire basta, nemmeno un secondo? 

"A dire il vero sì, ma non per gli infortuni. Era appena morto mio padre e mi sentivo vuoto. La Fede e mia moglie mi hanno salvato. In più, scelsi di andare a parlare con uno psicologo. Così ho trovato la forza per andare avanti". 

Facciamo un salto nel passato. La guerra in corso in Montenegro, i bombardamenti, le sirene. Che ricorda? 

"Ho tanti flash della mia famiglia e dei miei amici. Giocavamo per strada con porte disegnate con il gesso, sognando la Serie A. Pensi che io a scuola studiavo pure l’italiano… poi la domenica restavo incollato davanti alla tv a guardare i gol del vostro campionato. Lì giocava Savicevic, il Genio, anche lui di Podgorica. Durante i pomeriggi in cortile, ricordo il suono della sirena: non era il fischio dell’arbitro, ma il segnale dei bombardamenti in corso. Ci chiudevamo dentro casa e pregavamo che le bombe - che poi erano quelle della Nato - non ci prendessero, non ci facessero gol". 

Beh, poi l’Italia l’ha raggiunta per davvero. 

"Firenze, che sogno. Corvino anticipò la concorrenza di tante squadre, tra cui la Juventus. I bianconeri mi contattarono e io dissi ‘no grazie’. Successe pure un paio d’anni dopo, non lo avrei mai fatto ai fiorentini. Prima, invece, mi aveva cercato anche l’Inter. Approcciarono con la mia famiglia in un parcheggio dopo un torneo giovanile concluso da miglior giocatore. Non se ne fece nulla, ci siamo ritrovati dieci anni dopo…". 

È vero che Corvino ha riprovato a portarla in Italia negli anni? 

"Si, e quest’estate ci stava pure riuscendo. Eravamo abbastanza avanti con il Lecce, a me sarebbe piaciuto tornare in Serie A. Per di più in una piazza del genere. Però poi Pantaleo è andato via e non se ne è fatto nulla, peccato: ero stato anche allo stadio e a vedere le strutture del club". 

Avrebbe chiuso un cerchio, a quasi vent’anni dal suo arrivo. Un flash su Firenze? 

"Ricordo i discorsi con Prandelli, un papà calcistico. Mi diceva che sarebbe arrivato il mio momento. Abbiamo passato notti speciali insieme: i gol in Champions, il Liverpool. Anche con Sinisa il rapporto era speciale: mi chiamava quando ero infortunato, dicendomi che sarei tornato più forte di prima. Wow, quanti ricordi, non mi fate commuovere…" 

Non mancarono anche gli attriti, però. Per esempio con Montella: come andarono le cose? 

"Ho avuto più di 40 allenatori in carriera, capita di litigare. Montella a Firenze mi tolse la fascia, solo perché avevo deciso di andare via a fine anno. Io invece l’avrei onorata fino alla fine". 

Andò al City. Scelta infelice? 

"No. Ho vinto una Premier e una Coppa di Lega, ma non ero in me. Avevo sempre paura di farmi male". 

Poi l’Inter. Anche qui non mancarono le discussioni… 

"Era un gran casino, avevamo tre presidenti. Cambiammo cinque allenatori in due stagioni. Il primo anno con Mancini ho fatto bene, il secondo sono finito fuori rosa senza motivo. Pioli non mi ha mai dato una spiegazione, De Boer… lasciamo perdere. Nemmeno lo considero. Spalletti, invece mi chiamò e mi chiese di avere pazienza. Non ne ho avuta, volevo giocare". 

È vero che litigò anche con un paio di compagni? 

"Mi presi con Guarin dopo una partita con la Lazio. Venne da me a muso duro e disse cose che non doveva dire. Con Icardi invece fu amplificata: litigammo in allenamento, cose che succedono". 

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Se si guarda indietro ha un rimpianto? 

"Aver detto di no al Real dopo il secondo anno a Firenze. Volevo continuare a giocare e pensavo che ci sarei arrivato più avanti. Dieci giorni dopo mi sono rotto il crociato, ho perso una stagione intera, e da lì è iniziato il mio calvario…". 

Oggi è felice? 

"Sì, mi sento addirittura meglio rispetto a cinque o sei anni fa. Gioco qui a Cipro, nell'Omnia Nicosia, e mi diverto. Mi sto riprendendo quello che la vita mi ha tolto in passato. Nel futuro prossimo mi vedo ancora nel calcio: un altro po’ in campo, poi magari da allenatore o da direttore sportivo". 

Alcuni segnali fanno ben sperare. Si ricorda tutto con precisione: dati, stagioni, presenze, compagni. Ha un segreto? 

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"Conservo dei dvd con tutte le mie partite salvate. Me li rivedo ogni tanto. Sono divisi per stagioni. È emozionante rivedere certe cose. E non le nascondo che riguardarmi mi ha aiutato molto a capire il mio calcio e il gioco in generale. Cosa migliorare e come farlo. Poi magari li userò anche per far vedere ai miei figli, che oggi sono piccoli, come giocava il loro papà".

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