Combattere la depressione con l'umorismo: cosa dice la scienza
Una revisione scientifica indaga il rapporto fra depressione e umorismo, individuando i momenti in cui una risata può essere d'aiuto
Una revisione scientifica indaga il rapporto fra depressione e umorismo, individuando i momenti in cui una risata può essere d'aiuto
Eu.Spa. 17 ottobre - 09:09 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleUna barzelletta irresistibile, di quelle che fanno piegare in due dalle risate, può lasciare del tutto indifferente chi soffre di depressione. Non perché abbia perso il senso dell'umorismo, ma perché il suo cervello può faticare a elaborare gli stimoli piacevoli. Eppure la stessa persona, tempo dopo, potrebbe trovare proprio nelle risate un piccolo alleato contro la malattia. Sembra un paradosso, ma è ciò che emerge da una nuova revisione degli studi sul rapporto fra depressione e umorismo.
L'idea che ridere faccia bene alla salute è antica, ma quando entra in gioco una malattia come la depressione il discorso si complica, e molto. A indagare sul ruolo dell'umorismo è stata una ricerca della SWPS University di Varsavia, pubblicata su Clinical Psychology Review, che ha passato in rassegna gli studi disponibili per capire quando una battuta possa migliorare l'umore e quando, invece, rischi di peggiorarlo. Durante gli episodi di depressione più gravi, per esempio, può manifestarsi l'anedonia, ossia la difficoltà a provare piacere anche davanti a situazioni normalmente gradevoli. La persona può riconoscere una battuta, comprenderne il significato, ma non ricavarne alcun divertimento.
Quando l'umorismo diventa utile
—Le cose cambiano quando i sintomi si attenuano. Nei pazienti in remissione, che hanno cioè superato la fase acuta della depressione, la capacità di apprezzare e utilizzare l'umorismo può tornare a funzionare, diventando persino uno strumento per affrontare le emozioni negative. In un precedente esperimento, 55 persone con depressione maggiore in remissione erano state invitate a osservare immagini spiacevoli e a reinterpretarle in chiave umoristica. Risultato: le emozioni negative diminuivano, mentre aumentavano quelle positive, con effetti paragonabili alla cosiddetta "rivalutazione positiva", una tecnica psicologica che consiste nel cambiare prospettiva su un evento. Inventare una lettura divertente, però, richiedeva uno sforzo maggiore. Particolare non secondario: l'umorismo non è necessariamente spontaneo, soprattutto quando bisogna applicarlo a qualcosa che ci fa soffrire. La revisione ha esaminato anche programmi per allenare il senso dell'umorismo, come il 7 Humor Habits Program, che insegna a riconoscere gli aspetti divertenti della vita quotidiana. Un altro esercizio, chiamato Three Funny Things, consiste nell'annotare ogni giorno episodi divertenti, spiegando perché abbiano fatto ridere. Alcuni studi hanno registrato una diminuzione dei sintomi depressivi, mentre altri non hanno mostrato miglioramenti. In gruppi composti da pazienti con disturbi differenti, le attività basate sull'umorismo hanno persino aumentato le tensioni fra partecipanti. "L'influenza dell'umorismo sulla salute mentale trova conferma in molti studi di neuroimaging", spiega Anna Braniecka, psicologa clinica della SWPS University e autrice dello studio. "La risposta all'umorismo esercita un'influenza diretta sulle aree cerebrali fondamentali per lo sviluppo della depressione, compresi i circuiti neurali collegati alla corteccia prefrontale e al sistema limbico".
Una risata non vale l'altra
—C'è poi un altro aspetto interessante: non tutti i modi di scherzare producono lo stesso effetto. Una cosa è prendere in giro una situazione spiacevole, cercando di renderla meno minacciosa attraverso una battuta; un'altra è distrarsi con qualcosa di divertente che non abbia alcun rapporto con il problema. Nel primo caso il cervello deve continuare a confrontarsi con ciò che provoca sofferenza, reinterpretandolo; nel secondo, invece, sposta semplicemente l'attenzione altrove. E per chi soffre di depressione, soprattutto quando la concentrazione è compromessa, la prima operazione può rivelarsi troppo impegnativa. La strategia più sicura, secondo la revisione, consiste proprio nell'utilizzare contenuti divertenti che distolgano l'attenzione dalle difficoltà. Alcune forme di umorismo nero, invece, possono dare inizialmente un senso di condivisione emotiva, ma alla lunga rischiano di consolidare una visione pessimistica della realtà.
Nelle persone depresse è inoltre più frequente la gelotofobia, ossia la paura di essere derisi: persino una risata innocente può essere interpretata come una minaccia.
"L'umorismo non è una cura universale per la depressione e non può sostituire una terapia completa, ma può costituirne uno degli elementi", chiosa Braniecka. "Ma per essere utile, deve essere adattato alla fase del trattamento e alle capacità attuali della persona, sia emotive sia cognitive. Funziona soprattutto nel rafforzare la cosiddetta resilienza, ossia la capacità di resistenza psicologica e quindi nel prevenire le ricadute della depressione, piuttosto che nei momenti più difficili in cui si affrontano i suoi sintomi".
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