Dormire 8 ore a notte? La scienza sfata il tabù guardando al passato
Uno studio pubblicato su Brain Medicine ha analizzato vent'anni di dati su popolazioni preindustriali per dimostrare che le otto ore canoniche non hanno basi evolutive
Uno studio pubblicato su Brain Medicine ha analizzato vent'anni di dati su popolazioni preindustriali per dimostrare che le otto ore canoniche non hanno basi evolutive
Daniele Particelli 17 ottobre - 09:09 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleQuando si pensa alla durata ideale del sonno, il primo numero che ci viene in mente è soltanto uno: almeno otto ore a notte. Nel corso degli ultimi anni, però, diversi studi hanno svelato una realtà un po' diversa e, soprattutto, legata all'età delle persone e non solo. Ora, a sfatare questo mito è stato uno studio condotto da un team internazionale di scienziati guidato da Seithikurippu Pandi-Perumal e Ahmed BaHammam, andato a scavare nel nostro passato per cercare di capire come e quanto dormivano i nostri antenati.
Incrociando vent'anni di dati multidisciplinari su popolazioni preindustriali, archivi storici e genomica comparata, lo studio, pubblicato sulla rivista Brain Medicine, ha concluso che la canoniche otto ore di sonno non hanno delle basi solide nella nostra biologia evolutiva.
Cosa dormivano i nostri antenati?
—Per capire quanto debba dormire un essere umano, i ricercatori hanno guardato alle popolazioni che ancora vivono o vivevano secondo stili di vita pre-industriali, dagli Hadza della Tanzania ai San del Kalahari e i Tsimane dell'Amazzonia boliviana, tre tra le società di cacciatori-raccoglitori più studiate al mondo.
VIDEO: Cosa mangiare a colazione per farla bene?Queste popolazioni, secondo alcuni studi antropologici, dormono tra le 6,4 e le 7,1 ore a notte, ben al di sotto della soglia delle otto ore che la medicina contemporanea ha considerato a lungo uno standard universale. Eppure, sottolineano i ricercatori, si tratta di individui sani che dormono quanto il loro orologio biologico richiede, in sintonia con i cicli di luce naturale e senza le interferenze della società industriale.
Non conta solo la durata, ma anche la regolarità
—Lo studio si è anche concentrato sull'effetto dell'industrializzazione sul nostro sonno, smentendo la convinzione che questa abbia ridotto significativamente il numero totale di ore dormite rispetto alle popolazioni preindustriali. Ad essere stati alterati profondamente, secondo il team guidato da BaHammam e Pandi-Perumal, sono stati la regolarità degli orari e la sincronizzazione con il ritmo circadiano, con un conseguente aumento dei disturbi clinici del riposo. "Non tutte le persone che dormono poco hanno dei disturbi. La differenza tra il sonno moderno e quello preindustriale risiede principalmente nel momento in cui avviene e nella sua regolarità, non nel numero totale di ore dedicate all'attività di riposo", ha sottolineato BaHammam.
La genetica del sonno breve
—I ricercatori, in base agli elementi raccolti, si sono anche detti convinti che specifiche varianti genetiche permettano ad alcuni individui sani di dormire appena sei ore a notte senza alcuna ripercussione fisica o cognitiva. Non si tratta, sostengono, di persone che si adattano alla privazione del sonno accumulando un debito che prima o poi si farà sentire, ma di una caratteristica biologica reale che fa sì che il fabbisogno di sonno vari genuinamente da persona a persona.
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