London Albion City Fc, l'unica squadra che porta il nome di Londra è di due italiani
L'idea è di Gregorio Desario e Lorenzo Coppello, co-fondatori del club: "Facciamo scegliere tutto a chi ci segue, dal nome della squadra alla maglia da gioco e ai giocatori da intervistare dopo le partite". E i follower sui vari canali sono oltre 75mila in meno di tre mesi
L'idea è di Gregorio Desario e Lorenzo Coppello, co-fondatori del club: "Facciamo scegliere tutto a chi ci segue, dal nome della squadra alla maglia da gioco e ai giocatori da intervistare dopo le partite". E i follower sui vari canali sono oltre 75mila in meno di tre mesi
Dal nostro inviato Davide Chinellato 17 ottobre - 12:13 - LONDRA Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Tutti i bambini hanno il sogno di diventare un calciatore professionista, ma non tutti ci riescono. Il secondo sogno è quello di avere una squadra di calcio". Quel secondo sogno, Gregorio Desario e Lorenzo Coppello sono riusciti a realizzarlo. In un modo particolare, unico, che li ha messi sotto i riflettori. Anche perché ci sono riusciti a Londra, la città che li ha adottati. Il loro London Albion City Fc ha una particolarità: è l’unica squadra nell’immenso panorama calcistico della capitale britannica a portare il nome della città. "Londra è una città multietnica", spiega Gregorio, 22 anni. "I club in passato erano più legati al quartiere di origine, pensate ai vari Arsenal, Chelsea, Tottenham. Noi invece volevamo creare una squadra che rappresentasse tutti, in cui tutti si sentissero coinvolti, grazie ai social e al nome". È nato così il London Albion City Fc, che in tre mesi ha fatto il pieno di videoview, simpatia e appoggio. Questi due ragazzi italiani hanno un obiettivo: diventare entro il 2035 il primo club professionistico a chiamarsi Londra, ma quello che stanno già vivendo è molto più di un sogno: si è trasformato in una famiglia, una comunità. "La nostra forza è già che non apparteniamo più solo a Londra. La gente ci segue sui social, vota, si sente parte di quello che facciamo".
IL SONDAGGIO
—La squadra esiste da meno di tre mesi, con quel nome così particolare (Albion, il nomignolo, è stato aggiunto sempre dopo sondaggio social perché la denominazione London City Fc era, a sentire la federazione, troppo generica) e la sua voglia di rappresentare tutte le persone possibili, ma grazie ai social è diventata immediatamente virale. I follower sui vari canali sono oltre 75mila, abbastanza perché Gregorio, Lorenzo e tanti dei protagonisti dei primi passi di questo secondo sogno comincino a essere riconosciuti. I due cofondatori hanno in comune la passione per il calcio, che li ha portati a inseguire il primo sogno, quello di diventare professionisti, e ora ritrovarsi a plasmare l’altro: controllare una squadra di calcio. Entrambi sono trapiantati nella capitale e hanno scoperto di avere in testa il sogno di costruire una squadra di calcio. Tutti e due sono consapevoli che la loro creatura è ancora in fase embrionale, ma che quanto sono riusciti a realizzare in poco più di tre mesi, con tanta passione e tanto impegno, sta già toccando la vita di molte persone. Come il ragazzo brasiliano che, appena trasferito a Londra, ha trovato un posto nel London Albion senza conoscere una parola d’inglese, con le comunicazioni che avvengono attraverso il traduttore del cellulare. Oppure quello che nello spogliatoio ha trovato una chance di rilancio, dopo aver preso strade sbagliate nel suo primo pezzo di vita a Londra. O quello che ha scoperto con un gender reveal al campo di allenamento il sesso del primo “London Albion baby”, il primo figlio di un giocatore della squadra.
CENTO PROPOSTE AL GIORNO
—Una delle idee vincenti di Lorenzo e Gregorio è stata puntare sui social. "Facciamo scegliere tutto a chi ci segue, dal nome della squadra alla maglia da gioco e ai giocatori da intervistare dopo le partite". I follower sono cresciuti esponenzialmente col passare dei giorni, così tanto che quando si è trattato di scegliere il logo della nuova creatura, ovviamente proposto da chi li segue sui social, nelle mail dei due fondatori arrivavano oltre 100 proposte al giorno. "All’inizio noi ne preferivamo un altro", confessa Lorenzo. "Ma i nostri follower hanno scelto diversamente e ci siamo adeguati, proprio perché vogliamo essere una squadra democratica: siamo i fondatori, ma vogliamo che ogni tifoso si senta parte di quello che stiamo facendo. E allora abbiamo scelto questo logo: ha quattro simboli che rappresentano qualcosa di diverso. Da una parte c’è una nave, che rappresenta il viaggio. Poi abbiamo la croce di San Giorgio, che è la stessa della mia città, Genova. Poi abbiamo il leone araldico che rappresenta la città di Londra e la rosa dei Tudor. Quando abbiamo capito il messaggio che voleva dare il logo, abbiamo capito che era perfetto per noi perché parla di viaggio, ma anche di accoglienza, perché Londra se ti comporti bene è una città che ti accoglie sempre, non importa da dove vieni".
SQUALIFICA RADDOPPIATA
—Anche se il London Albion City vuole essere la squadra di tutti, i valori che Gregorio, Lorenzo e tutti i volontari che li aiutano sono fondamentali per creare quell’identità, quel senso di famiglia e di comunità che entrambi vogliono per questa nuova creatura. Lorenzo s’illumina quando racconta dei complimenti ricevuti dai proprietari dello stadio che affittano per le partite casalinghe per come lasciano pulito dopo le partite. Ma anche di come il senso di disciplina sia così forte che un’espulsione per gioco violento, che anche nelle categorie inferiori come in Premier League comporta tre giornate di squalifica, porta la squadra a aggiungere altri tre turni di stop e a raddoppiare la multa. "I soldi li useremo per fare qualcosa tutti insieme a fine stagione, da una cena a magari qualcosa di più grande". I giocatori in squadra vanno dai 16 ai 34 anni, la rosa è quel miscuglio di etnie, lingue, abitudini e culture che rende Londra una città così unica nel panorama mondiale. I due fondatori ci hanno aggiunto quel concetto di spogliatoio e di gruppo che nelle categorie minori in Inghilterra non sempre si ha, dai viaggi in metropolitana tutti insieme alle chiacchiere dopo partita, fino alle immancabili cene o agli eventi. "Uno dei nostri sponsor si occupa di pasta: l’abbiamo fatta provare ai ragazzi della squadra, che vengono da tante parti del mondo, ed è stata un’esperienza fantastica. Come un viaggio in metropolitana con loro".
OBIETTIVO WEMBLEY
—Quel mondo dei professionisti dove Gregorio e Lorenzo sperano di portare il London Albion City entro il 2035 al momento è lontano sei promozioni, ma ciò non impedisce loro di gestire la squadra e tutto quello che le gira attorno in modo professionale. Un’idea che vale sia sul campo e in spogliatoio che sui social. L’obiettivo è molto più ambizioso che quelli sportivi di diventare la prima squadra di calcio col nome Londra tra i pro’, oppure di arrivare entro i prossimi tre anni a Wembley per giocarsi la finale della FA Vase, una competizione nazionale per club delle categorie inferiori il cui ultimo atto si gioca nel tempio del calcio inglese. I prossimi passi saranno la creazione di una squadra femminile e di una vera Academy già dalla prossima stagione, con l’idea di "diventare un punto di riferimento per la capitale e la differenza, rispetto alle altre, è che avremo una base in tutta la città, con diverse basi d’appoggio e borse di studio per i ragazzi che non se le possono permettere. Vogliamo creare una community che possa restituire qualcosa". Entro cinque anni c’è anche l’idea di costruire una casa per il club: "Abbiamo già individuato un paio di posti, nei prossimi uno-due anni capiremo la fattibilità. La Premier e i consigli di quartiere ti aiutano molto se pensi alla comunità". Questi progetti di crescita comunque non cambiano i principi di questa squadra. "Noi siamo il London Albion City: i tifosi ne fanno parte, devono avere una voce, far parte del nostro viaggio" dice Lorenzo. "A Londra tante persone hanno bisogno di un punto di riferimento e non lo trovano: poter essere noi sarebbe una soddisfazione immensa, un risultato importante. Ma vogliamo soprattutto portare buonumore, e in questo siamo contagiosi". Con queste idee, con questo entusiasmo, è difficile non fare il tifo per il London Albion City.
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