Guida a 240 km/h, ma salire tre gradini è un'impresa: la storia di Nicolas Hamilton, fratello di Lewis
La Gazzetta dello Sport

Guida a 240 km/h, ma salire tre gradini è un'impresa: la storia di Nicolas Hamilton, fratello di Lewis

Sabato 17 ottobre 2026
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Il pilota britannico 34enne è affetto da paralisi cerebrale: "L’automobilismo mi ha permesso di allenarmi come una persona senza disabilità". Qualche giorno fa ha conquistato il Jack Sears Trophy. Unico problema? "Il podio. Per me era difficile anche soltanto restare in piedi"

Il pilota britannico 34enne è affetto da paralisi cerebrale: "L’automobilismo mi ha permesso di allenarmi come una persona senza disabilità". Qualche giorno fa ha conquistato il Jack Sears Trophy. Unico problema? "Il podio. Per me era difficile anche soltanto restare in piedi"

Giorgio Burreddu Collaboratore 17 ottobre - 13:17 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Può guidare a 240 chilometri orari. Ma salire pochi gradini è davvero un’impresa. Nicolas Hamilton, 34 anni, fratello di Lewis, convive con una forma di paralisi cerebrale. Corre nel British Touring Car Championship contro piloti senza disabilità e qualche giorno fa ha conquistato il Jack Sears Trophy, il premio riservato al migliore tra quelli che a inizio stagione non avevano mai ottenuto un podio assoluto. La premiazione, però, gli ha ricordato quanto l’automobilismo sia ancora poco accessibile. "Il podio era molto stretto e piuttosto alto, quindi per me era difficile anche soltanto restare in piedi". E, ha detto ancora al Times, "c’erano dei corrimano lungo le scale per salirci, ma una volta arrivati sul podio vero e proprio non c’era più alcun sostegno". 

I VALORI DELLO SPORT

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Ci vuole coraggio per tutto. E Nicolas ce l’ha. "Posso anche essere capace di guidare un’auto da corsa a 240 chilometri all’ora, ma poi faccio fatica a compiere gesti che per una persona senza disabilità sono semplicissimi, come salire qualche gradino". Lo sport che predica lealtà, inclusione, unione. Qui i valori si vedono davvero. Per salire sul podio Nicolas ha dovuto chiedere aiuto: "Sapevo che avrei dovuto chiedere una mano proprio alla persona che avevo appena battuto". Tanto rispetto e amore per il fratello di Hamilton, che è stato aiutato anche dagli altri piloti: "Erano lì a sostenermi, mi tenevano per mano, mi aiutavano a salire e a scendere e persino a maneggiare la bottiglia di champagne". 

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TANTA GRINTA

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Nicolas guida un’auto adattata: frizione azionata dal volante, servofreno e sedile su misura. Ha finanziato da solo la propria carriera, senza chiedere soldi a Lewis. E ha dovuto aspettare quindici anni per ottenere un pass che gli consentisse di parcheggiare vicino al camion della squadra. "Non si tratta di chiedere un trattamento di favore, ma semplicemente di poter competere ad armi pari". Le corse gli hanno cambiato la vita. "Quando cresci con una disabilità, da bambino non hai voglia di fare fisioterapia, perché fa male. Sono profondamente grato di aver scoperto l’automobilismo, perché per poter correre ho dovuto allenarmi come una persona senza disabilità. Ed è proprio questo che mi ha permesso di lasciare la sedia a rotelle". 

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CON LEWIS

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Il padre dei due, Anthony Hamilton, e la madre di Lewis, Carmen Larbalestier, divorziarono quando Lewis aveva due anni. Anthony si risposò poi con Linda, dalla cui unione nacque Nicolas, nel 1992, con due mesi di anticipo rispetto al termine della gravidanza. Il bambino trascorse le prime sei settimane di vita in terapia intensiva. Adesso Nicolas vuole creare una squadra corse composta interamente da persone con disabilità e neurodivergenti. Lewis resta il suo eroe. "Io e Lewis siamo molto legati. Non sempre ci diciamo i nostri veri sentimenti, perché sentiamo di esprimerli attraverso le dimostrazioni del nostro amore e della nostra passione reciproca. Il successo è letteralmente ciò che tu ne fai. Quando ero più giovane, una giornata di successo significava salire tre gradini senza appoggiarmi a nulla". Ma Nicolas ha imparato a misurare i traguardi con un altro metro: "Il successo è ciò che ciascuno di noi decide che sia. Quando ero più giovane, per me una giornata di successo era riuscire a salire tre gradini senza aggrapparmi a nulla".

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