Raimondo: "Ringrazierò sempre Mihajlovic. Segno quanto Yamal? Coincidenze. E se arrivasse l'azzurro..."
Il capocannoniere della Serie A: "A Frosinone abbiamo un gruppo fantastico, Alvini è un martello"
Il capocannoniere della Serie A: "A Frosinone abbiamo un gruppo fantastico, Alvini è un martello"
dal nostro inviato Vincenzo Di Schiavi 18 ottobre - 08:42 - FROSINONE Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleLa tripletta vale una notte in bianco. "Mi sono addormentato verso le 6. Ho ripensato ai gol, sentivo ancora l’adrenalina". Messaggi? "Tanti. Anche se le persone che mi vogliono bene erano allo stadio e hanno vissuto tutto dal vivo". Antonio Raimondo è l’inaspettata novità di un Frosinone in rampa di lancio. Underdog dicono negli Usa. Cioè tutto meravigliosamente impronosticabile.
Cosa è scattato a Frosinone?
"C’è grande entusiasmo come è giusto che sia. Il nostro obiettivo è la salvezza come ci ha ribadito anche Alvini e quindi si torna al lavoro come e più di prima perché il nostro campionato comincia adesso. Dal primo contatto mi hanno subito fatto sentire importante, mi hanno fortemente voluto a cominciare dal direttore Castagnini e quando sono arrivato ho trovato un ambiente fantastico. Il mister ha anche un grande spessore umano. Sono subito entrato in sintonia con i compagni, il gruppo è speciale come il calcio che giochiamo".
Cosa è scattato con Alvini?
"Che mi ha migliorato perché mi martella tutti i giorni insieme al suo staff. Mi ha fatto fare un salto di qualità nella continuità, nell’attacco dello spazio e nella protezione palla. Tanti piccoli dettagli che messi assieme ti fanno crescere".
L’esultanza da pistolero come Batistuta? Solo quella, assomigliargli sarebbe già troppo...
Antonio RaimondoE dentro di lei?
"Ci ho sempre creduto nei momenti difficili, ho sempre cercato di dare il massimo anche quando le cose non andavano bene. Dirlo adesso sembra facile, ma non mollare mai per me è stato fondamentale. La resilienza è la chiave di tutto".
Raimondo attaccante in tre parole.
"Uno che sa attaccare la profondità, pressa le difese in continuazione e poi possiede un po’ di fiuto in area di rigore".
L’esultanza da pistolero?
"È nata l’anno passato con amici di Salerno prima dell’ultima partita, ha portato bene e sto continuando a farla".
Assomiglia un po’ a quella di Batistuta...
"Più o meno. Niente paragoni, per carità. Assomigliare a lui solo vagamente sarebbe già troppo".
Nelle ultime ore i paragoni si sono sprecati. Lei ha numeri alla Yamal e Raphinha.
"Coincidenze numeriche, loro sono fuoriclasse, lasciamo perdere".
A chi dedica la tripletta?
"A Marika, la mia ragazza, alla mia famiglia e a chi mi vuole bene".
Suo padre è in Guardia di Finanza. Cosa le ha insegnato?
"Tutto. A superare le difficoltà, a lavorare. Peraltro è un atleta, ha sempre fatto sport nella sua vita. Mi ha trasmesso la mentalità che mi ha permesso di andare avanti sempre e comunque. Senza di lui non sarei mai riuscito ad arrivare dove sono ora".
Visual training nel tempo libero. Lei non stacca mai.
"Sono esercizi che aiutano a migliorare i riflessi visivi e la percezione degli spazi. Alleni la mente. Mi piace testare tutto ciò che può migliorarmi in campo".
Riavvolgiamo il nastro. Dal Cesena al Bologna.
"Sì, mi ha portato in rossoblù il responsabile del vivaio Daniele Corazza. Il primo anno in Under 15 è stato molto difficile, ho giocato poco e non ho mai segnato. Ricordo che mi disse di tenere duro perché dovevo ancora esprimere il mio potenziale. Io non ero ancora fisicamente sviluppato come altri ragazzi. Per fortuna l’ho ascoltato e ha avuto ragione lui. Giocavo con suo figlio che è ancora uno dei miei migliori amici. Con quel gruppo, Anatriello, Bagnolini, Stivanello e altri ci sentiamo praticamente tutti i giorni".
Poi la crescita fino all’esordio in prima squadra con Mihajlovic.
"Certo, dall’Under 16 in poi. Fino all’esordio con il Verona. Mihajlovic disse in conferenza che mi avrebbe fatto esordire. Avevo 17 anni e non mi sono nemmeno reso conto di quello che stava accadendo. Lo ringrazierò per tutta la vita per avermi lanciato. Ricordo anche quando mi fece giocare titolare contro il Genoa. Lui purtroppo stava già male. Lo incontrai nel corridoio di Casteldebole e non l’avevo riconosciuto perché era tutto incappucciato. Mi disse: 'Tieniti pronto perché ti farò giocare'. E così è successo".
VIDEO: Lo manda Mihajlovic e segna come Vlahovic: alla scoperta di RaimondoLe annate in prestito. Bene a Terni, meno a Venezia e Salerno.
"A Venezia mi sono infortunato nel momento in cui forse avrei potuto avere più spazio. A gennaio sono andato a Salerno dove non ha funzionato un po’ per demeriti miei e un po’ per altre situazioni. A Terni ho fatto un ottimo girone d’andata, poi sono calato. Ho un bellissimo ricordo ma mi brucia quella retrocessione".
Avanti di questo passo i prestiti dovrebbero essere finiti. Facile pensare che il Bologna l’aspetti a braccia aperte.
"Non sta a me deciderlo. Penso solo a fare bene con il Frosinone e poi vedremo".
A novembre torna la Nations League. Difficile non chiamare il capocannoniere della A.
"Posso solo rispondere che la Nazionale è un sogno e un obiettivo. Se dovesse arrivare una chiamata risponderei sicuramente presente".
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