Additivi per motori benzina e diesel: a cosa servono e che vantaggi offrono
Meno popolari di un tempo, i prodotti da aggiungere a carburanti e lubrificanti hanno comunque ancora oggi una funzione utile per preservare i componenti critici dei propulsori a combustione, come il circuito di alimentazione, gli iniettori e la camera di scoppio. Ecco una panoramica delle tipologie più diffuse e delle loro funzioni
Meno popolari di un tempo, i prodotti da aggiungere a carburanti e lubrificanti hanno comunque ancora oggi una funzione utile per preservare i componenti critici dei propulsori a combustione, come il circuito di alimentazione, gli iniettori e la camera di scoppio. Ecco una panoramica delle tipologie più diffuse e delle loro funzioni
Gli additivi servono anche agli oli
C’era una volta un mondo in cui gli additivi erano un vero cult per gli amanti dei motori, ai quali bisognava dedicare cure amorevoli se non si voleva correre il rischio di rimanere a piedi. C’era una volta e ancora c’è, nonostante se ne senta parlare meno, perché le auto sono cambiate così tanto da aver bisogno di poca manutenzione e di scarse attenzioni, quasi tutte esclusive degli specialisti del settore e delle loro sofisticate attrezzature. Negli anni Sessanta, invece, quando il boom economico trascinava la crescita vertiginosa del mercato dell’auto, gli oli motore erano prevalentemente a base minerale e questo comportava una certa loro instabilità termica. Gli additivi, quindi, erano preziosi perché ricoprivano funzioni importanti come il miglioramento dell’indice di viscosità e la capacità di prevenire il deterioramento del lubrificante alle alte temperature. I fluidi potevano essere aggiunti direttamente nella coppa dell’olio, con lo scopo anche di proteggere dall’usura componenti come gli alberi a camme. E marchi come Stp e Bardahl, presenti nel mondo del motorsport, erano davvero popolari, tanto che sfoggiare i loro adesivi sulla carrozzeria delle utilitarie, 500 in testa (magari impreziosita da qualche accessorio in stile Abarth), era un modo per far capire a tutti di essere intenditori. All’epoca, inoltre, il gasolio conteneva delle molecole di paraffina che, alle basse temperature, cristallizzavano, intasando il filtro del carburante: prima della diffusione del cosiddetto gasolio invernale, utilizzato oggi nelle località dove le temperature sono più rigide, si erano affermati gli additivi fluidificanti, progettati per abbassare il “punto di nebbia”, la soglia di temperatura alla quale la paraffina liquida inizia a solidificarsi in microscopici cristalli, rendendo il carburante “nebbioso” e iniziando a intasare i filtri. Al tempo stesso venivano sviluppati additivi con il compito di aumentare il numero di cetano, l’indicatore che misura la prontezza di accensione del gasolio, migliorandone la capacità di accendersi rapidamente nei motori diesel. Passano gli anni e gli additivi non scompaiono, ma cambiano alcune delle loro funzioni. Gli oli più diffusi sono infatti diventati sintetici e non più a base minerale, con i produttori che hanno integrato nella loro formulazione sostanze chimiche detergenti per garantire una maggiore pulizia dei pistoni e l’eliminazione delle morchie. Qualche problema, però, rimane: la diffusione dell’iniezione elettronica, a partire dagli anni Ottanta, sposta l’attenzione sul sistema di alimentazione. Gli iniettori, infatti, con il passare del tempo tendono a ostruirsi, a causa dei depositi carboniosi derivanti dalla combustione. Iniziano così a diffondersi additivi la cui funzione è mantenere puliti gli iniettori e garantire l’arrivo ottimale, per quantità e regolarità del flusso, di benzina e gasolio nella camera di combustione. Anche gli oli motore sintetici possono però creare qualche problema di compatibilità chimica, per esempio con le guarnizioni che tendono a seccarsi, e questo ha spinto i produttori a sviluppare additivi specifici, in grado di rigenerare le parti in gomma più deteriorate.
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