Il metodo Alvini: poco possesso, tante ossessioni. E il Frosinone è diventato grande
La Gazzetta dello Sport

Il metodo Alvini: poco possesso, tante ossessioni. E il Frosinone è diventato grande

Domenica 18 ottobre 2026
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Il tecnico sta facendo vedere in Serie A quello che ha appreso nelle serie minori. Grazie a lui è esploso Raimondo, un regalo importante per Mancini

Bustine di zucchero, bottiglie di shampoo o tazzine del caffè, a Massimiliano Alvini va bene tutto per farsi capire. Apparecchia le sue idee dove capita e con quello che capita – bar, ristoranti, spogliatoi, piazze – così è diventato l’allenatore del mese e del momento: con un percorso lento, da fiume che ha attraversato le serie inferiori e la provincia italiana. Con gesti inusuali. Caparbietà. Sacrifici. Un piccolo Klopp di provincia che aggredisce tutto da anni, con una intensità di vita assoluta. Il suo calcio viene da lontano, come la sua fame di gioco e gol. Poco possesso, molte ossessioni. Si smarcava dal lavoro per andare a marcare gli allenamenti di Sarri, poi divenuta sua tesi a Coverciano. Utilizzava le sessioni di fisioterapia per parlare con Spalletti, e con Sacchi ha in comune le scarpe, nel senso di lavoro prima delle panchine. Suole vendute e consumate, passi: uno dietro l’altro fino alla serie A e poi chissà.

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