Inter, la Serie A è il tuo giardino e sai rimontare: in Europa è diverso. Perché?
La Gazzetta dello Sport

Inter, la Serie A è il tuo giardino e sai rimontare: in Europa è diverso. Perché?

Domenica 18 ottobre 2026
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In Italia è un'altra cosa: i nerazzurri hanno rimontato per l'ennesima volta. Lodevole la crescita di Bonny, nuovamente protagonista da subentrato

In Italia è un'altra cosa: i nerazzurri hanno rimontato per l'ennesima volta. Lodevole la crescita di Bonny, nuovamente protagonista da subentrato

Dal nostro inviato  Sebastiano Vernazza 18 ottobre - 10:53 - BOLOGNA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google L'Inter esulta dopo il gol del 3-1. Getty

Eccola, la differenza tra l’Inter dominante nel giardino di casa e l’Inter dominata appena esce dal portone del palazzo. Per la sesta volta in nove partite stagionali è passata in svantaggio, ma, poiché si giocava a Bologna, ha rimontato come da prassi in Serie A. Fuori dai confini del calcio nazionale, in Champions, è finita diversamente: sotto contro Real Madrid e Bruges, l’Inter è affondata. In Europa gli avversari tengono duro e martellano per novanta minuti e oltre, non come il Bologna che nel secondo tempo di ieri si è dissolto per esaurimento delle energie psicofisiche.

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cambi decisivi nell'inter

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La squadra di Palladino è stata grande per una mezz’ora abbondante, con Pobega uomo copertina: suo il gol dell’1-0; sua la traversa su cui i rossoblù, in maglia dorata, hanno smesso di sognare, anche perché poco dopo Thuram ha trovato l’1-1 su cui edificare la risalita. Cristian Chivu - al Dall’Ara senza Lautaro, Pavard, Jones e Stones - ha poi vinto grazie ai cambi. I subentrati Bonny, Carlos Augusto, Diouf e Mkhitaryan hanno risolto la questione del risultato. Il successo è importante perché, in attesa di Juventus-Lazio, permette all’Inter di regalarsi almeno una notte da capolista in solitaria, ma qualche riflessione andrà fatta. I primi 45 minuti interisti non sono stati un gran bel vedere.

il lato debole

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Sono bastati pochi secondi per capire dove si sarebbe andati a parare. Pobega si è infiltrato a sinistra, ha crossato, però Piccoli è arrivato con un attimo di ritardo. Inter colabrodo sulla destra, come ha comprovato l’1-0 rossoblù: Miranda ha rubato palla a Luis Henrique e l’ha appoggiata a Pobega, il centrocampista ha tirato dritto, nessuno l’ha fermato, neppure Bisseck, e ha trafitto Martinez. A questo punto della storia, l’utilizzo di Luis Henrique da titolare rappresenta una forma di accanimento e sfiora l’autolesionismo. Già nella scorsa stagione si era capito che il brasiliano – un lascito da 23-25 milioni della gestione Ausilio – non era all’altezza, eppure si insiste a riproporlo, a costo di farsi del male. L’Inter ha reagito con svogliatezza, ostaggio di un possesso bradipsichico, lento di mente, oltre che di gambe. La palla ondeggiava di qua e di là, con Pio a fare il palo, a smistare palloni che si perdevano in niente. Il Bologna ha preso a martellare pure sul corridoio di destra, la sinistra interista, con un Bernardeschi “scattoso” e puntuto. La sveglia è suonata al 40’, quando Pobega, ancora lui, ha fatto vibrare il legno. In quell’istante l’Inter si è destata e, al termine di un rosario di passaggi un filo più rapidi del solito, ha pareggiato: Barella ha pescato Thuram, svettante di testa su Casale. Botta e risposta nel recupero pre-intervallo: parate di Martinez su Zortea e di Skorupski su Esposito. Nella sostanza l’1-1 era corretto, nella forma meglio il Bologna.

i lati forti

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Sono bastati pochi secondi per capire dove si sarebbe andati a parare. Pobega si è infiltrato a sinistra, ha crossato, però Piccoli è arrivato con un attimo di ritardo. Inter colabrodo sulla destra, come ha comprovato l’1-0 rossoblù: Miranda ha rubato palla a Luis Henrique e l’ha appoggiata a Pobega, il centrocampista ha tirato dritto, nessuno l’ha fermato, neppure Bisseck, e ha trafitto Martinez. A questo punto della storia, l’utilizzo di Luis Henrique da titolare rappresenta una forma di accanimento e sfiora l’autolesionismo. Già nella scorsa stagione si era capito che il brasiliano – un lascito da 23-25 milioni della gestione Ausilio – non era all’altezza, eppure si insiste a riproporlo, a costo di farsi del male. L’Inter ha reagito con svogliatezza, ostaggio di un possesso bradipsichico, lento di mente, oltre che di gambe. La palla ondeggiava di qua e di là, con Pio Esposito a fare il palo, a smistare palloni che si perdevano in niente. Il Bologna ha preso a martellare pure sul corridoio di destra, la sinistra interista, con un Bernardeschi “scattoso” e puntuto. La sveglia è suonata al 40’, quando Pobega, ancora lui, ha fatto vibrare il legno. In quell’istante l’Inter si è destata e, al termine di un rosario di passaggi un filo più rapidi del solito, ha pareggiato: Barella ha pescato Thuram, svettante di testa su Casale. Botta e risposta nel recupero pre-intervallo: parate di Martinez su Zortea e di Skorupski su Esposito. Nella sostanza l’1-1 era corretto, nella forma meglio il Bologna.

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Bonny e Carlos Augusto esultano. Getty

la crescita di bonny

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Non è tutto, bisogna parlare di quanto è cresciuto Bonny, entrato per Pio Esposito intorno all’ora di gioco. Il giovane franco-ivoriano ha superato ogni timidezza, ha acquisito consapevolezza di sé, la maglia dell’Inter non gli pesa più. Sembra lievitato nel fisico e nella convinzione. La tecnica non gli è mai mancata, forse la reprimeva un po’. Prima gli è stato annullato un gol per fuorigioco, poi ha realizzato la rete del 3-1, alla cui origine ha concorso uno stop sontuoso di Mkhitaryan. L’armeno ha smistato a Carlos in corsia, assist del brasiliano e gol di Bonny, la cui fioritura è inversamente proporzionale alla decrescita infelice di Sucic. Il centrocampista croato si è divorato una rete a porta vuota, macro-errore che rischia di traghettarlo in zona Henrique. Continuiamo a credere che Sucic abbia colpi da campione, ma la realtà oggi comunica altro. La vittoria di Bologna aggiunge poco o nulla in chiave europea. La Champions League è un altro mondo, esser leader in Italia non basta, ci vuole molto di più. Mercoledì, a San Siro contro lo Shakhtar, ci sarà la prova d’appello. Sbagliare non si può, pena il tracollo nell’euro-classifica. L’Inter deve essere l’Inter anche fuori dal cortile di casa. I giocatori ci sono, il gioco va velocizzato.

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