Manila Esposito: "Io seguita da mental coach e psicologo, ora so quanto valgo. Il mio idolo? Vanessa Ferrari"
Mondiale di ginnastica artistica al via, l'atleta azzurra insegue la prima maglia iridata: "Sono seguita da psicologo e mental coach. Sono molto legata alla mia famiglia e ai miei nonni, non vedo l’ora che sia Natale per rivederli tutti"
Mondiale di ginnastica artistica al via, l'atleta azzurra insegue la prima maglia iridata: "Sono seguita da psicologo e mental coach. Sono molto legata alla mia famiglia e ai miei nonni, non vedo l’ora che sia Natale per rivederli tutti"
Rebecca Saibene Giornalista 18 ottobre (modifica alle 12:28) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNon è più un pesce fuor d’acqua. Manila Esposito ai Mondiali, adesso, è nel suo elemento. Dalla sua prima volta a Liverpool, quando aveva 15 anni, alla terza, a Rotterdam, ora che ne ha 19, la Terra ha fatto solo quattro giri intorno al Sole. E Manila ha vinto 13 medaglie europee. Soprattutto, l’argento a squadre e il bronzo alla trave ai Giochi di Parigi 2024. Alla collezione manca solo una medaglia iridata. È l’obiettivo, certo, ma guai a dirlo ad alta voce: "Sono scaramantica...". Stasera, dalle 19.40, sarà in pedana per le qualificazioni con la squadra azzurra, di cui oggi è capitana. Senza promesse, ma con la consapevolezza di essere tra le atlete da battere.
Manila, come arriva a questi Mondiali?
"La preparazione è stata abbastanza buona. La prova podio è andata bene, con qualche sbavatura, ma è anche giusto che sia così. Entrare in questo palazzetto mi ha fatto un certo effetto: è molto grande e immaginarlo pieno, con il pubblico, è bellissimo. Mi ha ricordato quello dei miei primi Mondiali, a Liverpool. È stato emozionante".
Questi sono i suoi terzi campionati mondiali, ma una medaglia iridata ancora manca alla sua collezione…
"Diciamo che non mi dispiacerebbe (ride, ndr). Non ne ho ancora mai vinta una quindi... Può essere l’occasione giusta? Prima ci si prova, poi vediamo come va… Sono molto scaramantica, se posso evitare di parlare delle cose prima che succedano, evito".
Ricevuto. Che concorrenza si aspetta a trave e corpo libero?
"Ci sono tante ginnaste forti, il livello è molto alto. Entrare in finale in un Mondiale del genere sarebbe una soddisfazione in più".
Dopo le due medaglie olimpiche sente che sono aumentate le aspettative e la pressione su di lei?
"No, in realtà l’Olimpiade mi ha aiutato: ora sono più sicura di me, non mi sento più un pesce fuor d’acqua. Ormai questo è il mio contesto, so che posso ambire a qualcosa di importante. Entro in pedana con un’altra consapevolezza".
Agli Europei ha vinto tre medaglie, ma ha parlato di un periodo complicato. Che momento stava vivendo?
"Nell’ultimo anno avevo perso un po’ di fiducia in me, negli allenamenti più che in gara. Era veramente difficile allenarmi tutti i giorni senza buttarmi giù emotivamente. Allora mi sono resa conto che certe cose non riuscivo più ad affrontarle da sola e ho chiesto aiuto. A volte è difficile capire di avere bisogno di una mano, ma quando lo fai e ti lasci aiutare è proprio un’altra cosa. Sono seguita da uno psicologo e da un mental coach: prima non pensavo che potesse fare così tanto la differenza, oggi per me è fondamentale".
È importante capire quando fermarsi?
"Tanto. Da piccola con mamma avevo i 'mercoledì di stacco'. Se era una giornata no io non andavo a scuola, saltavo palestra e io e lei ci prendevamo una giornata per noi, cosicché il resto della settimana andasse meglio".
C’è qualche altro sport che le piace guardare?
"Da quando sono entrata nelle Fiamme Oro e ho conosciuto Sofia Raffaeli, mi sono appassionata alla ritmica, seguo le gare. Lei mi incanta: è elegante, molto espressiva e davvero bella da vedere".
Le fa piacere essere capitana di questa squadra?
"Per me è un orgoglio essere un riferimento per le altre, ma a prescindere dall’essere o meno capitana, sanno che con me possono parlare di tutto, che sia per un sfogo o un consiglio io ci sono sempre".
Da bambina chi era il suo punto di riferimento?
"In Italia avevamo Vanessa Ferrari (iridata 20 anni fa domani, proprio nell’anno di nascita di Manila, ndr). Per la sua costanza e la sua tenacia è stata il riferimento di molte bambine: non ha mai mollato davanti alle tante difficoltà della carriera".
A Rotterdam sono venuti anche i suoi genitori?
"Ci saranno mamma e papà. Questa volta i miei fratelli non verranno".
Lei è la maggiore di tre. Che rapporto ha con loro?
"Bellissimo. Sono la mia vita, senza i miei fratelli non riuscirei proprio a vivere. Il più piccolo fa pallanuoto, quello di mezzo gioca a calcio. Vengono spesso a sostenermi, quando posso lo faccio anche io. Sono molto legata alla mia famiglia, e ai miei nonni. Non vedo l’ora che sia Natale per rivederli tutti".
Al di là del risultato, che cosa chiede a se stessa per questi Mondiali?
"Di fare bene i miei esercizi. E qui preferisco fermarmi…".
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