Bove: "Tornare in Italia? È una possibilità, non si può sapere cosa riserva il futuro"
Il centrocampista del Watford presenta alla festa del cinema di Roma "In un battito", il docufilm sulla sua storia dopo che il suo cuore si è fermato (nelle sale dal 16 al 18 novembre): "Spero che questo film che dà spazio anche alle debolezze aiuti chi è in difficoltà, anche a chiedere aiuto"
Il centrocampista del Watford presenta alla festa del cinema di Roma "In un battito", il docufilm sulla sua storia dopo che il suo cuore si è fermato (nelle sale dal 16 al 18 novembre): "Spero che questo film che dà spazio anche alle debolezze aiuti chi è in difficoltà, anche a chiedere aiuto"
Elisabetta Esposito Giornalista 18 ottobre (modifica alle 15:53) - ROMA English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleNell'ambizioso ambiente cinematografico la presenza di Edoardo Bove non passa inosservata. Elegantissimo, capelli tirati indietro per rendere ancor più importante lo sguardo, il centrocampista del Watford appare alla Festa del Cinema di Roma per presentare "In un battito", il docufilm che sarà in sala dal 16 al 18 novembre firmato da Giovanni Troilo che racconta la vita per niente facile di questo 24enne romano, infinito talento del calcio italiano, che il primo dicembre del 2024 durante Fiorentina-Inter ha perso i sensi per quello che si è poi rivelato un importante problema cardiaco. "Potrebbe fare l'attore", dicono osservandolo con curiosità gli addetti ai lavori. Lui si muove con disinvoltura, passeggia con Edoardo Leo (che con Alea è tra i produttori del film insieme a No Name e Rai Cinema) e abbraccia Valerio Mastandrea che ha voluto assistere alla sua conferenza stampa.
VIDEO: Bove si racconta: "I miei sogni sono gli stessi di prima". E sul ritorno in Italia…il messaggio
—Dopo essersi messo a nudo in questo film pieno di immagini e pensieri di grande intimità ed commovente potenza, tra campi e ospedali, tra famiglia e amici, Bove si offre anche ai media con la sua consapevolezza e la sua sincerità senza filtri: "Questo non è un film sul mio ritorno in campo, ma su un ragazzone che vede la traiettoria della propria vita deviata su uno spazio vuoto che deve riempire. Sono contento di come sia venuto, non volevo fosse un documentario su un calciatore, ma qualcosa in grado di andare fosse sotto la superficie. La verità è che nel mondo del calcio non è frequente questo tipo di apertura, non è facile dare spazio alle debolezze: io l'ho fatto spinto dalla voglia di restituire l'affetto ricevuto, sperando che uscendo dal cinema chi passa un momento difficile possa trovare le energie per affrontare le proprie sfide e, se serve, di farsi aiutare. Serviva anche a me, il film è stato un rifugio, un modo per andare avanti e mettermi in gioco". E ancora: "Ho scoperto dei lati di me che non conoscevo. La vita dei calciatori è scandita da eventi che si susseguono veloci e trovare il tempo per fermarsi a pensare non è facile. Ho maturato una consapevolezza di me stesso differente, ho visto il mio lato senza il calcio... Ma sono più contento di quello con il calcio!".
il futuro
—Un mondo che ancora lo coinvolge tantissimo: "Tornare a giocare in Italia se cambiassero le norme per avere l'idoneità? Io sono felice dove sono ora, giocare all'estero era uno dei miei obiettivi, ma non posso nascondere che con seguo sempre il campionato italiano e con un orecchio e uno sguardo ogni tanto sono ancora sono qui. Perché no, in futuro, potrei anche tornare. Io sono sempre rimasto legato alla Roma e all'Italia, non voglio chiudermi alcuna strada, non sappiamo che cosa riserva il calcio. Un sogno? Direi più una possibilità. I giallorossi? Mi pare siano partiti bene, ma la stagione è lungo". Gli chiedono se ha avuto paura vedendo la ricaduta di Eriksen: "Beh mi ha fatto effetto, ma sono contento che abbia funzionato il defibrillatore - commenta sorridendo -. È un salvavita... Nel momento in cui riesci a ironizzare su una cosa così significa che l'hai affrontata di petto e superata".
la legge bove
—A proposito di defibrillatori e primo soccorso, Edoardo si sofferma sulla Legge Bove dando una notizia: "Mi dicono che il disegno di legge sia stato calendarizzato per gennaio e credo possa essere approvato anche perché è stata appoggiato in modo trasversale. È un percorso che abbiamo iniziato a fare grazie al film, entrando in contatto con associazioni sul primo soccorso e genitori che hanno perso i propri figli. Volevo essere utile e fare qualcosa, non è una legge sullo sport ma su quello che avviene ogni giorno in Italia, perché tante persone non sono in grado di intervenire o hanno paura. Lo scopo è partire dai ragazzi delle scuole passando dai 15 mila di oggi a oltre 100 mila persone formate, sarebbe un bel passo avanti".
stasera la premiere
—Alla fine qualcuno non resiste e gli chiede: "Ma un futuro da attore?". Lui sorride: "Ma no, io resto un calciatore... Stare sempre davanti a una telecamera non mi è venuto naturale, ma mi sono voluto buttare in una nuova sfida, spero sia andata bene". I primi commenti li avrà stasera all'anteprima al Teatro Olimpico. Qui è annunciata la presenza di tanti amici, da Bryan Cristante a Niccolò Pisilli e El Shaarawy, ma anche delle istituzioni a partire dal ministro per lo Sport Andrea Abodi.
Leggi anche "La mia vita da film": dramma e ritorno, l'Odissea di Edoardo Bove sbarca al cinemaBove, Brignone, la "mano de Dios" e non solo: lo sport è protagonista alla Festa del cinema di Roma© RIPRODUZIONE RISERVATA