Sinner, Pegula e Keys lanciano l'allarme: "Si muove in un modo che il nostro corpo non reggerebbe"
La Gazzetta dello Sport

Sinner, Pegula e Keys lanciano l'allarme: "Si muove in un modo che il nostro corpo non reggerebbe"

Domenica 18 ottobre 2026
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La statunitense numero 4 al mondo e la campionessa dell'Australian Open analizzano l'agilità di Jannik e le sollecitazioni a cui sottopone il fisico. Tra ammirazione e interrogativi sul suo recupero

La statunitense numero 4 al mondo e la campionessa dell'Australian Open analizzano l'agilità di Jannik e le sollecitazioni a cui sottopone il fisico. Tra ammirazione e interrogativi sul suo recupero

Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 18 ottobre - 16:27 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Avrà anche finito la stagione in anticipo, a causa dei problemi fisici. Sarà anche fermo ormai dal 12 luglio, giorno della vittoria a Wimbledon, eppure nel mondo del tennis si parla di continuo di Jannik Sinner. Sempre al centro dell'attenzione, anche quando non è in campo. Si affollano domande e dubbi sulle condizioni dell'azzurro, che si è affidato al dottor Herbert Schoenhuber per risolvere i problemi al ginocchio, ma senza sbilanciarsi eccessivamente su come stiano le cose e come andranno a finire. A tal punto che anche colleghe eminenti hanno finito per trattare di Sinner. Si tratta della n.4 al mondo Jessica Pegula e dell'ex campionessa dell'Australian Open Madison Keys, che hanno citato l'azzurro nel podcast "The Player's Box". Con Pegula che ha parlato espressamente del modo di stare in campo di Sinner: "Sento che il suo modo di muoversi non è normale, quindi non mi sorprende che possa avere qualche problema". 

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analisi

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Essendo anche loro tenniste di alto livello, le due top player americane sanno bene cosa significhi avere un problema fisico da combattere. E anche da cosa può scaturire. "Immagino che il giocatore che più si avvicina a Sinner sia Novak Djokovic", prosegue Pegula, "ma Jannik sembra sciare su un campo da tennis". D'altronde l'azzurro è cresciuto sulla neve, scegliendo solo in adolescenza il tennis e conservando le movenze dello sci. La n.4 del mondo ha anche elogiato i grandi numeri mostrati dall'azzurro: "Spero che si riprenda presto. Per un paio d’anni ho avuto la sensazione che fosse inarrestabile. A volte pensiamo sempre che nessuno sarà mai in grado di batterlo. Poi succede qualcosa del genere e ci riporta con i piedi per terra". Mentre Keys, altra giocatrice che non ha mai lesinato sulle parole, ha fatto eco ancora più duramente alle questioni fisiche poste da Pegula: "Sinner si muove in un modo che il mio corpo non potrebbe mai sopportare perché mi romperei". 

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Ammirazione

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Le parole di Maddy sono però un misto tra dubbio e stima per quello che Sinner riesce a mettere in campo in termini di movimento e agilità, specie in fase di recupero. Ovviamente sostenuto da un fisico molto diverso, come l'americana precisa. Comunque rimarcando come questi problemi non siano esattamente cascati dal cielo: "Non è così sorprendente. Guardate come corre verso gli angoli, scivola e cambia direzione. Io continuerei a correre fino a finire in tribuna! Mentre Jannik in qualche modo riesce ad arrestarsi completamente e a muoversi già verso la palla successiva". Le capacità di tenere il campo e di spostarsi di Sinner, colpendo con potenza e precisione da qualsiasi angolo, sono state in effetti la sua vera arma per arrivare ai piani più alti del tennis. Portate all'estremo, vincendo quasi tutto quello che c'era da vincere in questo 2026, hanno presentato il conto. E, in un misto di ironia e ipotesi, sostenute però da un'ammirazione di fondo per quanto mostrato, Pegula e Keys hanno dimostrato quanto Sinner sia centrale nell'universo tennistico odierno. Anche semplicemente con la mancanza, che spinge a cercare spiegazioni lanciandosi in territori più ampi del campo da gioco. Certamente, ascoltando delle professioniste, rimane impressa l'immagine di un giocatore, anche nei dettagli più sottovalutati come i movimenti e gli spostamenti, incredibile. Fino ai minimi dettagli.

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