Inter, è sempre ansia da rimonta: in Champions così non basta
I nerazzurri in svantaggio in sei partite su nove, ma le risalite sono riuscite esclusivamente in Serie A
I nerazzurri in svantaggio in sei partite su nove, ma le risalite sono riuscite esclusivamente in Serie A
Filippo Conticello Giornalista 19 ottobre - 09:28 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleQuesta Inter, a cui inconsciamente piace il brivido, rischia prima o poi di bruciarsi sul serio: è ciò che di solito capita a chi gioca un po’ troppo col fuoco e i nerazzurri lo fanno sia in Italia che all’estero. Se Chivu e i suoi sono andati immediatamente sotto nel punteggio in sei partite su nove, due terzi esatti del cammino, è lecito iniziare a interrogarsi: ad Appiano studiano da settimane questo difetto strutturale, che è insieme tattico e mentale. Ha a che fare con la fase difensiva nel complesso, ma anche con l’attenzione dei singoli. Nell’impasto c’è il macro-problema di stagione, ancora più evidente adesso che torna a bussare la Champions con i suoi fantasmi: l’ansia di rimonta, infatti, è sempre stata “domata” in Serie A, mentre non è stata gestita con la stessa lucidità in Europa. Tradotto: l’Inter, che recupera svantaggi anche robusti in A, non riesce a fare lo stesso in Champions. Ora lo 0 tondo tondo nella classificona del girone obbliga a una ripartenza immediata, già da mercoledì contro l’ardimentoso Shakhtar di Arda Turan. Chivu vorrebbe non complicarsi inutilmente la vita, come accaduto prima nella maestà del Bernabeu e poi una settimana fa a San Siro contro il Bruges. In entrambi i casi, l’impresa in rimonta è stata strozzata: doppia sconfitta e rimpianti assortiti.
VIDEO: Inter, Martinez-Provedel: cosa deve fare Chivu ora?urge equilibrio
—Almeno in campionato, però, il conto aperto viene subito pagato. L’Inter salda ciò che lascia per strada, non si arrende al punteggio avverso, e questo ha garantito applausi, punti, ma anche qualche pericolosa assoluzione: i problemi covano infatti sotto la cenere, anche se la squadra ha il carattere per non arrendersi. In principio fu il Napoli di Allegri, arrivato a San Siro per il primo scontro-scudetto: prima risalita obbligata dallo 0-2 al 3-2. La stessa necessità di risalire la corrente da due gol nel turno successivo, sempre in casa contro l’Udinese. In entrambi i casi, i nerazzurri avevano comunque ottenuto i tre punti, mentre in casa della Roma la rimonta si è fermata a metà: 2-0 giallorosso di Koné neutralizzato da un doppio urlo di Lautaro. Per ultimo, ecco il Bologna di due giorni fa, in cui, almeno numericamente, la riscossa è stata più agevole: la squadra di Palladino è, infatti, andata avanti di una sola misura. Alla fine dei conti, in Italia l’Inter ha sempre ritrovato la via e, nelle quattro gare in cui ha dovuto recuperare, ha sommato dieci punti. In Champions, però, davanti ad avversari più intensi e continui, la musica cambia: contro il Real e il Bruges solo mani e tasche vuote. Su questo aspetto si concentra il lavoro dello staff, tutt’altro che univoco: i sei svantaggi non nascono, infatti, tutti dalla linea alta e nemmeno da un avvio molle. Le cause sono varie: errori in costruzione, inserimenti non seguiti, distanze allungate quando il primo pressing viene superato, ma vanno aggiunti anche certi gravi svarioni individuali (vedi all’ultima voce Luis Henrique). Chivu non cambierà, comunque, atteggiamento e continuerà ad accettare il rischio di una linea alta e aggressiva, ma è necessario un po’ di caro vecchio equilibrio: serve in Italia e ora urge in Europa.
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