Davidovich Fokina, l'ex perdente di lusso diventato re di Shanghai con la "Defensa Siciliana"
La Gazzetta dello Sport

Davidovich Fokina, l'ex perdente di lusso diventato re di Shanghai con la "Defensa Siciliana"

Lunedì 19 ottobre 2026
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Con la vittoria del Masters 1000 cinese, Alejandro ha raggiunto di nuovo il proprio best ranking al n.13 del mondo, distante meno di 500 punti dalla top 10. Le Atp Finals però rimangono lontane

Con la vittoria del Masters 1000 cinese, Alejandro ha raggiunto di nuovo il proprio best ranking al n.13 del mondo, distante meno di 500 punti dalla top 10. Le Atp Finals però rimangono lontane

Pellegrino Dell'Anno Collaboratore 19 ottobre - 12:54 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Si dice che un vincente sia solo un sognatore che non si è mai arreso. E Alejandro Davidovich Fokina ha tenuto davvero tanto ai suoi sogni, anche oltre le sconfitte. Sicuramente gli saranno passate per la testa mentre serviva sul match point contro Rafael Jodar in finale al Masters 1000 di Shanghai. Ha risolto tutti i dubbi con un servizio vincente che gli ha consegnato il titolo più importante della carriera, nonché terzo del 2026, rendendolo il primo spagnolo a vincere il torneo cinese. Confermando che Davidovich, detto Davi, è in un certo senso atipico nel confronto con i tennisti del suo Paese, esprimendosi al meglio sul veloce, dove ha vinto i tre titoli della sua carriera, tra cemento ed erba. Superficie, tra l’altro la sua preferita, grazie alla quale era entrato nel mondo mainstream.

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Prospetto

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Come suggerisce il cognome, è di origine russa da parte di entrambi i genitori: l’ex pugile Edvard Davidovich e Tatiana Fokina. Davi è nato vicino Malaga e lì è cresciuto, iniziando a giocare a tennis con papà a circa due anni e mezzo. La scalata è stata rapida, lasciando casa a 16 anni, dopo essersi dedicato sin da piccolo esclusivamente al tennis, per entrare ai piani alti anche del circuito juniores. Dove nel 2017 è arrivato al n.2 del mondo, perdendo in semifinale al Roland Garros di categoria e soprattutto vincendo però la prova di Wimbledon, senza smarrire per strada neanche un set ed entrando con molte aspettative nel tennis dei grandi. In un paio d’anni, nel 2019, Davidovich sfonda il muro della top 100 e sembra pronto al grande salto, salvo fermarsi sempre sul più bello. Fino allo scorso giugno aveva perso cinque finali su cinque, di cui la prima al Masters 1000 di Montecarlo nel 2022. A Washington, nel 2025, aveva sprecato tre match point in finale contro Alex de Minaur. Poi, contro Ethan Quinn a Maiorca (ancora sull’amata erba) e Hubert Hurkacz ad Hanghzou, Davi si è finalmente sbloccato, guardando con maggiore fiducia al tennis e al suo futuro. Fino al capolavoro di Shanghai, annullando match point in ottavi a Tiafoe e rimontando un set di svantaggio a Zverev in semifinale e a Jodar in finale. Merito degli scacchi.

Segreto

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Lo spagnolo ha avuto sin da bambino due grandi passioni: il calcio, tifosissimo del Real Madrid, e la boxe, ammirando Floyd Mayweather. Crescendo, Davidovich ha poi scoperto gli scacchi. Un gioco più maturo, fatto di tattica e strategia, ma molto utile anche su un campo da tennis, a cui lo ha indirizzato coach Clavet. Una chiave che è venuta fuori con le dediche scritte sulla telecamera dopo le vittorie da parte di Alejandro, ricche di riferimenti agli scacchi. Hanno fatto eco soprattutto quelle della semifinale e della finale. Nel primo caso, Davi ha scritto "Defensa Siciliana" dopo aver battuto Zverev: una tattica riferita ai neri, che negli scacchi giocano sempre per secondi, ed è una delle migliori di contrattacco. Fatta di pazienza e attenzione ai dettagli, due aspetti fondamentali nel trionfo, di resistenza e difesa tramutata spesso in fase offensiva, che ha regalato la seconda finale 1000 della carriera a Davidovich. Vinta scrivendo alla fine "apertura española", una strategia d’attacco anch’essa molto famosa, coniata proprio dalla scuola spagnola secoli fa, che consiste in una pressione costante esercitata dai bianchi costringendo i neri al contrattacco. Una serie di tattiche, sulla scacchiera, che Alejandro ha cercato di riproporre con successo, sul campo da tennis, per il trofeo più importante della carriera. Ma non vuole fermarsi.

Stelle

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Con la vittoria di Shanghai, Davidovich Fokina ha raggiunto di nuovo il proprio best ranking al n.13 del mondo, distante meno di 500 punti dalla top 10. Le Atp Finals rimangono lontane, anche a causa di qualche problema fisico di troppo nella prima parte di stagione, che lo ha spinto a guardare al 2027 con rinnovata fiducia. E con il desiderio di fare ancora meglio di quanto messo in mostra finora: "Se sarò in buona salute l'anno prossimo, ma anche già nella parte finale di questo, potrò dimostrare di essere un ottimo giocatore e di poter raggiungere le prime posizioni della classifica. Ora però, per qualche giorno, voglio solo distrarmi e non pensare al tennis. Poi andrò a Basilea e vedremo cosa succederà". Davidovich guarda con fiducia al futuro, con la consapevolezza di chi conosce il proprio valore e ha finalmente capito come esprimerlo fino in fondo. Da cinque finali perse, ora ne ha vinte tre di fila, tutte negli ultimi quattro mesi, mettendo in mostra come non sia mai troppo tardi per iniziare a vincere, basta prenderne coscienza con sé stessi. Ispirandosi a Federer e giocando a scacchi, pur con un gioco secondo lui più simile a quello di Djokovic (il suo rovescio a due mani è tra i colpi più efficaci del circuito), Davi sogna di poter finalmente diventare uno dei nuovi re di Spagna. Nel frattempo, si gode la top 15 e la vittoria sul connazionale Jodar, il futuro sempre più vicino al presente. Che però, nella terra di Sun Tzu, autore de "L’arte della guerra", si è dovuto arrendere ad un fine stratega. Le partite, come Alejandro ha sperimentato fin troppo in prima persona, si vincono e si perdono soprattutto con la testa. Non conta quante volte si viene abbattuti, conta alzarsi. E, da perdente di lusso, trasformarsi in uno splendido vincente.

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