Milan, Rabiot leader totale: gol, assist e... strigliata. Ecco con chi ce l'aveva
Alla fine della sfida con l'Atalanta il francese ha usato parole dure per raccontare il crollo della squadra nel secondo tempo
Alla fine della sfida con l'Atalanta il francese ha usato parole dure per raccontare il crollo della squadra nel secondo tempo
Marco Pasotto Giornalista 19 ottobre - 15:28 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google Adrien Rabiot, 31 anni. GettyAdrien Rabiot non è mai stato banale. Né come uomo, né come giocatore e, nel suo caso, il più delle volte le due figure coincidono. Semplificando: un giocatore è più solido sotto tutti gli aspetti, se dietro c'è anche l'uomo. E non è così scontato. Ieri, contro l'Atalanta, Rabiot quei due aspetti li ha uniti. In campo e nel dopogara. Se la partita è terminata con i tre punti volati nelle tasche del Diavolo, una larga fetta di merito va in capo al francese. E quando un leader - riconosciuto per attitudine personale prima ancora che per semplici questioni anagrafiche - sforna una prestazione simile, nel momento in cui prende la parola viene naturale ascoltarlo con attenzione anche quando quelle parole sono scomode. A fine gara, dopo un ultimo terzo di partita dove la serenità ha ceduto il passo al panico, Rabiot si è espresso così: "Nell’ultima mezzora abbiamo perso il filo della partita ed è un problema. Con un secondo tempo del genere, il primo non vale niente. Fortunatamente abbiamo vinto ma non so se lo meritiamo così tanto. Non possiamo crollare così, non è una questione fisica ma di testa, abbiamo abbassato l’attenzione. Dobbiamo migliorare sulla mentalità. Anche chi entra deve dare di più".
VIDEO: Rabiot, mamma Veronique: "Il Milan era la nostra prima scelta"invasione di campo?
—Il dono di centrare subito il punto, senza le solite banalità da dopopartita. Rabiot ha parlato come un allenatore. Anzi, come fanno soltanto pochi allenatori. E Amorim è uno di questi. Forse è il motivo per cui il tecnico portoghese non l'ha percepita come un'invasione di campo o come concetti fuori luogo in bocca a un giocatore. Per dire: tra Spalletti e Bremer, nell'ambito di una dinamica molto simile, è andata ben diversamente. Amorim invece ha spiegato di apprezzare i "giocatori emotivi" e il possibile caso non ha nemmeno avuto il tempo di mettere radici. Con chi ce l'aveva Rabiot? Beh, non serve decifrare l'interlinea, l'ha detto lui stesso: chi è entrato non ha contribuito a fortificare il ponte levatoio, ma si è fatto prendere a sua volta dall'ansia. Una delusione che è immaginabile abbia vissuto anche Amorim, da sempre sostenitore dell'importanza di chi entra in corso d'opera. In effetti, escludendo Tomori per questione di tempistiche (ultimi cinque minuti), nessuno degli altri subentrati ha avuto una resa sufficiente. Jashari ha perso palloni sanguinosi, Loftus-Cheek non ha dato la robustezza vista a Salisburgo, Hutchinson ha smarrito più palle del lecito, Estupinan ha palesato come spesso gli accade indecisioni in fase difensiva. La freschezza atletica avrebbe dovuto fare la differenza, dare una mano a una squadra in apnea, e invece l'inerzia della partita ha finito per centrifugare tutti.
quei momenti con chiffi
—Rabiot ha osservato, ha provato a scrollare i compagni, ha utilizzato l'ampio apporto di adrenalina generata lungo la partita per tenere a galla la squadra. Il gol, l'assist per la prima rete rossonera di Gila, una evidente arrabbiatura con Chiffi per un'ammonizione ritenuta eccessiva (Adrien ha rischiato grosso perché non smetteva di mandare platealmente a quel paese l'arbitro) a cui è seguita un'esultanza per il suo gol nella quale, prima di abbandonarsi all'abbraccio dei compagni, è passato nei pressi di Chiffi guardandolo fisso con aria di rivalsa per un paio di secondi: l'arbitro, parzialmente girato, o non l'ha visto o ha fatto finta di nulla comprendendo il momento. Atteggiamento, compagni, arbitro: Rabiot ieri ce l'aveva con tutti. Ma era energia positiva per la squadra. Lo abbiamo anche visto chiamare, altrettanto platealmente, gli applausi del Meazza. Che per lui di solito arrivano sempre. Ieri è stato lui la chiave tattica principale del Diavolo, a metà tra il supporto a Ramos sulla trequarti, qualche metro dietro Gonçalo, e la guardia a Ederson in una mediana dove per un'ora il Milan non ha fatto passare nemmeno uno spillo. Rabiot è a quota 4 gol e altrettanti assist stagionali. Nessuno come Adrien. E allora, può anche starci il richiamo collettivo "all'ordine" da parte di un 31enne leader dello spogliatoio. Chi lo conosce, tanto, non ha dubbi: le strigliate di Adrien non arrivano per fare il fenomeno, ma per alzare il livello del gruppo. L'importante è che stia bene ad Amorim.
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