Lazio capolista a saldo zero: da Lotito solo 6 milioni in 22 anni. La strategia tra mercato e conti
Da anni il club biancoceleste è costretto a fare i conti con i parametri economico-finanziari imposti dalla Figc, dall’indice di liquidità al costo del lavoro allargato. Una situazione che si è ripresentata anche nell’ultima sessione estiva di mercato
La Lazio capolista a sorpresa è figlia di un mercato a saldo zero. Sono i curiosi paradossi che il calcio può regalarci. Da anni il club biancoceleste si trova a lottare con i parametri economico-finanziari della Figc. Dall’indice di liquidità al costo del lavoro allargato. È stato così anche nella sessione estiva. A giugno la Federazione ha disposto "la non ammissione ad operazioni di acquisizione del diritto alle prestazioni sportive dei calciatori, salvo che la Lega Calcio riscontri l’integrale copertura dei relativi impegni economico finanziari (cosiddetto "blocco parziale")". Tradotto in parole semplici: compri solo se vendi. Claudio Lotito ci ha fatto l’abitudine. D’altronde, sin da quando rilevò il club in uno stato prefallimentare, ha sempre predicato l’autosufficienza gestionale. Dopo aver sborsato 30 milioni, nel 2004, per conquistare il pacchetto di maggioranza, nell’arco di 22 anni soltanto una volta è intervenuto con un apporto di capitale: 6 milioni nel 2021-22. Nell’estate della svolta - la risoluzione consensuale con Maurizio Sarri e l’affidamento della panchina a Rino Gattuso - il mantra non è cambiato, anzi.