Rublev: "Voglio cambiare". E ad Almaty gioca con i bambini autistici
L'ex top ten, scivolato al 22° posto, cerca il rilancio nel torneo 250 in Kazakistan. Ha partecipato a un'iniziativa della Fondazione Bulat Utemuratov
L'ex top ten, scivolato al 22° posto, cerca il rilancio nel torneo 250 in Kazakistan. Ha partecipato a un'iniziativa della Fondazione Bulat Utemuratov
Dal nostro inviato Marco Iaria 19 ottobre - 16:32 - ALMATY (KAZAKISTAN) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GooglePer anni ha sfogato la sua rabbia sul campo, accanendosi soprattutto contro se stesso, tra racchettate sulle ginocchia e gesti di autolesionismo che hanno raccontato il suo profondo disagio. Adesso Andrey Rublev sta imparando a sorridere. Lo ha fatto anche qui ad Almaty, giocando con alcuni bambini autistici, tra esercizi con la racchetta e piccole gare di abilità. Un incontro speciale, organizzato alla vigilia del torneo Atp 250, che racconta un lato diverso del tennista russo. Quello di un ragazzo di 28 anni che, dopo aver combattuto a lungo con i propri demoni, sta cercando di ritrovare la serenità. E, insieme, il tennis che lo aveva portato tra i migliori giocatori del mondo. La classifica, intanto, racconta una storia complicata. Rublev è scivolato al numero 22, uscendo dalla top 20 per la prima volta dal gennaio 2020. Un arretramento significativo per chi aveva chiuso cinque stagioni consecutive, dal 2020 al 2024, tra i primi dieci del ranking, spingendosi fino alla quinta posizione mondiale. “Non è facile abbandonare qualcosa che conosci da tutta la vita, soprattutto se è ciò che ti ha portato al numero 5 del mondo, per provare qualcosa di diverso di cui ancora non ti fidi veramente”, ha raccontato Rublev. “Sto cercando di cambiare, dentro e fuori dal campo, anche mentalmente. Voglio modificare abitudini che mi hanno già portato al massimo di ciò che potevo ottenere. Sono nella seconda parte della mia carriera e voglio fare qualcosa di completamente diverso”. Una scommessa dall’esito incerto, che Rublev ha deciso di accettare senza rimpianti. “Forse la seconda parte della mia carriera sarà migliore della prima, oppure no. Ma almeno saprò di essermi dato una possibilità. Se continuassi a giocare come prima, il mio livello scenderebbe poco alla volta. Restare semplicemente tra i primi trenta del mondo per altri cinque o sei anni, per me, non farebbe alcuna differenza”.
iniziativa
—Ad Almaty, intanto, Rublev ha incontrato dieci bambini del centro per l'autismo Asyl Miras, partecipando con loro a esercizi con palline e racchette, prove di precisione e giochi organizzati dagli specialisti del centro insieme alla Federazione tennis kazaka. Le attività sono state adattate alle esigenze dei partecipanti, per consentire a ciascuno di avvicinarsi al tennis in un ambiente sereno e coinvolgente. “È stata una bellissima esperienza. I bambini ti insegnano tantissimo e c'è qualcosa di speciale nel condividere quell’atmosfera giocosa”, ha raccontato Rublev. “Mia madre è un'allenatrice di tennis, quindi sono cresciuto sui campi e so quanto sia importante il rapporto con i bambini. Ogni iniziativa benefica ha un valore enorme. Ma la cosa più importante è semplicemente fare qualcosa di buono”. L’iniziativa si inserisce nel programma della Fondazione Bulat Utemuratov, una delle principali realtà filantropiche del Kazakistan, che gestisce 13 centri per l’autismo in 12 città del Paese, offrendo gratuitamente servizi di assistenza e sostegno ai bambini con disturbi dello spettro autistico e alle loro famiglie. Dal 2015, attraverso il programma “Autismo: un mondo per tutti”, la Fondazione ha aiutato oltre 17.500 bambini. Complessivamente ha investito più di 250 milioni di dollari in progetti dedicati all’istruzione, alla sanità, alla cultura e all’inclusione sociale in Kazakistan. “Per noi è particolarmente importante che i bambini con disturbi dello spettro autistico abbiano l'opportunità di partecipare a tutti gli aspetti della vita, compreso lo sport”, ha spiegato Ainur Karbozova, amministratrice delegata della Fondazione. “Incontri come questi contribuiscono a diffondere una maggiore consapevolezza dell'inclusione, non soltanto tra i bambini ma anche nell’intera società. Trascorrere del tempo con atleti professionisti rappresenta un’esperienza significativa e un ulteriore passo verso la creazione di un ambiente più aperto e inclusivo”. Il legame tra la Fondazione e il tennis internazionale è ormai consolidato. Negli anni, i centri Asyl Miras di Almaty e Astana hanno accolto campioni come Djokovic, Alcaraz, Medvedev, Rybakina, Auger-Aliassime, Thiem e Bublik. Questa volta è toccato a Rublev, che al termine dell’incontro ha regalato ai bambini alcune racchette, affinché potessero continuare a giocare e mettere in pratica quanto imparato.
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