Il piano di Chivu per ritrovare anima in Champions: c'è Calha l'europeo e scocca l'ora di Bonny
Il tecnico nerazzurro vuole aggressività anche in coppa. Cambi sulle fasce, con Diouf pronto a tornare al suo posto e un super Carlos Augusto che insidia Dimarco
Il tecnico nerazzurro vuole aggressività anche in coppa. Cambi sulle fasce, con Diouf pronto a tornare al suo posto e un super Carlos Augusto che insidia Dimarco
Filippo Conticello Giornalista 20 ottobre - 12:41 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleCristian Chivu rivendica fiero il suo europeismo, almeno nello stile del campo, aggressivo e rischioso, esibito e ricercato fino all’ostinazione. Non cambierà neanche domani contro l’orgoglioso Shakhtar, pazienza se si ste una certa ansia da risultato dopo due scivoloni: potranno ruotare gli uomini – almeno tre rispetto all’ultima trasferta di Bologna –, ma non il modo spregiudicato di attaccare. Il tecnico nerazzurro sarebbe poco “italiano” pure nel modo di rapportarsi al mondo lì fuori, in quel non voler cedere alla cultura dell’alibi, cosa non comune in questi luoghi, eppure alla prova dei risultati Chivu l’europeo smette improvvisamente di essere tale: quel filotto secco di sconfitte di Champions tra una stagione e l’altra lo certifica, e va interrotto proprio contro gli ucraini arrivati a Milano. Cadere in sette delle ultime otto sfide in Europa non è esattamente ciò a cui l’Inter era abituata: l’eliminazione gelata contro il Bodo ha stupito anche perché nell’annata precedente il viaggio si era fermato solto in finale. Se, in generale, il campionato ha già mostrato la capacità dell’allenatore romeno di costruire una squadra offensiva, reagire alle difficoltà e sfruttare la profondità della rosa, la Champions ha detto tutt’altro: questa Coppa continua a presentare all’Inter un conto troppo pesante. Alla prima risposta sul piano del carattere arrivata a Bologna, domani deve aggiungersi quella tecnica contro la squadra ormai esule da Donetsk causa invasione russa e allenata da quel soldato che è Arda Turan. In questo contesto, vincere (bene) aiuterebbe sia l’Inter che il suo allenatore: da un lato raddrizzerebbe la classifica del maxi-girone complicatosi dannatamente, dall’altro permetterebbe a Chivu di rivendicare anche in Coppa lo status guadagnato in Serie A. Tra le righe, farebbe felice pure la società che ha costruito un progetto teoricamente competitivo anche fuori dall’Italia: i denari della qualificazione agli ottavi di finale, mancati sul più bello l’anno passato, sono espressamente richiesti dal Oaktree.
L'ORA DI ANGELO
—Chivu fa il suo esame d’Europa nella cattedrale di San Siro e l’evento lo obbliga a cambi ponderati per gestire le energie e puntare sui migliori. Il tutto a partire dalla coppia d’attacco: in assenza di Lautaro e con Thuram nel ruolo di leader, c’è un solo posto libero da appaltare. Così, dopo nove partite di attesa, l’allenatore si è deciso a lanciare dall’inizio “Angelo” Bonny, figlioccio conosciuto a Parma, ma ridotto a poco più che una comparsa da quando ha ritrovato il vecchio maestro in nerazzurro. Del resto, sono i numeri squillanti che permettono all’attaccante mezzo francese e mezzo ivoriano di ambire a un nuovo ruolo: in otto mozziconi di partita e 171 minuti complessivi passati in campo, nessuno dei quali da titolare, Bonny ha già segnato tre gol, uno ogni 57 minuti. L’ultimo della miniserie è arrivato giusto sabato scorso in Emilia: così sono diventati due nelle ultime due gare, tre nelle ultime cinque. Nell’incastro tra Marcus e lui l’attacco nerazzurro assume più velocità e movimento, maggiore profondità nelle transizioni, ma perde le spallone larghe di Pio nel cuore dell’area e nella difesa erculea del pallone. Un cambio deciso di orizzonte, per di più nella partita europea più delicata di questo inizio.
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—La prima parte, poco felice, della trasferta di Bologna ha confermato quell’antico problema nerazzurro, la Calha-dipendenza: senza il regista principe, Chivu ha faticato a trovare ordine e raziocinio, proprio ciò che servirebbe anche contro gli ucraini. Ancora una volta sono le cifre a svelare la realtà: raccontano un centrocampista sempre necessario nonostante gli acciacchi del tempo. In cinque presenze e 208 minuti in campionato sono arrivate tre reti, una ogni 69 minuti circa. In Champions vale la stessa legge della squadra: il livello cala, i risultati pure (due presenze e 125 minuti senza reti né assist). Stavolta, però, c’è pure un affare di cuore: Arda Turan è un fratello più che un ex compagno ritrovato nel ruolo di allenatore avversario. Con la nazionale turca hanno condiviso anche l’Europeo del 2016, insieme sono stati l’avanguardia del centrocampo in patria in due generazioni diverse, l’una a cavallo dell’altra. Accanto a Calha, dovrebbero esserci il sempreverde Barella e un’altra mezzala tra Zielinski e Mkhitaryan, con l’armeno in impetuosa risalita. Il resto dei pensieri dell’allenatore, invece, riguarda le fasce: dopo i disastri emiliani, Luis Henrique tornerà a presidiare la panchina lasciando la destra al più intraprendente Andy Diouf, mentre a sinistra l’intoccabile Dimarco osserva l’arrembaggio di un super Carlos Augusto. Il brasiliano è, forse, il più in forma di tutta la compagnia ed è pronto a togliere per una volta il posto all’azzurro. La decisione sul portiere – ancora Martinez o prima attesa volta per Provedel? – è rimandata all’ultimo secondo: Chivu vuole pensarci bene e non sbagliare strada. Da europeista convinto, è davvero arrivato al bivio fuori confine.
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