Produrre talento? La ricetta del ds del Rennes: "Mi ispiro a Sartori, da voi manca un programma federale"
La Gazzetta dello Sport

Produrre talento? La ricetta del ds del Rennes: "Mi ispiro a Sartori, da voi manca un programma federale"

Martedì 20 ottobre 2026
7 visualizzazioni

Il direttore sportivo del club che giovedì giocherà a Torino contro la Juve in Europa League: "Non so se sia il momento migliore per affrontarli, la Juve resta una grande squadra. Zidane aveva 7 dei nostri nella Francia, il nostro sistema funziona così"

Il direttore sportivo del club che giovedì giocherà a Torino contro la Juve in Europa League: "Non so se sia il momento migliore per affrontarli, la Juve resta una grande squadra. Zidane aveva 7 dei nostri nella Francia, il nostro sistema funziona così"

Alessandro Grandesso 20 ottobre - 13:41 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Giovedì a Torino, arriva il Rennes. Squadra ambiziosa, di proprietà del miliardario del lusso François Pinault, che cerca di farsi un nome pure in Europa League. Puntando sul bel gioco e sui giovani talenti che ogni anno sforna dall’accademia, da sempre una delle migliori in Francia. Lo certificano i sette nazionali formati in Bretagna e convocati da c.t. Zidane: il Pallone d’oro Dembélé, Doué, Jacquet, Camavinga, Truffert, ma pure gli italiani Diouf dell'Inter e Da Cunha del Como. Un motivo di soddisfazione per il direttore sportivo Loic Desiré che segue sempre con attenzione il campionato italiano: "E non so se sia il momento migliore per affrontare la Juve, perché al di là di tutto, una trasferta a Torino non è mai facile. La Juventus rimane una grande squadra, ma ci presentiamo con ambizione e determinati a fare un risultato positivo”. 

Come valuta il campionato italiano? 

“Serie A e Ligue 1 sono molto vicini, come livello, ma con caratteristiche diverse. Da noi il calcio è più fisico, e c’è un approccio più aggressivo e vario nel gioco, rispetto all’Italia che è tatticamente più uniforme, ma rimane una terra di grande calcio con grandi club che hanno scritto la storia, anche con molti francesi, in particolare alla Juventus. Ma in Serie A ci sono pure delle realtà sottovalutate. Ammiro molto il lavoro di Giovanni Sartori che ha fatto grandi cose con l’Atalanta prima e adesso con il Bologna, costruendo squadre interessanti con giocatori giovani e altri di esperienza. Un metodo cui mi ispiro anche qui a Rennes” 

Resta il fatto che il calcio italiano è in crisi. Lo dimostrano i risultati della nazionale e nelle competizioni europee. 

“Non conosco bene le problematiche, ma ho l’impressione che il talento non manchi. Forse manca il coraggio di puntare sui giovani come invece si fa più facilmente da noi”. 

E così ne beneficia anche la nazionale francese. 

“Lo si è visto con le ultime convocazioni. Zidane aveva sette giocatori formati a Rennes. In ogni caso, perché una nazionale faccia risultati, serve una metodologia, un'organizzazione piramidale e un programma federale di sviluppo dei giovani. Magari vi manca questo”. 

VIDEO: Rovesciata incredibile in Iraq: Habib Oueslati è da Premio Puskas

Come è strutturata la formazione al Rennes? 

“Da 20-25 anni abbiamo puntato molto sull’accademia. Abbiamo una quindicina di osservatori che lavorano sul tutto il territorio nazionale. Cerchiamo di tesserare innanzitutto i migliori ragazzi di Rennes, della regione e poi di tutta la Francia. Facciamo lo stesso con gli allenatori che sono degli educatori. Molti di loro sono poi diventati tecnici di Ligue 1, come il nostro Franck Haise, oppure Julien Stephan, Regis Le Bris al Sunderland oppure Mathieu Le Scornet, oggi dt del Centro di formazione del Psg. Abbiamo un savoir-faire trasversale, strutturato e finalizzato all’eccellenza, puntando su giovani con profili diversi, ma cercando di mantenere una coerenza tra l’accademia e la prima squadra dal punto di vista della tecnica e dell’intelligenza di gioco”. 

Al Rennes è più facile giocare in prima squadra? 

“Fa parte della nostra strategia. Non è solo una questione di coraggio, ma di filosofia, come fa per esempio l’Ajax per cui ho lavorato per una dozzina di anni: loro compravano dei giocatori solo quando non c’erano profili utili nelle giovanili. A Rennes facciamo lo stesso, in funzione anche del livello dei ragazzi che devono essere pronti per farsi spazio. L’anno scorso lo si è visto con Jeremy Jacquet e Kader Maité. Non avevamo previsto di separarcene così presto, ma per loro sono arrivate offerte importanti (da Liverpool e Al Hilal). Tra qualche mese integreremo stabilmente altri giovani, come Djaoui Cissé, Kilian Bellazoug, Elias Legendre. Questo non ci impedisce di seguire qualche talento all’estero, anche in Italia”. 

E dall’Italia arrivano molti osservatori per i vostri giocatori, come Lepaul che piaceva al Como di Fabregas? 

“Per Lepaul ci sono stati approcci ma non offerte. In genere i club italiani, come il Napoli, sono ben strutturati nello scouting. Il Lecce si muove molto in Ligue 2 e non è un caso che in Serie A ci siano molti francesi, sia nei grandi club che in quelli medio-piccoli”. 

VIDEO: Brasile, gol pazzesco da centrocampo! Lo schema da calcio d'inizio è devastante

Lo sviluppo del Rennes passa necessariamente per un successo in Europa, o la Ligue 1 è prioritaria, anche con l’arrivo dell’altra famiglia Arnault, al Paris Fc? 

Guarda le tre coppe europee in streaming solo su NOW! Attiva il Pass Sport da 19,99€ al mese

“Al di là della concorrenza, è positivo che ci siano le ricche famiglie francesi che investono nel nostro calcio, soprattutto in un periodo di crisi dei diritti tv. A Rennes non c’è una priorità. Abbiamo costruito una squadra per fare bene e andare il più avanti possibile anche in Europa”.

Leggi anche Champions amara, non fa più per noi: ora valiamo Europa League e ConferenceASCOLTA In The Box. Milan e Como, doppia sfida alla Premier contro due squadre in crisi

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Condividi questo articolo