Kulusevski: "Nessuno ci sperava, lavoravo 10 ore al giorno e non mi vedevano. Ma dopo 526 giorni sono tornato"
L'ex Juve non vedeva il campo da maggio 2025: "Un paio di mesi fa ho dovuto dire ai miei cari che forse non avrebbe funzionato, ma nel mio cuore ho sempre saputo che ce l’avrei fatta"
L'ex Juve non vedeva il campo da maggio 2025: "Un paio di mesi fa ho dovuto dire ai miei cari che forse non avrebbe funzionato, ma nel mio cuore ho sempre saputo che ce l’avrei fatta"
dal nostro corrispondente Davide Chinellato 20 ottobre (modifica alle 14:15) - LONDRA (INGHILTERRA) English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google"Non ho mai mollato". Dejan Kulusevski ha dovuto aspettare 526 giorni per la sua ricompensa. È arrivata sotto forma del boato del Tottenham Stadium quando, attorno alla mezzora del primo tempo della vittoria sul Coventry, si è alzato dalla panchina per il suo primo riscaldamento in quasi un anno e mezzo. È arrivata in quei 10 minuti che Roberto De Zerbi gli ha regalato perché "i tifosi lo volevano e lui se lo meritava". È arrivata con quella maglietta del Tottenham numero 526 e "My hero" scritto sulla schiena che suo figlio indossava fuori dagli spogliatoi, aspettando papà, il suo eroe. Deki ce l’ha fatta. È tornato in campo dopo un lungo calvario, dopo un infortunio alla rotula del ginocchio destro che gli ha fatto saltare una stagione intera e gli è costato quel Mondiale che sognava con la Svezia. Tutto alle spalle ora, per l’ex Juve. Grazie a quel boato in campo, a quei primi passi col pallone tra i piedi, a quel bambino che gli è corso incontro con la maglia numero 526.
viaggio
—"Il mio rientro sembrava quasi impossibile. È stato complicatissimo, ma avevo una sensazione che sarei tornato a giocare a calcio. Dovevo solo crederci ed è quello che ho fatto". Non è stato facile, il viaggio di Kulusevski. E nessuno, Tottenham per primo, si aspettava sarebbe stato così lungo. L’oggi 26enne ex Juve prima di ieri sera aveva giocato per l’ultima volta l’11 maggio 2025, 18’ in Premier League col Crystal Palace prima di alzare bandiera bianca. Quella che inizialmente era stata presentata come una botta al ginocchio destro si è rivelata una frattura alla rotula, un’operazione con tempi di recupero incerti. "Non ho mai perso la speranza, ma in alcuni momenti sembrava impossibile - ha raccontato Kulusevskl -. Alle persone che mi sono più vicine, solo un paio di mesi fa, ho dovuto dire che forse non avrebbe funzionato, ma nel mio cuore ho sempre saputo che ce l’avrei fatta. Ho lavorato 10 ore al giorno quando nessuno mi vedeva, e anche quando sembrava impossibile e tutti stavano perdendo la speranza, io non ci ho mai rinunciato. Dio mi ha dato la forza di andare avanti, non posso prendermi tutti i meriti di quello che ho fatto perché non l’ho fatto da solo. Lui è stato con me ogni giorno".
VIDEO: Tottenham, Kulusevski continua il recupero: esercizi a casaRIENTRO
—"Adesso sono pronto per giocare a calcio" ha raccontato Kulusevski. I suoi primi minuti in campo dopo 526 giorni sono volati tra il boato dei suoi tifosi ogni volta che toccava palla, sono coincisi con la prima vittoria stagionale del Tottenham. "Mi sono divertito, mi sono divertito. Anche se adesso mi vedo come una persona diversa - ha raccontato -. Sono lo stesso ragazzo che vuole solo giocare a calcio, ma sono un po’ più intelligente. Immaginate la situazione: tutti ci rinunciano, tu non puoi perché per te il calcio è come respirare. E io per due anni non ho potuto respirare. Ma avevo comunque una famiglia, i miei compagni: mi sono presentato col sorriso, ho provato a incitarli sempre e per farlo serve tanto amore, tanto coraggio e tanta convinzione". Tutto alle spalle dopo quei primi passi in campo: Kulusevski ora non è più nello spogliatoio del Tottenham solo per incitare i compagni, ma è lì per cambiare le partite. È tornato a respirare, a dare calci a un pallone. "Lui e James Maddison sono giocatori diversi: hanno talento, esperienza, personalità. C’è un’atmosfera differente in spogliatoio quando ci sono loro" ha detto De Zerbi. "È un allenatore incredibile, mi piace tanto e non vedo l’ora di continuare a lavorare con lui" ha detto Kulusevski. Il suo calvario adesso è finito. Deki adesso è tornato a respirare, a essere un giocatore, a pensare al campo. E a fare la differenza per quel Tottenham che l’ha aspettato 526 giorni, sognando come lui che un giorno potesse rimettersi la sua numero 21 e pensare solo a fare la differenza.
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