Il ritorno di Tsitsipas dopo il calvario alla schiena: "Il tennis era diventato sofferenza"
"La voce del giocatore deve essere la più importante", così il greco alla fine del periodo buio che lo aveva fatto scivolare all'88° posto nel ranking. Ha battuto ad Almaty Kovacevic. E sul rovescio a una mano: "Siamo dinosauri, ma non voglio estinguermi"
"La voce del giocatore deve essere la più importante", così il greco alla fine del periodo buio che lo aveva fatto scivolare all'88° posto nel ranking. Ha battuto ad Almaty Kovacevic. E sul rovescio a una mano: "Siamo dinosauri, ma non voglio estinguermi"
Dal nostro inviato Marco Iaria 20 ottobre - 16:46 - ALMATY (KAZAKISTAN) Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleC'è stato un momento in cui Stefanos Tsitsipas ha pensato che il tennis non valesse più tutta quella sofferenza. Il dolore alla schiena, la paura di non riuscire a recuperare, persino il dubbio di poter continuare a giocare. A 28 anni, il greco prova a riprendersi la carriera che sembrava essergli sfuggita di mano. Ex numero 3 del mondo, due volte finalista Slam, precipitato fino all'88° posto a giugno, nelle ultime settimane è risalito al 39°. E oggi, al debutto nell'Atp 250 di Almaty, ha superato l'americano Aleksandar Kovacevic per 7-6(9) 3-6 6-3. Ma è soprattutto fuori dal campo che Tsitsipas racconta una storia di caduta e rinascita.
memoria
—Il greco ripercorre i mesi più bui della sua carriera. E rivela un retroscena significativo. "Ricordo che dicevo che mi sarei infortunato se avessi continuato così. Sentivo di non poter reggere quei ritmi, era troppo tennis e mentalmente mi sentivo svuotato". Torna con la memoria alla Coppa Davis disputata in Grecia contro la Slovacchia, nel settembre 2023. "Avevo giocato tante partite in condizioni di caldo estremo. Poi ero praticamente costretto a partire per la tournée asiatica, per il torneo di Pechino, ma mentalmente non stavo bene. Due o tre settimane dopo ho avuto il peggior infortunio della mia vita". La schiena diventa un tormento, ma il problema, nel racconto di Tsitsipas, è anche la gestione del suo corpo e della sua carriera. "Ho capito quanto sia importante avere una buona comunicazione con il proprio team, con i manager e gli agenti. Bisogna essere tutti sulla stessa lunghezza d'onda e soprattutto queste persone devono ascoltare la voce del giocatore. Ho la sensazione che all'epoca non fosse così". Tsitsipas non fa nomi, non punta direttamente il dito contro il padre Apostolos, che lo ha allenato per gran parte della carriera. Ma la critica al suo entourage è evidente. "Ho imparato la lezione nel modo più duro possibile, perché mi sono ritrovato con un infortunio gravissimo che mi ha fatto mettere in discussione il mio futuro nel tennis. Mi chiedevo addirittura se sarei stato in grado di giocare negli anni successivi".
generazione
—Tsitsipas fa parte di quella generazione di mezzo rimasta stritolata tra i Big Three e l’era Sincaraz. Aveva raggiunto la finale al Roland Garros nel 2021 e quella degli Australian Open nel 2023, entrambe perse contro Djokovic. In mezzo, la consacrazione tra i protagonisti del circuito, con il titolo alle Atp Finals del 2019 e tre successi a Montecarlo. Poi la parabola discendente, fino a un punto in cui il problema non era più vincere le partite, ma riuscire a scendere in campo senza soffrire. "Potevo giocare un incontro e il giorno dopo svegliarmi con un dolore terribile alla schiena. Non riuscivo più a sostenere l'intensità degli allenamenti e della vita quotidiana di un tennista. A un certo punto il tennis non era più così importante per me".
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—La svolta arriva alla fine della scorsa stagione, quando Tsitsipas decide di rivolgersi a uno specialista a Monaco di Baviera. "È un medico molto famoso, che ha lavorato con tanti atleti. Preferisco non fare il suo nome perché tiene alla riservatezza. Sono rimasto lì una decina di giorni. Mi ha detto con grande sicurezza che sarei tornato a giocare senza dolore. E finora è andata proprio come aveva previsto". Non entra nei dettagli della procedura, ma sottolinea quanto sia stata decisiva la sua ostinazione nel cercare una soluzione. "Non potevo accettare di iniziare un'altra stagione con lo stesso problema. Ho cercato le persone migliori per risolverlo e la mia testardaggine, questa volta, è stata ripagata". Il cambiamento è soprattutto nel rapporto con lo sport. "Per due anni il tennis non è stato più una gioia, era sempre associato al dolore. E quando qualcosa che ami diventa sinonimo di sofferenza, smette di darti piacere. Adesso posso finalmente concentrarmi sul gioco che amo di più". Non è ancora lo Tsitsipas dei giorni migliori, ma almeno è tornato a guardare avanti. "Di solito, a questo punto della stagione, molti giocatori sono esausti e non vedono l'ora di fermarsi. Io invece voglio giocare il maggior numero possibile di partite, per mettere alla prova il mio livello contro i migliori del mondo".
rovescio
—C'è poi un altro aspetto del personaggio Tsitsipas, quello del tennista che si sente appartenere a una specie in via d'estinzione. Il suo elegante rovescio a una mano, come quello di Lorenzo Musetti, è diventato una rarità nel circuito. "Credo che tra i primi cento giocatori del mondo siamo rimasti in quattro o cinque. Ci sentiamo quasi come dinosauri pronti all'estinzione". Ha persino pensato di cambiare, di passare alle due mani, ma ha rinunciato. "Ci ho provato, non era naturale per me. E poi penso a Gasquet e Wawrinka: avevano alcuni dei migliori rovesci in assoluto, non soltanto tra quelli a una mano. Il mio mi ha dato tanti vantaggi anche sulla terra battuta, una superficie lenta come quella del Roland Garros".
viaggi
—Tra una riflessione e l'altra, emerge anche il Tsitsipas curioso del mondo, appassionato di viaggi, desideroso di scoprire il Kazakistan oltre i confini dell'albergo e del campo da tennis. "Non sono uno che resta a casa durante le vacanze. Amo viaggiare con gli amici, ma anche da solo. Mi piacerebbe tornare qui per esplorare le montagne". Per ora, però, il viaggio più importante è un altro. Quello che dovrebbe riportarlo verso i vertici del tennis. Con una consapevolezza maturata a caro prezzo: "Se un giorno dovessi lavorare con un giocatore, ascolterei moltissimo la sua opinione. Perché la voce del tennista è la cosa più importante".
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