Subito o a fine stagione: la Juve prepara già il dopo Spalletti. E spunta anche Simone Inzaghi
La Gazzetta dello Sport

Subito o a fine stagione: la Juve prepara già il dopo Spalletti. E spunta anche Simone Inzaghi

Martedì 20 ottobre 2026
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L'ex nerazzurro potrebbe essere l'uomo giusto per costruire un nuovo ciclo a giugno: sa adattarsi al contesto, valorizzare i calciatori e prestare attenzione alle necessità della società

L'ex nerazzurro potrebbe essere l'uomo giusto per costruire un nuovo ciclo a giugno: sa adattarsi al contesto, valorizzare i calciatori e prestare attenzione alle necessità della società

G.B. Olivero 20 ottobre - 18:52 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Siamo solo a metà ottobre e già si parla del prossimo allenatore della Juve. Non un bel segnale per Luciano Spalletti, a prescindere che il tema riguardi il presente (quindi un esonero nel caso le cose dovessero ulteriormente peggiorare nel breve periodo) o il futuro (quindi una sostituzione a fine stagione nonostante il contratto rinnovato pochi mesi fa). 

VIDEO: Spalletti show in conferenza: "Ho bisogno di essere nervoso. Ogni tanto..."

ipotesi uno

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Se nelle prossime partite la squadra non dovesse mostrare segnali di crescita, la società potrebbe pensare a una soluzione estrema nonostante l’a.d. Giovanni Carnevali abbia più volte manifestato l’intenzione di andare avanti con Spalletti. Ed è effettivamente così: la Juve non vorrebbe cambiare subito la guida tecnica. Se però la situazione precipitasse, e qualche allarme è già suonato, le soluzioni sarebbero due: un tecnico con il quale aprire immediatamente un nuovo ciclo (un solo nome sul tavolo: Antonio Conte) oppure un traghettatore a cui verrebbe data la possibilità di giocarsi le sue carte senza però garanzie sul futuro (profilo più difficile da individuare, proprio perché sarebbe un contratto a tempo determinato: nel ristretto elenco potrebbe starci Stefano Pioli). 

ipotesi due

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Se invece la Juve tornasse in linea con gli obiettivi stagionali, ossia la qualificazione alla prossima Champions oltre al tentativo di andare più avanti possibile in Europa League e in Coppa Italia, il tema dell’allenatore sarebbe chiuso in un cassetto e tornerebbe di attualità tra qualche mese, a meno di un improbabile exploit che porterebbe al proseguimento del rapporto con Spalletti. In questo scenario un candidato molto autorevole, e forse il numero uno della lista (insieme a Conte, sul quale ci sono valutazioni diverse in società), sarebbe Simone Inzaghi. I motivi sono tanti e soprattutto tre: la capacità di capire in fretta dove si trova e di agire di conseguenza, la bravura nel valorizzare i giocatori raggiungendo gli obiettivi prefissati e l’attenzione alle necessità della società.

ALLENATORE E LEADER

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Inzaghi ha fatto molto bene sia alla Lazio sia all’Inter, due realtà profondamente diverse. In entrambi i club si è guadagnato la stima dei giocatori e ha creato un gruppo consapevole di poter affrontare un percorso di crescita. Ha dimostrato di saper lavorare con i giovani, ma anche di sviluppare un ottimo rapporto con campioni affermati. Ha alzato la voce nello spogliatoio quando serviva, ma ha sempre protetto pubblicamente la squadra. Ogni ambiente ha le sue regole non scritte, specificità e criticità particolari e Simone ha la sensibilità e l’intelligenza per calarsi rapidamente nella realtà in cui approda. Sarebbe così anche alla Juve che nelle ultime stagioni ha sentito la mancanza di un allenatore in grado di essere la guida a 360 gradi, e non solo tecnica, del gruppo. Inzaghi non è amico dei giocatori, ma sa mediare tra fermezza e dolcezza: si fa carico lui della risoluzione dei problemi, interviene in prima persona per spegnere ogni possibile incendio e chi mette le esigenze personali davanti a quelle generali viene riportato sulla retta via o ceduto. Alla Juve negli ultimi anni troppo spesso si è avuta la sensazione di un gruppo sfilacciato, poco unito anche perché mancavano i leader che potessero compattarlo. Ecco, in attesa dei leader in campo, ce ne sarebbe uno in panchina.

i risultati

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Nella sua carriera italiana Inzaghi ha vinto tanto: una Coppa Italia e due Supercoppe con la Lazio; uno scudetto, due Coppe Italia e tre Supercoppe con l’Inter. Si porta dietro il rimpianto di un altro scudetto scivolato dalle mani per errori anche suoi e, va detto, per alcuni episodi sfortunati e soprattutto il dispiacere per non aver alzato la Coppa dei Campioni. La finale con il Psg resterà per sempre un ricordo molto amaro a causa del punteggio e delle polemiche inerenti al suo immediato trasferimento in Arabia (cose che hanno fatto dimenticare troppo in fretta le meravigliose qualificazioni ottenute contro Bayern e Barcellona), ma quella con il Manchester City fu un capolavoro sfumato a causa di alcuni gravi errori individuali. Il bilancio è in attivo anche perché, insieme alle bacheche, è cresciuto pure il valore dei giocatori e quindi dei club. A Roma e a Milano Simone ha lasciato una situazione migliore di quella che aveva trovato, è riuscito a valorizzare i giocatori attraverso il gioco e le idee, si è meritato la considerazione di tanti osservatori stranieri al punto da essere accostato ad alcune panchine di top club europeo. Ha vinto facendo guadagnare il club: la Juve non chiede altro.

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aziendalista

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Per una società che ha bisogno di coniugare risultati e sostenibilità, Simone Inzaghi è la scelta ideale. È un allenatore aziendalista, che nelle riunioni sbatte magari i pugni sul tavolo (è successo...), ma poi è sempre molto attento nelle dichiarazioni e cerca di ottenere il massimo dai giocatori che il club gli mette a disposizione senza disperarsi per i mancati acquisti. Inzaghi conosce bene la situazione economica della Juve, sa che per un paio d’anni dovrebbe accettare sacrifici e operazioni mirate e intelligenti. Ma riportare in alto i bianconeri rappresenterebbe forse il coronamento della carriera: alla Lazio non c’erano grandi aspettative, all’Inter aveva raccolto l’eredità vincente di Conte, a Torino invece l’aspetterebbe un compito più difficile e quindi potenzialmente più esaltante. Anche perché la Juve non conquista un titolo europeo dal 1996 (la Supercoppa europea slittò al 1997, ma siamo lì...) e ha la volontà di ricostruire un’immagine vincente non solo in Italia. Rientrando dopo due anni in Arabia, poi, Inzaghi potrebbe accontentarsi di uno stipendio in linea con le attuali disponibilità bianconere, magari alzando i premi e scommettendo sul suo lavoro. Simone ha voglia di tornare a casa, ha voglia di vivere una nuova avventura in Italia e la Juve sarebbe per lui una splendida occasione. Così come Simone sarebbe una scelta logica e sensata per i bianconeri. Adesso non resta che aspettare qualche mese.

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