Wiltjer: "Dall'idolo Nowitzki al mio amico Shai, io veneziano a vita. Qui sogno... una caffetteria"
La Gazzetta dello Sport

Wiltjer: "Dall'idolo Nowitzki al mio amico Shai, io veneziano a vita. Qui sogno... una caffetteria"

Martedì 20 ottobre 2026
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Il canadese, dalla copertina di Sports Illustrated al college all'esperienza da protagonista alla Reyer: "Sono un play aggiunto, Spahija è quello che mi ha valorizzato di più"

Il canadese, dalla copertina di Sports Illustrated al college all'esperienza da protagonista alla Reyer: "Sono un play aggiunto, Spahija è quello che mi ha valorizzato di più"

Francesco Pioppi 20 ottobre (modifica alle 19:22) - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su Google

Onnipotenza offensiva. È la sensazione trasmessa da Kyle Wiltjer nella rimonta di Venezia sulla BC Roma, piegata dai 32 punti in 25 minuti dell’ala canadese, una masterclass che ha poi chiuso con 36 di valutazione. Numeri che gli sono valsi il premio di Mvp della quarta giornata, ma che raccontano solo in parte il talento di questo atleta elegante e filiforme, che scocca quel tiro di seta ben oltre i suoi 208 cm. Cresciuto con Dirk Nowitzki come mito, dopo aver vinto al college con Kentucky e fatto la copertina di Sports Illustrated ai tempi di Gonzaga, la sua America l’ha trovata affacciandosi in piazza San Marco. Ottima scelta, verrebbe da dire. In Italia vorrebbe mettere radici con la sua bella famiglia, senza perdere mai di vista le amicizie più care, come quella con Shai Gilgeous-Alexander, il campione dei Thunder che è anche compagno di nazionale. Prima di altri progetti però, c’è una Reyer da corsa che va spinta al massimo, su tutti i fronti.

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Wiltjer, è reduce da una prestazione eccezionale con Roma: è sembrato immarcabile. 

“La cosa più importante è stata la vittoria. Avevo fatto una prestazione molto simile anche l’anno scorso contro Brescia (34 punti in 29’, ndr), ma avevamo perso e non era servita a nulla. Questa volta invece siamo riusciti a battere un’ottima squadra come la BC Roma e siamo soddisfatti. Dal punto di vista personale è stato importante avere la palla nei modi e nei tempi giusti, grazie ai miei compagni”. 

Coach Spahija, che ha così ottenuto la vittoria numero 100 in Serie A, sembra aver trovato le chiavi giuste per sfruttare al meglio il suo enorme talento di attaccante. 

“Sì, direi che è quello che mi ha valorizzato di più in assoluto. È stata fondamentale la continuità: questo è il quarto anno che gioco a Venezia, sempre con coach Spahija. Ormai conosco alla perfezione il suo sistema e questo mi permette di poter incidere in modi diversi. Non ho l’obbligo di segnare 30 punti tutte le partite, ma devo occuparmi di tante altre situazioni. Per lui sono come un playmaker aggiunto che deve creare vantaggi per i compagni. Mi dà molta libertà e questo per me è fantastico”.

Chi sono i giocatori a cui si è ispirato di più nella sua carriera? Il primo che ci viene in mente è Dirk Nowitzki. 

“Dirk è stato assolutamente uno dei miei idoli! Le sue finte, il modo di rilasciare il pallone e quel fade-away… Stupendo! Essendo originario dell’Oregon (è nativo di Portland, ndr) ho seguito tanto anche Kevin Love, uno che ce l’ha fatta in Nba e che ha caratteristiche simili alle mie. E ovviamente anche Larry Bird. Questi sono i giocatori che mi hanno ispirato di più, ma al primo posto metto Nowitzki”. 

Torniamo all’attualità: la Reyer ha cambiato un po’ della propria identità, ma non le ambizioni: quella finale scudetto persa con Milano brucia ancora? Tornare su quel palcoscenico è il vostro obiettivo? 

“Sicuramente è uno degli obiettivi, ma non dimenticherei l’Eurocup. Ogni stagione racconta una storia diversa, ma vanno fatti i complimenti alla nostra dirigenza perché riesce sempre a trovare giocatori forti, motivati e che sono anche persone affidabili. Passare dieci mesi assieme, in un gruppo, non è mai facile e se non c’è armonia non arrivano neanche i risultati…”.

Insomma siete pronti a “vendicarvi” anche con il nuovo gruppo? 

“Non la chiamerei vendetta, ma di sicuro abbiamo imparato tante cose. Speriamo che la lezione ci sia servita, ma viviamo giorno per giorno, senza metterci addosso troppe pressioni”. 

Proprio oggi compirà 34 anni: se si guarda indietro, Kyle Wiltjer è esattamente dove voleva essere a quest’età? 

“Onestamente non potrei chiedere di meglio. Ho una bellissima famiglia, tre figli sani, vivo in un posto stupendo come Venezia e mi sento apprezzato. Il desiderio sarebbe quello di vestire la canotta della Reyer ancora per tanti anni, giocare nella nuova arena che stanno costruendo e chiudere la carriera qui. Però è giusto non fare troppi programmi e godersi il presente, dando sempre il massimo”.

Fuori dal campo di gioco quali sono i suoi interessi? Non parliamo di tempo libero perché con tre figli piccoli… 

“Esatto, richiedono tante energie, ma danno altrettante soddisfazioni e le due bimbe che sono un po’ più grandi parlano perfettamente l’italiano, molto meglio di me (ride, ndr). A parte gli scherzi, già da qualche anno seguo da vicino i miei investimenti immobiliari e questo impegna la maggior parte del tempo libero. Qui da voi ho inoltre sviluppato un amore fortissimo per il caffè e per le vostre abitudini di vita lenta, di qualità. Il sogno, che condivido assieme a mia moglie, sarebbe quello di aprire una caffetteria in cui si potranno gustare tante cose raffinate”.

Ultime, ma non per importanza, un paio di domande sulla stagione Nba che parte in queste ore e che lei ha assaggiato, vestendo per 15 partite la canotta degli Houston Rockets: chi vincerà il titolo? Chi sarà il prossimo Mvp? 

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“Punto tutto sul mio amico e compagno di nazionale Shai Gilgeous-Alexander. È un ragazzo con grandi valori oltre ad essere un fenomeno. Anche la scorsa estate ci siamo allenati diverse volte assieme e spero che nella prossima potremo giocare il Mondiale”.

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