Gli infortuni, la perdita del padre, poi la rinascita. Passaro: "Ora sono tornato a sorridere"
Dopo il buio Francesco è tornato a vincere, conquistando due Challenger di fila: "Ma quello che mi fa più piacere è riuscire di nuovo a divertirmi in campo". Un traguardo raggiunto anche grazie ai membri del suo team e ad alcune donne eccezionali...
Dopo il buio Francesco è tornato a vincere, conquistando due Challenger di fila: "Ma quello che mi fa più piacere è riuscire di nuovo a divertirmi in campo". Un traguardo raggiunto anche grazie ai membri del suo team e ad alcune donne eccezionali...
Federica Cocchi Giornalista 21 ottobre - 07:40 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDue Challenger consecutivi conquistati, la fiducia ritrovata e la voglia di ripartire. Francesco Passaro a 25 anni (nella foto Fpt fra Stefano Pescosolido e il preparatore Davide Cortelazzo) sta ricostruendo la propria carriera dopo gli infortuni al polso e il dolore per la perdita del padre, affrontando un percorso che va ben oltre il tennis. La salute ritrovata grazie al preparatore Davide Cortelazzo e al fisioterapista Giacomo Naldi, il lavoro con Pescosolido, la famiglia sempre al suo fianco e un obiettivo ambizioso: tornare tra i primi cento e puntare ancora più in alto.
VIDEO: Calcio o tennis? Quando Tresoldi era compagno di Cobolli e Gourcuff sfidava Nadal...Francesco, tra i problemi fisici e il suo lutto ha dovuto attraversare un periodo molto difficile che ora, con la vittoria dei due Challenger consecutivi, a Maia e Palermo, sembra dietro le spalle. Qual è stato il momento più difficile, quello in cui ha avuto paura di non tornare più come prima?
“Ce ne sono stati più di uno. L’anno scorso ero arrivato al numero 89, poi mi sono infortunato. Avevo ripreso a giocare bene ed ero tornato intorno alla posizione 130-140, ma a febbraio di quest’anno mi sono fatto male di nuovo e sono rimasto fuori altri tre mesi. Poi è venuto a mancare anche papà. Non è stato un periodo semplice. Dopo questa perdita c’è stato un po’ di sbandamento, ma grazie alla mia famiglia e al mio team sono riuscito a rientrare abbastanza presto, a tornare a competere e a fare quello che mi piace. Piano piano ho ritrovato tranquillità e anche un po’ di fiducia”.
Dopo tanti anni con Roberto Tarpani ha scelto di aprire un nuovo capitolo con Stefano Pescosolido. Che cosa cercava in questo cambiamento e su quali aspetti del suo tennis state lavorando?
“Cercavo una persona con esperienza ad alto livello, come Stefano, che è stato numero 42 del mondo. Qualcuno che potesse aiutarmi a leggere meglio determinati momenti delle partite. Volevo anche sentire una voce diversa, capire che cosa potessi migliorare e come gestire meglio certe situazioni. Abbiamo avuto un ottimo inizio, poi l’infortunio e quello che è successo nella mia vita hanno un po’ interrotto il percorso. Anche dopo la ripresa, fino agli Us Open, per me non è stato semplice. Di conseguenza, non lo è stato nemmeno per Stefano, che mi conosce da poco e ha dovuto cercare di entrare nella mia sfera personale. In quel periodo parlavamo poco di tennis e molto di più degli aspetti mentali e personali. Adesso che le cose stanno andando meglio avremo più tempo per lavorare sulla parte tecnica e tattica”.
In quale aspetto sente di dover fare un salto di qualità?
“Sicuramente devo migliorare molto a livello tattico, credo di avere ancora margini. Poi c’è la parte mentale, sulla quale si può sempre lavorare. Già in queste ultime due settimane ho avuto un atteggiamento molto buono. Se riuscirò a mantenerlo con continuità, potrà aiutarmi a tornare dove sono già arrivato. Stefano saprà indicarmi anche quei momenti delle partite in cui, da dentro il campo, magari non si è abbastanza lucidi per capire che cosa stia succedendo. Da fuori certe cose saltano molto più all’occhio e lui, avendo giocato ad alto livello, sa bene che cosa può servire in quelle situazioni. Anche con Mosè Navarra c’è una buona alchimia: vanno nella stessa direzione”.
Come funziona concretamente il vostro lavoro? Analizzate insieme le partite?
“Per il momento non stiamo ancora facendo questo tipo di lavoro, ma sicuramente lo affronteremo. Adesso cerchiamo soprattutto di avere più continuità nei tornei e di trascorrere più settimane consecutive insieme. È importante conoscersi nella quotidianità delle competizioni, non soltanto durante gli allenamenti a Milano. Stefano è una persona molto tranquilla. Per me questo cambiamento ha significato anche spostarmi di casa”.
Adesso fa base a Milano?
“Sì, da gennaio ho una base a Milano. Ci alleniamo al Milano 2, dove Stefano si appoggia quando non è in giro. È una buona soluzione perché ci sono tanti giocatori con cui allenarsi e perché è comoda anche per gli spostamenti. Viaggiare è diventato più facile e posso tornare a casa tra un torneo e l’altro senza perdere ore e ore nei trasferimenti”.
Ho iniziato un percorso mentale perché ho sempre trovato difficile tirare fuori la sfera personale. Ma credo che, dopo un lutto così, io debba affrontare certi argomenti
Francesco PassaroE come si trova?
“Molto bene. Fortunatamente a Milano vive anche mia sorella e adesso ci lavora anche la mia ragazza, Angela. Ho le mie amicizie, sto bene. È una città che mi piace, con tante opportunità in diversi ambiti”.
C’è un angolo della città al quale è particolarmente affezionato, un posto dove le piace andare e stare bene, oltre a casa sua?
“Abito praticamente in zona Risorgimento, si sta molto bene, anche per fare una passeggiata. Poi la colazione da Sissi e il pranzo da Giacomo sono i piccoli vizi che mi concedo quando sono a casa”.
Il tennis è uno sport che espone alla solitudine, si va in campo e si è soli contro il rivale. Come affronta le difficoltà in campo?
“L’aspetto mentale è uno di quelli su cui devo ancora lavorare. Ho iniziato anche un percorso mentale, perché per me la sfera personale è sempre stata difficile da tirare fuori. Negli anni, con le varie persone con cui ho collaborato, ho sempre tenuto abbastanza nascosta quella parte di me. Per mia volontà, ma anche per paura. Non l’ho mai tirata fuori abbastanza. Credo che, dopo un lutto così importante, per tornare a dare il meglio di me, ma anche soltanto per sorridere e divertirmi in campo, debba affrontare determinati argomenti. Ho cominciato a farlo e so che sarà un percorso lungo. Però devo dire una cosa”.
Prego!
“Al di là di aver vinto due titoli di fila, che ovviamente è qualcosa di grandissimo, quello che mi fa più piacere è essere finalmente tornato a divertirmi e a sorridere in campo. Per me conta moltissimo, anche più dei trofei”.
C’è un insegnamento di suo papà che porterà sempre con sé?
“Era molto puntiglioso e cercava di curare ogni minimo dettaglio. Allo stesso tempo, provava sempre a vedere il lato positivo, anche dove sembrava non esserci. Era un grande lottatore. Qualunque cosa accadesse, cercava sempre una soluzione, un modo per affrontarla e non darsi per vinta. È un po’ quello che ho sentito di aver messo in campo in queste ultime due settimane, quel qualcosa in più. Anche nelle partite in cui ero sotto nel punteggio, cercavo sempre di pensare che avrei potuto vincere. E di lottare fino alla fine”.
La stagione non è ancora finita, ma quali sono i suoi obiettivi per il prossimo anno? Tornare a salire in classifica sembra alla sua portata.
“Al di là della prossima stagione, il mio obiettivo è riuscire a giocare come ho fatto in queste ultime due settimane. Voglio mantenere questo atteggiamento in campo e questa qualità di gioco, che secondo me sono proprio una conseguenza dell’atteggiamento e della voglia che metto nelle partite. Poi voglio cercare di giocare il maggior numero possibile di partite nel circuito maggiore, a livello Atp. La conseguenza sarà tornare tra i primi cento”.
E poter giocare gli Slam senza passare dalle qualificazioni.
“Esatto. Quelli sono tutti obiettivi che arrivano di conseguenza. Vorrei riuscire a portare con maggiore continuità gli aspetti mentali e il livello di tennis che ho mostrato ultimamente in tutte le partite. Se invece parliamo del mio grande obiettivo, quello è entrare tra i primi venti del mondo”.
Nel suo team ci sono anche il preparatore Davide Cortelazzo e il fisioterapista Giacomo Naldi. Hanno avuto un ruolo importante nel rimetterla in pista.
“Sicuramente mi sono stati molto vicini. Con Davide ci vediamo molto più spesso rispetto a Giacomo, ma devo dire che il fisio, con la sua esperienza, riesce a prendermi nel modo giusto. Da quest’anno, poi, ho cominciato a lavorare anche con una nuova mental coach e psicologa, Sara Bordo”.
Ho dedicato la vittoria del Maia Challenger alle donne della mia vita: mi sono state tanto vicino
Francesco PassaroE c’è un’altra parte fondamentale della squadra: la sua ragazza.
“Sì, Angela. Ieri, durante la premiazione, ho detto che volevo dedicare questo titolo alle donne della mia vita: Angela, mia mamma Maria, le mie sorelle Giulia e Mariangela. Mi sono state tanto vicino. Devo dire che sono proprio in buone mani”.
Questo articolo è tratto da Smash, newsletter G+ sui segreti del grande tennis a cura di Federica Cocchi, pubblicata ogni martedì. Per iscriversi e per informazioni sulle altre newsletter della Gazzetta. clicca qui
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