Rat, 10 anni in nazionale con Chivu: "Lui calmo, io rabbioso. Mkhitaryan e l'importanza del riposo"
Ex difensore oggi nel consiglio di amministrazione del Genoa, vinse l'Uefa con Lucescu nel club di Donetsk e giocò per la Romania insieme al tecnico dell'Inter: "Miki il calciatore più professionale mai visto"
Ex difensore oggi nel consiglio di amministrazione del Genoa, vinse l'Uefa con Lucescu nel club di Donetsk e giocò per la Romania insieme al tecnico dell'Inter: "Miki il calciatore più professionale mai visto"
Gregorio Spigno Giornalista 21 ottobre - 08:44 - MILANO Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleDici Razvan Rat e alla mente riaffiora il magico Shakhtar guidato da Mircea Lucescu. Un gruppo pieno zeppo di brasiliani - Douglas Costa, Willian, Fernandinho e non solo -, capace di dominare in patria e conquistare l’ultima Coppa Uefa (prima che la denominazione cambiasse in Europa League). Per di più da squadra “retrocessa”, dopo l’eliminazione ai gironi della Champions nella stagione 2008-09 nonostante la vittoria del Camp Nou contro il Barcellona. Oggi, Rat è uomo di fiducia del presidente del Genoa Dan Sucu, è entrato nel Cda del club rossoblù e racconta il passato in Ucraina e l’amicizia con Cristian Chivu.
VIDEO: Shakhtar-Inter, Chivu: "L'Inter è obbligata a vincere e gli altri no? Non va bene"Torniamo proprio lì, allo Shakhtar che batte il Barcellona (che poi vincerà la Champions), evita l’eliminazione, retrocede in Coppa Uefa e poi scrive la storia.
“Era un periodo in cui al Camp Nou non vinceva nessuno. Guardiola lo sapeva: ci temeva, perché ripeteva in continuazione che fossimo l’unica squadra in grado di replicare il loro stile. Non voleva giocare contro di noi. Quello è stato il miglior periodo della mia carriera: con lo Shakhtar ho vinto 17 titoli e giocato costantemente in Europa, quello che sognavo da bambino oltre alla nazionale”.
Rat a contrasto con Messi
Mica poco. Ma dalla Romania come finì in Ucraina?
“Sì, anche perché all’epoca in Ucraina vincevano sempre Dinamo Kiev, Dnipro o Metalist. Però lo Shakhtar ha sempre avuto l’ambiente di una grande squadra, anche con salari vicini a quelli delle big europee. Ma non si sceglieva per i soldi. Io arrivai a Donetsk nel 2003, l’anno dopo lo scudetto vinto con Nevio Scala allenatore. Il mio primo tecnico fu Bernd Schuster, leggendario ex giocatore di Barcellona, Real e Atletico Madrid. Presi un volo privato con Srna, che oggi è il loro direttore sportivo”.
Che forti i brasiliani allo Shakhtar: Luiz Adriano era il più indisciplinato
Razvan RatDonetsk si trasformò in una colonia di brasiliani, come si adattarono ad una realtà tutta diversa?
“Mamma mia, tutti fortissimi: Fernandinho il più equilibrato, Willian, Douglas Costa, Luiz Adriano il più indisciplinato. Anche Matuzalem: giocammo insieme i preliminari di Champions proprio contro l’Inter. Il merito della loro resa fu tutto di Lucescu: a nessuno di questi piaceva difendere, ma il mister ripeteva a tutti una sola frase: ‘Chi non difende, non gioca’. Nessuna distinzione. Infatti, Willian si è fatto un anno di panchina. Anche Douglas all’inizio giocò poco”.
Mkhitaryan è speciale, viveva al centro sportivo e alle 22 andava a letto
Razvan RatPer tre stagioni giocò con Mkhitaryan, oggi ancora in campo. Che tipo è?
“Un ragazzo meraviglioso. Abitava nel centro sportivo dello Shakhtar, e quando gli chiedevo perché non si trovasse un appartamento in centro mi rispondeva ‘Perché mai? Qui ho tutto’. Effettivamente lo Shakhtar era all’avanguardia, un centro di allenamento migliore persino di quello del Real Madrid. Clamoroso, impressionante. C’era persino un lago con un centinaio di cigni, degli addetti ai lavori solo per gli stessi cigni e un ristorante al centro a cui arrivavi percorrendo un ponte. Il cinema, la lavanderia, la club house, cibo 24 ore al giorno, praticamente un paese. A Miki piaceva starsene lì”.
Allora ci credo che non si spostasse…
“Ma si allenava e basta. Il calciatore più professionale che io abbia mai visto. Se dovessi descriverlo in una parola, direi ‘efficiente’. E si vede adesso che a 37 anni gioca ancora a livelli top. Ogni dettaglio per lui era fondamentale: sveglia alle 8 del mattino, luce spenta alle 22. Mi ha insegnato l’importanza del riposo, perché durante i ritiri avevamo le camere vicine”.
Invece in nazionale giocò una vita con Chivu.
“Per me era chiaro già all’epoca che sarebbe diventato un grande allenatore. Sta dimostrando le sue qualità, ha ottime prospettive, è disciplinato e intelligente. Abbiamo giocato insieme 10 anni: dei due, lui era quello calmo, io quello più rabbioso. Oggi capisce il gioco rapidamente, reagisce bene, prende sempre la decisione più corretta nel minor tempo possibile. Siamo sempre stati amici, andavamo sempre a cena fuori insieme”.
Rat e Chivu a contrasto con Camoranesi. De Rossi sullo sfondo
Farà il tifo per qualcuno tra Inter e Shakhtar?
“Sarò a San Siro, però non saprò per chi esultare. Posso parlare del mio passato in Ucraina o della mia amicizia con Chivu, ma nel mio presente e nel mio cuore c’è… il Genoa”.
Dove Sucu l’ha nominata membro del consiglio di amministrazione.
“Mi sono lanciato in questo progetto e per me rappresenta la cosa più importante. Sono un uomo della società, che conosce il calcio, e ho il compito di lavorare per far sì che tutti vadano verso la stessa direzione per mantenere la categoria e migliorare”.
Tensioni tra me e De Rossi? Mai successo nulla: siamo amici
Razcan RatQualcuno in estate ha parlato di qualche incomprensione con De Rossi: verità o invenzione?
“Articoli acchiappa-click. Non esiste. Tra me ed il mister non c’è mai stata alcuna tensione, si tratta di un’operazione costruita da fuori per intricare le dinamiche interne. Io ho sempre appoggiato Daniele e non ho mai interferito nelle sue decisioni. Mai successo nulla. Siamo amici e colleghi di lavoro”.
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