Shakhtar, il Ceo Palkin: "Non possiamo fermare la guerra, ma proviamo a regalare gioia ai tifosi ucraini"
In carica dal 2004, l'amministratore delegato del club che stasera sfida l'Inter in Champions racconta: "San Siro pieno darà motivazione anche a noi. Daremo tutto"
In carica dal 2004, l'amministratore delegato del club che stasera sfida l'Inter in Champions racconta: "San Siro pieno darà motivazione anche a noi. Daremo tutto"
Guendalina Galdi Giornalista 21 ottobre - 09:34 - MILANO English version Scegli Gazzetta come fonte preferita su GoogleA Donetsk il pallone non rotola più e lo Shakhtar dal 2014 non ha un "suo" stadio. Costantemente in trasferta ma "alla fine ogni stadio in cui giochiamo è per noi diventato una seconda casa". L'importante è che sia pieno e che non scenda in campo l'indifferenza. Questo è ciò che chiede Sergey Palkin, storico Ceo del club ucraino dal giugno del 2004, l'uomo che ha attraversato le migliori epoche dello Shakhtar, l'ha fatto e l'ha visto crescere fino a viverlo e gestirlo in tempo di guerra. Stasera giocano al Meazza, le gare casalinghe di Champions hanno come teatro Stamford Bridge.
In questo momento storico cosa porta con sé lo Shakhtar in campo?
"La storia del calcio ucraino. Ora noi siamo l’Ucraina. Per noi è fondamentale che il nostro paese e quello che stiamo vivendo anche così abbia questa visibilità e che il popolo, almeno da parte nostra, riceva belle notizie in un periodo in cui ne fronteggiano solo di molto negative. Qui ci sono guerra e sofferenze ma possiamo regalare qualche emozione positiva. Tutto quello che facciamo è per la nostra gente, per dar loro qualche gioia anche solo per novanta minuti".
VIDEO: Bombardato e chiuso dal 2014: cosa succederà allo stadio dello ShakhtarÈ per questo che la Champions per voi rappresenta tanto.
"Sì e voglio sottolineare che in una squadra piena di talenti ucraini ce ne sono anche tanti brasiliani. E il fatto che giocatori stranieri continuino a venire da noi nonostante la guerra è fondamentale. Ci dà speranza per il futuro. Si fidano di noi, credono in noi e comprendono quanto in futuro potremmo continuare a crescere. Non partecipiamo solo ai pranzi Uefa, ma non possiamo “fare festa” in questo modo prima di una gara".
Oggi scendete in campo a San Siro ma è da oltre un decennio che giocate lontano da casa a prescindere, cosa significa non avere uno stadio?
"Non abbiamo una casa da tempo ma un’identità sì. E questa si manifesta in campo con un calcio bello e d’attacco. Abbiamo la nostra stabilità, giochiamo in Champions League ed è un onore. Per noi giocare in stadi pieni però è un’ulteriore spinta e anche qualcosa in più. Magari qualcuno si è stancato di sentir parlare di noi, della guerra… Ma non possiamo chiudere gli occhi davanti alla Russia che continua a uccidere i nostri figli, le donne, i soldati, la nostra nazione. Abbiamo bisogno del supporto dell’Europa e di tutto il mondo che vuole la democrazia ovunque. Ecco perché è fondamentale per noi mandare questi messaggi, anche attraverso delle partite di calcio. Noi siamo qui, dobbiamo essere visibili e capiti da tutti. Oggi il calcio non è soltanto uno sport, è un modo per raggiungere milioni e milioni di persone. Non possiamo fermare la guerra ma possiamo mandare un messaggio forte e chiaro per supportare l’Ucraina".
Tornando al campo, cosa pensa dell’Inter?
"Ora è in una posizione in cui è costretta a vincere e giocando in casa sarà ancora più motivata. Sarà molto difficile ma noi siamo pronti".
Insomma questo Shakhtar è un pericolo per l'Inter.
"Assolutamente. Altrimenti non avrebbe senso giocare in Champions".
Che obiettivi avete in Europa?
"Ad ora vogliamo continuare a dimostrare di essere molto competitivi a questi livelli. E per esserlo dobbiamo giocare un calcio forte, propositivo. È nel nostro Dna questo tipo di gioco. Oggi daremo tutto".
Arda Turan si sta dimostrando l'allenatore giusto per proseguire su questa strada.
"È un grande motivatore. Non ho mai visto nessuno così. È un allenatore giovane ma sta crescendo e a sua volta la squadra cresce insieme a lui. Ha un futuro brillante davanti a sé".
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Lei conosce Mkhitaryan che ha giocato per lo Shakhtar tra il 2010 e il 2013: che rapporto avete?
"È una grande persona e un professionista top. Me lo ricordo bene quando era qui, i tanti gol che ha segnato, come si allenava, gli sforzi. Non mi ha sorpreso che abbia continuato a fare una carriera brillante".
Come sarà seguita stasera la partita a Donetsk?
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"Non parlerei solo della singola città ma dell’Ucraina tutta. Quando giochiamo in Champions tutto il nostro popolo fa il tifo per noi. Non importa di quale città tu sia, ora siamo come un unico grande club nel quale si identificano tutti gli ucraini".
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