Scontri, fughe, una tettoia che cede: Sergio, un bravo ragazzo morto allo stadio senza un perché
La Gazzetta dello Sport

Scontri, fughe, una tettoia che cede: Sergio, un bravo ragazzo morto allo stadio senza un perché

Giovedì 12 febbraio 2026
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Non aveva nemmeno vent'anni, non apparteneva a gruppi violenti ma la sua morte dopo gli scontri nel derby Avellino-Napoli rimase senza colpevoli. Tra chi parlava di regie occulte e chi si concentrava sulla partita, il caso accese i riflettori sugli argini da porre alla violenza

I funerali di Sergio Ercolano si tengono a San Giorgio a Cremano. L’atmosfera è tesissima, la chiesa di Santa Maria dell’Aiuto è presidiata dagli ultrà. I cronisti sono tenuti a distanza. Nei primi banchi ci sono il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino; e il sindaco di Avellino, Antonio Di Nunno. Entra in chiesa anche una delegazione del Napoli, la squadra di cui Sergio era tifoso. A testa bassa sfilano i calciatori Marcolin, Bonomi, Tosto e Portanova; con loro l’allenatore Andrea Agostinelli e il presidente Salvatore Naldi. A tenere l’omelia è don Gennaro Andolfi, che diciannove anni prima ha battezzato Sergio. Ogni tanto, dal gruppo degli ultrà, parte un coro, sempre lo stesso: “Uno di noi! Sergio uno di noi!”. Ma no, Sergio non è uno di loro. 

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